Annunci
Ultime notizie di cronaca

Regolari e iscritti alla Cciaa. Le storie dei venditori senegalesi “di lungo corso”

Sono a Genova anche da trent’anni e non vendono articoli contraffatti per scelta. Vorrebbero un piccolo spazio dove allestire un bacchetto per abbandonare il lenzuolo dove ora espongono la merce, pronti a tirarlo su in fretta e a scappare quando la polizia municipale li invita a sloggiare. Anche perché ormai hanno quasi sessant’anni e a correre non ce la fanno più. Tre giorni fa un’auto, entrando in via di Ponte Reale, è passata sopra le loro cose distruggendole

venditori
di Monica Di Carlo

Non chiedono altro che recuperare il necessario per vivere. Qui, a Genova, dove abitano e vivono da 25 o 30 anni, arrivati dal Senegal quando erano poco più che ragazzi, qui dove hanno trascorso la metà della vita tornando in Africa raramente, perché di rado racimolano i soldi per il biglietto aereo. Hanno un regolare permesso di soggiorno e sono iscritti alla Camera di Commercio e mostrano con orgoglio i fogli che comprovano il loro essere “regolari”. Sono commercianti a tutti gli effetti e vorrebbero solo lavorare in pace, avere uno spazio dove sistemare un banchetto nell’area dove hanno sempre venduto, non abusivi, ma senza la concessione per l’utilizzo del suolo pubblico. Se gli venisse concessa, loro pagherebbero volentieri il prezzo di non dover raccogliere la merce che espongono sul lenzuolo, pronti a raccoglierlo quando arrivano le pattuglie della polizia municipale che li allontana. La solita storia tutti i giorni in un eterno gioco a “guardie e ladri” dove i “ladri” non lo sono affatto (e non sono nemmeno abusivi) e le guardie interpretano il loro ruolo mal volentieri perché sanno che c’è una profonda differenza tra quegli uomini ormai anziani che espongono cappelli di paglia e borse non contraffatte, stampe e cinture artigianali e l’esercito di giovani connazionali che si piazza nel porto Antico nei pressi del Galeone vendendo improbabili Vuitton, scarpe griffate contraffatte e magliette con i logo più disparati cuciti nottetempo in una delle moltissime case-dormitorio-laboratorio di Pre’. Questi sono spesso irregolari, sconosciuti ai registri della Cciaa, parte di quella organizzazione fluida e sempre più numerosa che gestisce anche il mercato della droga e i posteggiatori abusivi del Porto Antico, rimpatriati a mazzi qualche mese fa perché stavano esagerando con le pressioni agli automobilisti e che ora stanno di nuovo occupando l’area. I venditori di via di Ponte Reale, la strada che da Caricamento porta a piazza Banchi, sono tutta un’altra cosa, anche se al passante questo concetto, forse, non arriva chiaramente proprio a causa di quei lenzuoli dove espongono la merce, che sono proprio gli stessi perché la stessa è la tecnica della fuga per evitare il sequestro della merce. Nel centro storico c’è un commissario della pm che i venditori anziani chiamano “Andiamo”, perché è questo quello che dice quando arriva. E loro sanno che il tempo per vendere è finito. Ormai non serve nemmeno che parli: lo vedono e tirano su i lenzuoli. È una vita così, che non piace né a chi scappa né a chi rincorre da troppo tempo sapendo di dover far sloggiare chi, occupazione suolo pubblico a parte, fa le cose in regola e non crea disturbo. Una pantomima che si potrebbe evitare se solo ai venditori, quelli già regolari, fosse concessa l’occupazione, con beneficio sia per il decoro, sia per le casse comunali e potendo concentrare così gli sforzi della polizia municipale su quei venditori, gli altri, che commettono veramente degli illeciti. <Gli agenti della municipale fanno il loro lavoro, lo capiamo – dicono i commercianti senegalesi  ambulanti di via di Ponte Reale -. Li rispettiamo e non vogliamo creare problemi. Vorremmo solo uno spazio dove lavorare in pace>.
Mamadou (il nome è di fantasia, come ha chiesto, ma abbiamo visto i suoi documenti che sono davvero in regola) è in Italia da 29 anni e ha permesso di soggiorno in regola e licenza commerciale da ambulante. È arrivato in Italia in aereo <Perché nel 1987 – dice – non c’era ancora la “storia” dei barconi>.  Ha lavorato 18 anni come dipendente: saldatore, al carico e scarico delle merci, anche come autista, perché ha la patente italiana. Da qualche tempo, però, di lavoro non ce ne più e Mamadou si è inventato ambulante. Facendo le cose come si deve. <Ho deciso di non vendere falsi – spiega -. Non rubo e non spaccio droga. Da quando sono in Italia sono sempre stato residente a Genova, anche se qualche volta ho lavorato in altre città, dove mi mandavano i miei datori di lavoro. Cosa mi piace di Genova? Tutto. Ho tanti amici italiani. Mi piacciono gli spaghetti e anche il pesto. Voglio solo lavorare in pace, in regola>. Ha fatto domanda per una casa popolare, avendone i requisiti, ma essendo in Italia da solo viene costantemente superato in graduatoria dalle famiglie numerose, anche straniere.
L’uomo racconta, com’è vero, che la colorata esposizione di Ponte Reale  è diventata un’attrazione per i turisti che fotografano merce e venditori. Solo che nei giorni festivi e prefestivi, quando i turisti aumentano, ci sono anche più controlli e vendere è diventato difficile. Per quello è diventato fondamentale per quegli uomini che sarebbero lieti di completare il loro percorso di regolarizzazione che l’amministrazione comunale, in accordo coi Civ, pensasse una sistemazione in zona. Forse così Mamadou, 57 anni, potrebbe portare in Italia la moglie trentacinquenne e la figlia di un anno e mezzo. Ora mette assieme a malapena i soldi dell’affitto (per un alloggio condiviso con altre tre persone che costa in totale 800 euro al mese), per mantenere se stesso e mandare qualche soldo alla famiglia in Senegal. Ma non è facile, perché la crisi ha tagliato anche i piccoli consumi e vendere è difficilissimo. <Oggi ho venduto solo due cappelli> spiega il senegalese mentre, alle 18, si prepara a smobilitare la “bancarella”, senza mai dimenticare di sfoggiare uno dei suoi infiniti sorrisi, anche se oggi non ha guadagnato abbastanza.
Insieme a Mamadou, in via di Ponte Reale vende, tra gli altri, un sessantacinquenne che tutti chiamano “Top”. È in Italia regolarmente da 30 anni. È il saggio del gruppo, quello più colto, un punto di riferimento perché oltre al Wolof (la lingua del Senegal) e al Francese ha studiato anche l’arabo alla scuola coranica. È lui a spiegare che andare avanti è sempre più difficile. Oltre ai problemi propri di ogni ambulante (quando piove, ad esempio, non si vende perché bisogna ritirare la merce e andarsene), ci sono quelli legati alla mancanza della concessione per l’occupazione del suolo, con i continui “passaggi” della municipale e le pressioni dei cittadini genovesi che, assediati da venditori di ogni genere, non distinguono tra chi commette veri e propri reati, come la vendita di merce contraffatta e chi invece avrebbe solo bisogno di un posto dove esporre la merce e, per il resto, è perfettamente in regola. Tre giorni fa, intanto, un veicolo è entrato in via di ponte reale, con i suoi pneumatici ha travolto la merce piazzata per terra, rovinandola: un grande danno per il povero venditore che non potrà chiedere risarcimento, visto che occupa il suolo pubblico abusivamente. Potrà, invece, procedere a querela di parte per il fatto di essere stato scontrato dallo stesso veicolo.
Mentre il degrado legato all’abusivismo vero e proprio va combattuto con i controlli di polizia, il decoro di via di Ponte Reale sarebbe facile da contrastare se solo i Civ e i gli ambulanti senegalesi locali si parlassero e trasformassero insieme una criticità in risorsa capace anche di “colore” e, quindi, di richiamo turistico. 

Annunci

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: