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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/4 agosto 2016

rubrica Discoclub

A CURA DIEGO CURCIO

BRAD MEHLDAU – Blues And Ballads

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Brad Mehldau è uno dei pochi jazzisti contemporanei a superare il muro di cinta degli appassionati di un genere che ha, perlomeno in questa fase, esaurito la capacità di riverberarsi su altre musiche (come aveva fatto a più riprese nel secolo scorso). Ci è riuscito, oltre che per indubbie doti artistiche, per la capacità di esprimersi in linguaggi diversi, confrontandosi ad esempio con musicisti come Pat Metheny o Mark Guiliana, frequentando i territori della musica classica, contaminandosi con il grunge dei Nirvana o con un cantautore di culto come Nick Drake. O coltivando l’esibizione in piano solo, mai così in voga come in questi anni, celebrata addirittura con un cofanetto di dieci cd, pubblicato nel 2015, invero a tratti pretenzioso. Tutto questo mantenendo in vita un trio da più di dieci anni, con Larry Grenadier al contrabbasso e Jeff Ballard alla batteria, con il quale periodicamente ritorna ad incidere ed esibirsi. A quattro anni da “Where Do You Start”, giunge un nuovo disco del gruppo, con sette brani (sei nell’edizione in vinile dove manca “These Foolish things”), tutte cover, tutte inevitabilmente “Blues and Ballads”: un classico di Cole Porter come “I Concentrate on You”, un brano che arriva da una colonna sonora di un film del 2008 composto da Jon Brion, uno standard poco frequentato di Charlie Parker (“Cheryl”), due brani di McCartney, uno del periodo Beatles, “And I Love Her” e uno del 2008, “My Valentine”. La formula non si discosta dai lavori precedenti, ma la raffinata capacità di scavare le melodie con piccolissime variazioni trasformandole lentamente in aree di libera improvvisazione, fanno di questo disco una piccola gemma. Ancora una volta adatta anche a un pubblico più ampio di quello jazzofilo. Per fortuna. Danilo Di Termini

CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG – Roosvelt Raceway, Westbury, NY, September 8th, 1974

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Un paio d’anni fa ci fu il monumentale cofanetto in tre cd e un dvd, a documentare con immagini e suoni uno dei più riusciti tour di tutti i tempi. Con bella messe d’inediti, e un suono pressoché perfetto. Alla collezione potete ora aggiungere questa registrazione radiofonica che documenta invece una sola serata: i classici ci sono quasi tutti, in un paio di brani compare a sorpresa Joni Mitchell, non annunciata. Il che rende ancora più gustosa l’apparizione della signora canadese. I punti più alti? Una versione di Almost Cut My Hair da lucciconi, una Southbound Train da incorniciare. Ma che bello verificare anche che i nostri non erano solo macchine da suono perfetto e californiano doc, a prova d’errore: ad esempio nell’inizio precario di Another Sleep Song. Guido Festinese

KENNY GARRETT – Do Your Dance!

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A 55 anni, più di trenta dall’esordio discografico per la benemerita etichetta olandese Criss Cross, l’alto-sassofonista dell’ultimo Davis torna con un nuovo progetto. Insieme a lui Vernell Brown al piano (in cui si riconoscono echi di McCoy Tyner), Corcoran Holt al basso, Ronald Brunner (in quattro brani) o McLenty Hunter alla batteria (in cinque, tutti meno uno con l’aggiunta del percussionista Rudy Bird); mentre in “Wheatgrass Shot” fa la sua comparsa anche il rapper Mista Enz per un episodio tipicamente ‘spoken-words’. Garrett, che ha sempre esplicitato il suo debito verso Coltrane (omaggiato in quello che resta ad oggi probabilmente il suo miglior disco, “Pursuance: the Music of John Coltrane“) sceglie di esplorare i ritmi della “Bossa” (in cui invece l’omaggio è al Parker più ‘latin’), a tratti in maniera troppo rilassata, quelli di un esile “Calypso Chant”, di un innocuo funky che dà titolo al disco e di un’orientaleggiante, ma senza particolari acuti, “Persian Steps”. Ciò nonostante “Do Your Dance!” scorre piuttosto piacevolmente, a tratti cogliendo anche nel segno come nel bell’assolo di “Waltz (for 3 Sisters)”, marcando un punto a favore nella discontinua discografia del musicista di Detroit. Danilo Di Termini

GIANNI NOCENZI – Miniature

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Quasi venticinque anni: la retorica del “quarto di secolo” di assenza ci può stare tutta, per un musicista che è l’esatto contrario, nella vita e nelle opere, della sovraesposizione narcisistica da luogo comune. Gianni Nocenzi è un nome che scalda i cuori degli appassionati di art rock, musiche sperimentali, elettronica crepitante rimpolpata dal sangue vivo di ospiti eccellenti. Nel dubbio andate a riascoltare Soft Songs o Empusa. Ma va anche bene se di Nocenzi ricordate il tocco sontuoso e classicheggiante nel “suo” Banco del Mutuo Soccorso, quello in cui lui e il fratello Vittorio si fronteggiavano sul placo di fronte alla tastiere, e davanti c’era il gigante buono Francesco Di Giacomo. Gianni Nocenzi ritorna con un disco che non raggiunge, nel minutaggio, i quaranta minuti: vecchia coscienza “analogica” dei vinili. Live in studio, buona la prima: e in sala c’era anche il fratellone Vittorio, appena ripresosi dalla brutta storia che poteva portarselo via, come è successo a Francesco e Rodolfo Maltese. Sei pezzi incantati e in piena concentrazione al pianoforte acustico, quasi sempre dominati da una logica “romantica” che potrebbe piacere sia a chi ama le note classiche, sia a chi rammenta il tocco di Jarrett o Svensson. Per chi conserva i dischi del “Banco”, inutile dirlo, necessario. Bentornato. Guido Festinese

IL DIARIO

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Diario del 4 agosto 2015
Negli anni ’60 chi voleva sbarazzarsi di stracci vecchi li dava allo strassé; passava col suo sacco a ritirarle e poi li rivendeva in qualche scantinato. Qualcuno poi ha fatto un passo avanti, si è aperto un negozio e non raccoglie solo stracci, ma mobili, oggetti casalinghi, libri, riviste: la scritta è cambiata, rigattiere. Oggi, a quanto pare, siamo diventati noi i nuovi strassé, fino a ieri il nostro usato rimaneva nell’ambito musicale, vinili e cd, oggi l’offerta si è allargata. Incomincia un uomo di mezza età, “Ho trovato questa nella cantina di mia zia che è morta” e mi mostra una radio a transistor “Vi può interessare?” e, in un impeto di sincerità, aggiunge “Non so nemmeno se funziona”, gli mostro un residuato di 30 anni fa che tengo sotto il banco, “Questa funziona”, ripone la sua nel sacchetto e se ne va. Il secondo è più avanti, anche se un po’ strinato, “Guarda questo, lo conosci?”, mi mostra una scatoletta malmessa con la scritta Traktor dj. Confesso la mia ignoranza e lui mi spiega, “E’ un software che usano i dj, lo vendono a 500 euro, ma io non te li chiedo….”, lo interrompo “E fai bene, io non te ne darei nemmeno 5”. Anche lui mi lascia. Terzo tentativo di vendita, sempre uomo, stessa età, conciato ancora peggio, con un’alitata quasi mi ubriaca. Anche lui apre il sacchettone, “Senti, ti propongo un affare”, vedo un numero di Zagor, lo blocco “Non teniamo fumetti”, lui, con aria di superiorità, “E lasciami parlare”, mette da parte Zagor e tira fuori una serie di dvd di film, che sembrano aver visto tempi migliori, lo riblocco “Non teniamo nemmeno dvd”, s’indispettisce, “Ma se non mi stai a sentire” e ravana nel sacchetto e finalmente estrae qualcosa di musicale, delle musicassette che stanno insieme per scommessa, io, inesorabile, “Non ho mai tenuto musicassette”. Anche lui come i precedenti se ne va a mani piene (delle sue cose).

LE PROSSIME USCITE

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11 novembre
PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972
I Pink Floyd hanno messo insieme un imponente box set di 27 dischi che racchiude i primi 7 anni di carriera insieme. The Early Years 1965 – 1972 uscirà l’11 novembre. Conterrà demo e unreleased, apparizioni TV, 7 ore di registrazioni di concerti, 15 ore di video (con interviste e 3 lungometraggi), 20 canzoni mai pubblicate, una nuova versione della colonna sonora di Zabriskie Point e molto altro, il tutto a documentare il periodo pre Dark Side Of The Moon. Il gruppo farà però uscire anche una compilation più “leggera” formata da due dischi: The Early Years – Cre/ation. La parte audio comprenderà 130 tracce, di cui 12 ore e trenta di canzoni non pubblicate, BBC sessions e outtakes. Due brani mai pubblicati prima, Vegetable Man e In the Beechwoods (dalle session di Saucerful of Secrets) sono state mixati di nuovo. Il set conterrà anche dei memorabilia.
Il prezzo? Va be’, per il periodo pre-ferie è improponibile, ma per quello pre-Natale si può fare come mega regalo, anche se forse è meglio prenotarlo prima con un buono sconto…

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 RADIOHEAD A MOON SHAPED POOL
2 AFTERHOURS FOLFIRI O FOLFOX
3 MICHAEL KIWANUKA LOVE AND HATE
4 NEIL YOUNG EARTH
5 JOAN BAEZ 75TH BIRTHDAY CELEBRATION

RUBRICA CHIUSA PER FERIE

Care lettrici e cari lettori della rubrica del nostro dischivendolo preferito, mentre il mitico Disco Club resterà aperto, come accade ormai da oltre 30 anni, tutto il mese di agosto, questa rubrica si fermerà per due settimane e quindi non uscirà né l’11 né il 18 di questo mese. Ce ne andiamo un po’ in ferie, soprattutto perché in questo periodo dischi nuovi non ne escono e quindi è difficile trovare qualcosa da recensire. L’appuntamento con la vostra rubrica preferita è quindi fissato per il 25 agosto. Buone ferie (per chi le fa) e a presto. Diego

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