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Pertini, furto con scass (amento)

Almeno nelle intenzioni celebrative avrebbe dovuto essere il presidente di tutti. E senza dubbio lo era stato quando aveva interpretato il sentimento di una intera nazione, al rientro in Italia sull’aereo presidenziale in compagnia degli azzurri vincitori del mondiale di Spagna nel 1982. Ritratto in quella immagine che è nella mente di tutti noi, con la coppa Rimet a capo tavola e Bearzot con pipa in bocca in coppia con Causio e Sandro Pertini assorto e impettito in coppia con Dino Zoff per lo scopone. Presidente di tutti anche se, a 34 anni di distanza proprio Dino Zoff ha confessato circa quella partita a carte” Ora possiamo dirlo, perdemmo per colpa di Pertini”. Con tanto di plurale maiestatis, forse per darsi forza nel menzionare e tirare in causa un simile personaggio. Ma come si sa il nostro è il paese che in un attimo si ritrova sul carro vincente. Dal quale alla prima contrarietà è questione di un nanosecondo scendere per andare ad alimentare l’opposta fazione . Eppero’,  nonostante le intenzioni, le attuali celebrazioni per i 120 anni della nascita di Sandro Pertini – era venuto alla luce a Stella il 25 settembre del 1896 – non sembrerebbero nate sotto il segno della perfetta Unione dei partiti dell’arco costituzionale.Nel senso che non a tutti piace questa appropriazione generale e trasversale, da destra a sinistra e da sinistra a destra, del presidente di tutti. Già in epoca non sospetta l’ex parlamentare prima di An e poi del PdL Giorgio Bornacin aveva preso le distanze sulla sua bacheca facebook. Ma la cosa era comprensibile, vecchie ruggini fra un ex partigiano e un fraterno amico del segretario nazionale del Msi Giorgio Almirante. E risulta, comunque la cosa contraria, l’eccesiva omologazione, pur a 26 anni dalla morte che perplime, soprattutto a sinistra, gli osservatori delle mille pieghe e delle mille sfumature della realtà. Perciò Massimiliano Morettini, in corsa per la segreteria regionale del Pd, qualche giorno fa osservava sulla sua bacheca social “Nel giorno in cui muore un grande presidente della Repubbblica, la Regione Liguria presenta le sue proposte per ricordare Sandro Pertini. E le titola: “Pertini…uno di noi”. A parte che questo stile colloquiale da gradinata mi disturba molto. Mai poi uno di noi, chi? Era un socialista vero, un antifascista, un partigiano. Ecco, Assessore Cavo, sicuramente non era uno di voi. Aggiungo, Presidente Toti, che Stella e Pontida non possono stare insieme”.
Protesta, quella di Morettini, in corsa per la carica Dem, che forse deve aver ispirato un editoriale dell’accoppiata Sansa-Preve su LiguriTutti in cui i due giornalisti ironizzano sui relatori del convegno, quasi tutti schierati nelle fila centro destra, redigendo, fra l’altro, una gustosa graduatoria in cui compaiono come relatori “
4 volte Ilaria Cavo (centrodestra, assessore regionale), 3 volte Giovanni Toti (centrodestra, governatore), 2 volte Fernanda Contri, 1 volta Giuliano Amato, 1 volta Ilaria Caprioglio(centrodestra, sindaco di Savona)” Grande assente Marco Doria, il nostro sindaco. E poi il via alle giuste lamentazioni in stile mugugno genovese “Sandro Pertini era berlusconiano e craxiano. E noi che non avevamo capito niente, che pensavamo fosse socialista e partigiano. Basta leggere il PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI PER IL 120° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA che cominceranno oggi e andranno avanti fino a martedì. Guardate l’elenco dei relatori: il governatore della Liguria, il berlusconiano Giovanni Toti, parlerà tre volte. Tre. La sua delfina Ilaria Cavo addirittura quattro. Nuovo record mondiale, una specie di Usain Bolt delle commemorazioni. Roba che ti si slogano le tonsille. La ciliegina sulla torta è la lectio magistralis – l’hanno chiamata proprio così – di Giuliano Amato. Il titolo non è molto low profile: “Io e il presidente”. Manco “Il presidente ed io”, come ti insegnavano a scuola (mettere l’io sempre dopo). Già a spiegarci chi era Pertini ci penserà Amato. Ma sì, quello che era il delfino di Bettino Craxi. Uno dei rappresentanti del Psi ruggente che mise in soffitta il socialismo della vecchia guardia (cioè gente come Pertini).

Ci volevano Amato e Fernanda Contri – altra socialista degli anni Novanta – per parlarci di Pertini. E nessuno dice niente”. Il titolo, del resto era rivolto ad un evidente scippo del capo dello stato più amato dagli italiani “Si sono rubati Pertini e nessuno dice niente”. Unico neo il tipico settarismo degli anni della prima Repubblica, forse anacronistico a 26 anni dalla scomparsa. Ma del presidente Pertini uomo coerente quanto poliedrico, qui a Genova ognuno può raccontare il suo personale ricordo. Inclusivo o meno. Lo fa Mauro Boccaccio ex capoufficio stampa della Regione Liguria, per una vita al fianco di Rinaldo Magnani, tra Provincia e Regione, appunto. Lo fa sulla sua pagina social al capitolo ” le Moleskine” con il titolo “SANDRO PERTINI/ Memories”. E il post assume i connotati della testimonianza “Credo di essere stato l’ultimo giornalista a fare una chiacchierata con Sandro Pertini nella sua casa a Fontana di Trevi, a Roma, insieme con l’allora presidente della Regione Liguria Rinaldo Magnani. Quel pomeriggio fu Sandro Pertini a fare le prime due domande , rigorosamente in genovese : Il porto come va? E la Rina ( la signora Rina, titolare dell’omonima trattoria genovese di Mura delle Grazie) come sta?” E c’è tutto Pertini in questo aneddoto. L’interesse per la sua città e per il suo fulcro economico e per la buona tavola tradizionale e il suo ristorante trattoria preferito. Mauro acclude una foto d’antan, con un giovane Boccaccio al fianco del Presidente ( Foto dal libro di Lucia Compagnino “Pertini Presidente per sempre”, Fratelli Frilli Editori). Testimoniano con deferenza anche il parlamentare Pd Mario Tullo “A Palazzo Ducale con l’inaugurazione della mostra SANDRO PERTINI direttore del”Il Lavoro ”  si aprono le giornate dedicate al Presidente della Repubblica più amato”. Lo fa anche Giuseppe Vittorio Piccini esponente del nuovo Psi che qualche giorno fa era al teatro San Carlo a Milano ad osservare ed applaudire la prima volta di Stefano Parisi. Perché Pertini con il grande carisma del capo partigiano, e del socialista poi diventato presidente della Repubblica ha avuto il pregio di unire la popolazione, cosa che al momento non è stata riconosciuta a molti presidenti della Repubblica. Tanto meno all’odiato Napolitano o Ciampi, scomparso recentemente. Eppure qualcuno titilla anche la sinistra, quella che a parlare del presidente degli italiani pretenderebbe, forse,di avere più diritto di altri. Lo fa con la sua naturale verve sarcastica il professor Francesco Gastaldi che riprende un articolo on line di Genova+Zena News e posta il suo commento.Ad evidenziare che forse, come fu per Pertini non è questione di appartenenza politica ma di uomini. “Celebrazioni per i 120 anni di Sandro Pertini chiuse dal relatore Giacomo (detto Mino) Ronzitti, attuale presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza, condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale (per l’attività di consigliere regionale) e condannato al risarcimento danni di 46.000 euro …” . Riproponendo poi tutto l’articolo “Celebrazioni per i 120 anni di Sandro Pertini chiuse dal relatore Giacomo (detto Mino) Ronzitti, attuale presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza. Giacomo (detto Mino) Ronzitti ex  Consigliere Regionale -Unione di Sinistra- attuale Presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza, chiude ,come relatore, le celebrazioni per i 120 anni di Sandro Pertini, Ronzitti, già condannato dalla Corte dei Conti, nell’ambito delle indagini ” spese pazze” per danno erariale  e “costretto” al risarcimento danni di 46.000 euro, farà rivoltare Pertini nella tomba ?”. Ecco ci sono tanti modi per onorare la figura di Sandro Pertini. Uno fra i tanti poteva essere quello di non lasciare andare in rovina la sua casa natale di Stella che il centro destra in Regione ha avuto la sensibilità e il senso delle istituzioni di far rimettere  posto e trasformare in museo. Anche perché i dieci anni precedenti in Regione ha governato un certo Claudio Burlando, senza dubbio più incline a riconoscere i valori della resistenza e di un capo partigiano diventato presidente della Repubblica. Eppero’ ci ha pensato il centro destra. Sempre che non venga fuori, come è accaduto per il trenino di Casella, che la giunta precedente aveva già previsto tutto e che ancora una volta il governatore Toti e la sua giunta, malandrini ci hanno messo il cappello. Un altro furto con scass (amento).

Il Max Turbatore

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