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Il fantathriller di Regazzoni

La seconda parte della sua saga, iniziata con Abyss, è ormai conclusa. E a dicembre dovrebbe essere in libreria. Come autore del suo primo romanzo, d’altra parte, veniva salutato così su il Venerdì di Repubblica “tenetelo d’occhio, potrebbe fare bingo. Le pagine scaricano adrenalina e sapienza filosofica”. E il Regazzoni Simone, professione professore a contratto di estetica, facoltà di filosofia, università di Pavia, una passione per Springsteen e per il giovane Clint Eastwood nei panni del pistolero, aspirante candidato sindaco – con primarie o meno – ci ha abituato ai colpi di scena. L’ultimo, quello che con sapienza, più o meno filosofica, aveva annunciato sin dalla tarda sera di sabato sulla sua pagina social e su quella dell’emerito politologo Francesco Gastaldi, si è materializzato oggi. Poco prima delle 9, dopo aver creato la giusta attesa, con tanto di supporter intenti a strapparsi i capelli pronosticando un improbabile ritiro che lo imploravano di non farsi da parte e di illuminare ancora, almeno per un po’, la triste scena della politica genovese in cui si parla, o si vorrebbe parlare, solo di referendum. E lo stesso Gastaldi, che alla mattina si alza presto e inizia a postare sulla sua bacheca, sin dalle prima ore indefessamente ammoniva di munirsi di bevande e di pop corn per godersi in tutto relax l’annunciato spettacolo. Come se il caffè non fosse già abbastanza. Un promo fatto bene, insomma, quello di Regazzoni, tanto che, più che un politico di razza, il filosofo-scrittore sembrerebbe incarnare la personalità di un p.r. professionista. Al pari di quello al servizio della Raffaella Paita, sconfitta da Toti, anche se, forse, lui preferirebbe che ci si dimenticasse in fretta di quell’esperienza negativa in quanto al risultato, che ormai si è lasciato alle spalle. E il comunicato e’ l’ennesimo colpo di scena di una trama che sembrerebbe sapientemente scritta da un narratore con i fiocchi. Tanto da sollevare il sospetto che Simone Regazzoni conoscesse da tempo lo spartito a memoria e avesse saputo in anticipo della lettera al Secolo XIX del rivale, ormai sodale – sempre che accetti – il presidente della fondazione di Palazzo Ducale Luca Borzani.
A questo punto è meglio però pubblicare il comunicato stampa dello stesso Regazzoni intitolato, non a caso “Un patto generazionale per la vittoria: Regazzoni sindaco Borzani Vicesindaco”. Ecco il testo “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente” diceva Mao. Ma eccellente per cosa? Per iniziare davvero a fare politica e prendere decisioni. Il tempo per le scene in stile ‘Ecce Bombo’, “mi si nota di più se dico che non mi candido e resto di profilo alla finestra o….”, è esaurito. Doria, a breve, dichiarerà che non si ricandida. A quel punto alcune forze sociali manifesteranno il loro appoggio a Borzani, e qualcuno tra i soliti noti indicherà Borzani come candidato in grado di riunire il centrosinistra, pensando che in questo modo la retorica della mobilitazione civica sia appagata. Io dico chiaramente alla generazione dei Doria, dei Borzani e del gruppo dirigente del Pd genovese: evitiamo questi balletti. Evitiamo la farsa del “prima il programma”, mentre i caminetti decidono il nome. I cittadini non devono essere presi in giro. Ne va della credibilità stessa della politica. Ne va della possibilità di non lasciare Genova in mano al populismo della destra o dei 5Stelle. Io penso che Luca Borzani sia un’importante risorsa per Genova. Lo ha dimostrato nei dieci anni in cui è stato assessore del Comune di Genova, dal 1997 al 2007, e poi Presidente della Fondazione Cultura. Ma penso anche che non sia la persona adatta per sfidare, nel 2017, i candidati che metteranno in campo la destra e i 5Stelle. Perché Borzani non parla a tutta la città. Perché Borzani non interpreta l’esigenza di innovazione che i Genovesi esprimono. Perché ricompattare a sinistra evocando “pensieri lunghi” e “rammendo sociale” non è sufficiente, nel 2017, per vincere. Borzani è una risorsa. Ma non è il candidato giusto per vincere. E noi, queste elezioni, dobbiamo vincerle. Con buona pace di chi come Zagrebelsky, che sabato era ospite proprio a Palazzo Ducale, pensa che in democrazia “vittoria” sia una brutta parola. Che fare? Ecco la proposta. Un patto generazionale per la vittoria, un patto tra due tradizioni della sinistra. Con me candidato Sindaco e Luca Borzani vicesindaco abbiamo un’opportunità concreta di vincere le elezioni del 2017 e dare un futuro alla nostra città”.
Un finale, sempre che quella ispirata da Regazzoni fosse la conclusione, poco visto ultimamente nella politica attuale che ha abituato il grande pubblico a sfide e duelli, uno contro uno, con epilogo cruento, di cui l’ultimo episodio, solo per restare in casa Pd, è quello fra Renzi e D’Alema sul referendum. Duelli o sfide, che dir si voglia, solitamente generazionali, dove il giovane baldanzoso affronta il vecchio esperto nei giochini di bassa politica. Eppero’ c’è un non detto tra le righe nel comunicato di Regazzoni che andrebbe interpretato. Perché la strategia del professore di Pavia intenderebbe mettere tutti all’angolo. Borzani per primo, che ha proclamato pubblicamente di non essere interessato al ruolo di sindaco, soprattutto, ha fatto intendere, non attraverso le primarie, a questo punto si acquieterebbe. Sempre che dopo aver scatenato l’inferno, nel tentativo di far fare il passo indietro a Doria, si adegui e si accontenti di un ruolo subalterno. Poi Il partito che ancora ieri per bocca del segretario provinciale Alessandro Terrile ha fatto sapere di essere d’accordo con Borzani e come lui interessato più alle alleanze e ai programmi che al nome dei candidati. Infine perché un patto generazionale fra il fresco Regazzoni e il più provato Borzani, vorrebbe dire una copertura dal centro alla sinistra. E poi, diciamocelo, il decisionista Regazzoni, andrebbe dritto al cuore delle esigenze più sentite dai genovesi mentre a Borzani verrebbe dato il tempo, tutto il tempo, di architettare e concordare le strategie di lungo periodo per la città. Una proposta interessante, nata secondo me, comunque, e soprattutto, dall’esigenza del candidato sindaco alle primarie di sbarazzare il campo da ogni possibile non detto e dai sotterfugi e dai giochini dei salotti- caminetti, dettati dal bisogno di uscire dall’empasse del Pd al fine di congelare ogni possibile sussulto. Il tutto in vista del risultato del referendum. Il finale, almeno per il momento, come dicevo, è un colpo di scena fantasmagorico proprio per la sua banalità. Visto che nella politica di oggi gli scontri prevedono solo duelli cruenti e sanguinosi e mai accordi. Dietro a tutto ciò si nasconderebbe la sapiente regia di Regazzoni e della sua squadra, bisogna riconoscerglielo, sempre che Borzani di questo piano non ne abbia fatto parte sin dai tempi più remoti e ne sia il coautore che, facendo buon viso, sarebbe disposto ad accomodarsi nella poltrona apparentemente meno importante. Con il dubbio che tutto sia stato comodamente programmato al tavolino in giorni non sospetti. Con tanto di ruoli azioni e tempistica ben individuati.
Ancora una domanda prima di concludere. Perché il mio amico e collega Massimiliano Lussana, in periodo di elezioni regionali, paragono’ il Regazzoni a Michael, lo studioso e personaggio principale del suo fantathriller Abyss, e l’agguerrita Paita alla volitiva Trix, la sua spalla e militare radiato dai Neavy seals. Michael è pensatore che guida da dio e Trix è’ letale sia armata che nel corpo a corpo. Ecco, dicevo, siccome a questo punto, ove vi fosse veramente un’accopiata le parti per decisionismo e rapidità di azione andrebbero invertite, mi chiedo se Borzani abbia o meno una patente. Sennò per fare altre rischiose similitudini dovrò aspettare la nuova puntata della saga. Vuoi vedere che spunta un personaggio algido, e pensieroso come il nostro Luca. Con tanto di giacca di velluto. Obbligatoriamente marrone, come nell’iconografia del Gastaldi. A confermarmi che… era già tutto previsto.

Il Max Turbatore

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