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Il Corsaro Nero? Il personaggio di Salgari era ligure, signore di Ventimiglia

 

di Angela Valenti Durazzo

Chi siete voi?” Il Corsaro gettò via la spada insanguinata che non aveva ancora deposta e levandosi galantemente l’ampio cappello piumato, le disse con squisita cortesia: “io sono, signora, un gentiluomo d’oltremare”. “Ciò non mi spiega chi voi siate”, diss’ella, un po’ rabbonita dalla gentilezza del Corsaro. “Allora aggiungerò che io sono il cavaliere Emilio di Roccanera, signore di Valpenta e di Ventimiglia, ma qui porto un nome ben diverso”. “E quale, cavaliere?” “Sono il Corsaro Nero”.

il corsaro nero

Con queste parole contenute nell’omonimo romanzo di Emilio Salgari il celebre corsaro si presenta ad Honorata Willerman, duchessa di Weltrendrem (della quale si innamorerà perdutamente) dichiarando con fierezza la propria origine nobiliare, oltreché la provenienza dalla città del Ponente ligure. E l’appartenenza alla stirpe dei signori di Ventimiglia (famiglia esistita nella realtà) viene spesso evocata nel romanzo d’avventura che inaugura, alla fine del diciannovesimo secolo, il ciclo salgariano de “I Corsari delle Antille”.

La morte non fa paura ai signori di Ventimiglia”, afferma il comandante dei filibustieri. Ed ancora: “Compite la vostra triste opera di traditore e di assassino. Sopprimete pure anche l’ultimo signore di Ventimiglia”.

Ed anche i modi signorili dell’uomo, che con la Folgore solcava i mari del Sud all’inseguimento del governatore Wan Guld, vengono spesso sottolineati nel romanzo: “Conte! – gridò il signor di Ventimiglia, prendendolo fra le braccia, prima che cadesse”. “Conosco il coraggio dei signori di Ventimiglia – diceva rivolgendosi a lui il nemico – ho avuto campo qui ed altrove di apprezzare il loro indomito valore ed il loro disprezzo per la morte”.

NOTTI BIANCHE E PARCHI GIOCHI NEL NOME DEL CORSARO-GENTILUOMO

Un’identità, nobiliare e geografica che la città ex frontiera d’Italia, fra l’altro ricca di storia e tradizioni, ha deciso di celebrare, omaggiando non tanto il corsaro che combatteva per vendicare i fratelli (il Corsaro Rosso ed il Corsaro Verde) quanto la fama letteraria del grande scrittore che scelse proprio quella terra dal fascino esotico come patria, reale o immaginaria, del suo protagonista. Palme, giardini botanici ed una natura rigogliosa abbondano infatti in questo tratto di riviera.

Il Corsaro Nero, dunque, eccellenza ventimigliese. “La città ha voluto riappropriarsi della propria leggenda, indagarne la sua storicità, ma più di ogni altra cosa festeggiare come ‘eroe cittadino’ questo personaggio trasformando ciò in un’opportunità di notorietà sia turistica che culturale”, scriveva infatti quasi dieci anni fa l’allora Sindaco di Ventimiglia Giorgio Valfré.

Credo che la nostra città dovrebbe puntare di più sulla fama del Corsaro Nero – spiega Erino Viola, (nella foto sotto) storico e studioso della figura dell’oscuro comandante salgariano – . Io dico solo che se sulla costa dell’Adriatico avessero avuto un personaggio così, lo avrebbero messo molto in evidenza e ci andrebbero migliaia di persone. Manca il senso del marketing e di valorizzazione delle risorse del passato. Il Corsaro Nero è un personaggio conosciuto a livello mondiale e Salgari è un autore italiano tradotto in tutte le lingue”.

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In passato, infatti, nonostante qualche remora legata all’opportunità di celebrare un personaggio avvezzo ad arrembaggi e cruente battaglie per mare, alcuni “concittadini” del celebre corsaro avevano lanciato l’idea di valorizzare il giardino che sorge nel cosiddetto “Munte d’ê Muneghe”, chiamato appunto “Il Giardino del Corsaro” i cui ruderi apparterrebbero alle mura del castello dei signori di Ventimiglia. In tempi più recenti invece il sindaco Enrico Ioculano ha preso parte insieme ad autorità e personalità della cultura locali (la senatrice Donatella Albano, gli assessori regionali Edoardo Rixi e Marco Scajola) alla posa della prima pietra del Parco giochi del Corsaro Nero in passeggiata Varaldo (con il contributo della Fondazione Livio Casartelli – Ippolita Perraro).

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La valorizzazione delle origini ventimigliesi del personaggio salgariano potrebbe dunque contribuire ad aumentare le attrattive turistiche della città della provincia d’Imperia, che, con il celebre mercato del venerdì e le attività commerciali e di ristorazione, attira molti francesi e monegaschi sulla costa ligure.

Basterebbe anche solo pensare a Vernante (paese in provincia di Cuneo) – si legge su un vecchio numero de “La Voce Intemelia” – che, per il solo fatto di aver dato i natali a Mussino, celebre illustratore delle avventure del burattino collodiano, si propone come la città del ‘Papà di Pinocchio’, attirando visitatori di ogni età, in ogni periodo dell’anno, attraverso la decorazione delle facciate di numerosi edifici con affreschi riproducenti le immagini che commentano gli episodi più significativi”.

Ed in effetti anche il ciclone del corsaro dal colorito quasi marmoreo, il portamento elegante e le mani aristocratiche, ha da tempo cominciato a soffiare. Fra gli appuntamenti del passato ispirati al signore di Ventimiglia citiamo la mostra nel 2005 al Forte dell’Annunziata di Ventimiglia “Il Corsaro Nero, immaginazione e immagine” nella quale sono stati esposti gli abiti indossati da Kabir Bedi, attore che lo impersonava in una nota serie televisiva. Tornando al presente, invece, lo scorso 25 giugno ha registrato un grosso successo di pubblico “La notte bianca del Corsaro Nero”. La kermesse, organizzata dal Comune in collaborazione con il gruppo “Ventimiglia Viva” e con l’adesione di 25 ristoranti, ha trasformato la città in un parco giochi, con musica, mercatini di artigianato, intrattenimenti per bambini, e l’immancabile Folgore, il vascello del signore di Ventimiglia.

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L’illustrazione di Lele Luzzati

PROSCIUTTO DI ORSO E FILETTO DI STRUZZO NEL PIATTO DEI FILIBUSTIERI

Fra le tante iniziative a tema della notte bianca salgariana Barbara Pisano, titolare del ristorante bar Bookaffè, travestita da Corsaro Nero, ha offerto agli avventori muscoli alla marinara di Bergaglio e acciughe fritte. Un menù che sposa bene la tradizione di ponente con i gusti dei rudi uomini di mare, e certamente più consono alle abitudini culinarie della nostra epoca delle ricette, quali il carpaccio di filetto di struzzo agli ortaggi; il prosciutto di orso al forno o il canguro in civet, contenute nel volume di Elsa Müller “A Pranzo con Salgari. Cibo e banchetti nei romanzi salgariani”.

Credo che abbiamo il dovere tutti di contribuire allo sviluppo e alla ricostruzione di questa storia – spiega ancora Erino Viola – per esempio, io pur non essendo un lettore di Salgari mi interesso di Ventimiglia e per questo ho trascorso per molti anni i miei momenti liberi in archivio ed in biblioteca a verificare se i personaggi del romanzo siano esistiti realmente nella nostra zona. Ho anche conosciuto sulla scia di questo mio obiettivo studiosi come Felice Pozzo ed altri e trovato delle conferme”.

I conti di Ventimiglia “dominarono l’omonima Città dall’890 al 1257 quando, trasferendo le loro residenze in Sicilia, a Tenda ed in Val d’Oneglia, iniziarono a vendere le loro terre a Carlo I d’ Angiò, Conte di Provenza. E’ dato per certo, inoltre, il fatto che un conte di Ventimiglia fosse al comando del reggimento “Marina”, inviato nel 1672 dal Re di Francia Luigi XIV a combattere gli Spagnoli nelle Fiandre. Se poi questo nobile, signore diventò un corsaro per vendicare la morte dei suoi fratelli, fatti uccidere dal Governatore Wan Guld, non ci è dato di sapere. Di qui prese avvio la fantasia dello scrittore Emilio Salgari che, basandosi sull’esperienza marinara fatta in gioventù, riuscì con i suoi romanzi di avventura a suggestionare un folto pubblico di lettori pur avendo trascorso la vita a tavolino”.

Non potevano mancare, a consegnare ulteriormente ai posteri il tormentato ed aristocratico personaggio salgariano, i raffinati disegni di Emanuele Luzzati che evidenziano, in un mare di variopinti e giocosi paesaggi, il cupo fascino di Emilio di Roccanera signore di Valpenta e di Ventimiglia (si veda Claudio Nobbio “Il Corsaro di Ventimiglia”, versione teatrale di David Riondino, illustrazioni di Emanuele Luzzati, edizioni Nuages) e della sua minacciosa Folgore che alcuni vorrebbero riprodotta all’ingresso del Porto di Ventimiglia sul genere del Galeone nel Porto Antico di Genova. Del cavaliere di Ventimiglia resta in ogni caso la descrizione immortale di Salgari “Un uomo era sceso allora dal ponte di comando e si dirigeva verso di loro, con una mano appoggiata al calcio d’una pistola che pendevagli dalla cintola – scriveva lo scrittore – era vestito completamente di nero e con una eleganza che non era abituale fra i filibustieri del grande Golfo del Messico, uomini che si accontentavano di un paio di calzoni e d’una camicia, e che curavano più le loro armi che gli indumenti. Portava una ricca casacca di seta nera, adorna di pizzi di eguale colore, coi risvolti di pelle egualmente nera; calzoni pure di seta nera, stretti da una larga fascia frangiata; alti stivali alla scudiera e sul capo un grande cappello di feltro, adorno d’una lunga piuma nera che gli scendeva fino alle spalle. Anche l’aspetto di quell’uomo aveva, come il vestito, qualche cosa di funebre, con quel volto pallido, quasi marmoreo, che spiccava stranamente fra le nere trine del colletto e le larghe tese del cappello, adorno d’una barba corta, nera, tagliata alla nazzarena e un po’ arricciata. Aveva però i lineamenti bellissimi: un naso regolare, due labbra piccole e rosse come il corallo, una fronte ampia solcata da una leggera ruga che dava a quel volto un non so che di malinconico, due occhi poi neri come carbonchi, d’un taglio perfetto, dalle ciglia lunghe, vivide e animate da un lampo tale che in certi momenti doveva sgomentare anche i più intrepidi filibustieri di tutto il golfo. La sua statura alta, slanciata, il suo portamento elegante, le sue mani aristocratiche, lo faceva conoscere, anche a prima vista, per un uomo d’alta condizione sociale e soprattutto per un uomo abituato al comando. I due uomini del canotto, vedendolo avvicinarsi, si erano guardati in viso con una certa inquietudine, mormorando: Il Corsaro Nero!”.

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