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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/25 agosto 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

JAYHAWKS – Paging Mr. Proust

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E dunque: Mark Olson se n’è andato, e sembra per non tornare più. Ha altro da fare. E le sorti di un marchio discretamente glorioso come quello The Jayhawks sono nelle mani e nella testa di Gary Louris, che ha dovuto affrontare un bel plotone di diavoli, per uscire dal torpore chimico che l’aveva quasi stroncato. Tant’è che un brano si intitola “Leaving the Monsters Behind”. Però i miracoli a volte accadono, lo sappiamo, e così va a finire che Paging Mr. Proust è un disco straordinariamente vivo e vegeto, come nessuno si sarebbe aspettato. L’alt country d’origine fa capolino solo in qualche punto, dove sulla pulsazione fluttuante del tutto entra una bella chitarra rumorosa e strappata, alla Wilco. Ad esempio in Ace. Il resto invece si muove in una sorta di crepuscolare dark power pop, per così dire, che a volte ruba spiccioli di canto ai Beach Boys, più spesso ai Byrds più problematici, quasi sempre è onore delle armi al riferimento più diretto di tutti, i REM (sarà un caso che Peter Buck sia uno dei produttori?). Molti i brani memorabili, quando proprio non te li saresti attesi, da una band orfana. Bentornati, anche con il cambio di prospettiva. Guido Festinese

JACK DEJOHNETTE – In Movement

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Nel nuovo album del settantaquattrenne batterista di Chicago, noto ai più per essere uno dei membri dello storico trio di Keith Jarrett, apparentemente è tutto esplicito. Se non bastasse la presenza del figlio di Jimmy Garrison, il favoloso contrabbassista dell’ultimo John Coltrane, e dello stesso Ravi Coltrane, Dejohnette ha scelto di aprire con una delle più belle composizioni del sassofonista di Philadelphia, “Alabama” (brano scritto in risposta alla bomba del Ku Klux Klan che il 15 settembre 1963 uccise quattro ragazze in una chiesa a Birmingham). Ma in realtà, nonostante “Rashied” sia un omaggio all’altro grande batterista coltraniano, il disco è ben più di un semplice tributo. Con un repertorio che va da “Blue in Green” di Davis e Bill Evans a “Serpentine Fire” degli Earth Wind & Fire, con il drumming ipnotico del leader che sfugge alla monotonia di alcuni suoi progetti solistici e si fonde perfettamente con i loop elettronici di Garrison, con gli interventi di Ravi sempre intensi e compiuti, “In Movement” è un disco decisamente riuscito, interessante e consigliabile a qualsiasi tipo di pubblico. Danilo Di Termini

I NOSTRI PREFERITI
CLASH – London Calling (Epic 1979)

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Sarebbe riduttivo segnalare London Calling come un disco di culto, una chicca impolverata da riscoprire, un oggetto misterioso. London Calling è un disco monumentale, bellissimo, suonato da uno dei gruppi più influenti/importanti/veri di ogni tempo: i Clash. Tra i primi a interpretare la rivoluzione punk in modo personale con The Clash nel 1977, i quattro Clash hanno involontariamente brevettato un misto di aggressività, melodia, politica, rabbia e estetica che anche a venticinque anni di distanza continua ad essere metro di paragone e fonte d’ispirazione per innumerevoli gruppi. London Calling, uscito come doppio vinile nel 1979, arriva a metà della loro attività, subito dopo l’esplosione di elettricità che furono i primi due dischi. Dentro ci trovate di tutto: punk, reggae, America meridionale, grigia Inghilterra, trombe e ritmi serrati. Non incontrerete un passaggio noioso, un’idea ripetuta, solo musica magica perché trascinante e consapevole. Qualche tempo fa un prestigioso (!) mensile musicale inglese si ripropose di individuare il disco più influente e rappresentativo di tutti gli anni ’80. In mezzo agli Smiths, agli U2 e a decine di altri lavori memorabili, si ritenne necessario barare sull’età ed assegnare il titolo proprio a London Calling, tanta la sua forza e la sua varietà. Alla fine di dicembre Joe Strummer, chitarrista e cantante della band, si è spento a cinquant’anni. Questo ed altro ancora è quello che ci ha lasciato; non prestare orecchio è farsi uno sgarbo, perdere musica che non morirà mai. Marco Sideri

THE MADS – On the bus (singolo)

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Bastano appena due canzoni, due gioiellini melodici di puro mod revival, per capire che i Mads, storica band milanese di fine Settanta-primi Ottanta da poco tornata a calcare i palchi della penisola, rappresentino una delle più belle “sorprese” di questa code d’estate. Certo, per chi conosce un minimo la storia dell’underground italiano e del fenomeno mod (quello originale, ma soprattutto quello riportato in vita dai Jam dopo la sbornia punk del ’77) il nome dei Mads non è assolutamente una novità. Anzi, i nostri. sono con tutta probabilità la prima mod revival band italiana, visto che si sono formati nel 1979 a Milano. Nel corso della loro breve carriera, però, non hanno lasciato tracce discografiche e ora tornano a farsi sentire con un singolo nuovo di zecca pubblicato su cd o vinile dalla sempre attenta Area Pirata. Questo ritorno discografico (preceduto in realtà da un paio di mini album) è figlio della reunion del 2012, che ha visto coinvolti tutti i componenti originali della band (ho anche avuto il piacere di vederli dal vivo durante un bellissimo concerto genovese il 18 dicembre di due anni fa insieme a Five Faces e Four By Art). I due pezzi di “On the bus ” sono un ottimo antipasto per quello che speriamo sia il nuovo album sulla lunga distanza dei Mads. La titletrack che apre questo agile dischetto è puro british sound, tra Secret Affair e Jam, anche se qua e là si sente qualche piccola influenza power-pop (qualcuno si ricorda i fantastici e purtroppo sottovalutati The Records?). “The way she smiles” non cambia molto le carte in tavola: è un pezzo brillante, che si regge su un riff assassino con molti richiami Anni Sessanta. Insomma: due canzoni da ascoltare a ripetizione e da ballare a tutto spiano. I Mads sono tornati, ragazzi e ragazze, e non sembrano neppure passati 35 anni. Diego Curcio

IL DIARIO

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Diario del 24 agosto 2013

Signora anziana (insomma, poco più dei miei anni), si aggira tra gli scaffali della musica italiana e dopo un po’ mi chiede, “Non avete dischi nuovi? Avete solo questi vecchi?” e, sogghignando (sarà mica un’assidua lettrice del Diario?), mi indica il famigerato cd di Gianni Togni (a proposito ragazzi, promettete sempre di venirlo a comprare e invece è sempre qui). “Cosa intende con nuovi?”, “La Pausini”, “Non ne ho”, Ramazzotti”, “No”, “Zucchero”, “Ecco! Ho l’ultimo”, “Quello ce l’ho già, ma non l’ho preso da voi”, “Quanto l’ha pagato?”, “Venti euro”, con un ghigno di soddisfazione “Noi lo vendiamo a dieci”, lei, vendicativa, “L’ho preso da un’altra parte perché quando vengo qui, non avete mai niente. Ne avete altri almeno di Zucchero?”, io, maleducato, “A una certa età troppo zucchero fa male”, lei, superiore, “Zucchero è un grande, dovreste tenerne di più; tornerò un’altra volta, vediamo se prima o poi riesco a comprare qualcosa da voi. Buongiorno”.
A proposito di Gianni Togni, ecco come qualche mese dopo è finita la sua storia.
Diario del 20 gennaio 2014
Voi non ci crederete, così come io non volevo crederci. Ci ha lasciati! Chi? Lui, il lungodegente dei miei scaffali, il cd ventennale, quello che più volte ci ha dato l’illusione di varcare la soglia ed ogni volta è tornato al suo posto: primo cd del quarto scaffale centrale, lato italiani, seconda fila. Sì, Luna di Gianni Togni.
A dire il vero la cosa è stata inaspettata ed è partita da una stravagante richiesta del Signor G. (no, non un redivivo Giorgio Gaber, ma uno dei due clienti coinvolti nel disdicevole episodio del “che disco di merda compri”, risposta sua “cosa vuole quel Panzone di merda?”). Il Signor G. oggi è lanciato sugli italiani, compra un altro cd che s’impolverava da più o meno dieci anni in negozio (una raccolta dei vecchissimi pezzi dell’Equipe 84) e poi insiste, “Dammi qualcos’altro d’italiano vecchio”. Mi si accende la lampadina, “Perché non prendi Luna di Togni?”, lui ride, “Ma figurati, guarda lo prenderei se ci fosse la canzone Semplice”. Ci sarà? Non lo so, ma ci provo. Prendo il cd, scorro i titoli e “SEMPLICE!!!, c’è”. E’ disorientato, “Fammela sentire, non sono sicuro che sia quella”, gliela metto su youtube e lui accompagna il cantato di Gianni Togni: la sa a memoria! A questo punto non può tirarsi indietro, lo compra.
Lui esce contento anche perché non c’era il Panzone di merda, che sicuramente gli avrebbe detto “Che disco di merda hai comprato”.

LE PROSSIME USCITE

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Oggi
THE ALBUM LEAF – BETWEEN WAVES
ARAB ON RADAR – THE YAHWEH OR THE HIGHWAY SESSIONS
DEEP PURPLE – LIVE AT THE BIRMINGHAM NEC
DELAIN – MOONBATHERS
PETER HAMMILL – LIVE AT ROCKPALAST
MORGAN DELT – PHASE ZERO
ELVIS PRESLEY – WAY DOWN IN THE JUNGLE ROOM
RUNNING WILD – RAPID FORAY
SEX PISTOLS – LIVE 76
SODOM – DECISION DAY
CASS MCCOMBS – MANGY LOVE
LISA HANNIGAN – AT SWIM
RYLEY WALKER – GOLDEN SINGS THAT HAVE BENN SUNG
THALIA ZEDEK BAND – EVE

8 settembre
NICK CAVE & THE BAD SEEDS – SKELETON TREE

11 novembre
PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 RADIOHEAD A MOON SHAPED POOL
2 CHRIS ROBINSON PHOSPHORESCENT HARVEST
3 DEAD DAISIES MAKE SOME NOISE
4 GOV’T MULE THE TEL-STAR SESSIONS
5 NEIL YOUNG EARTH

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