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Commercio, “il vento è cambiato”. E spira in favore di Esselunga

La nuova legge rischia però di essere un boomerang elettorale (per le prossime Comunali) per il centro destra, che è parso più attento a soddisfare le istanze di chi trae vantaggio del liberismo sfrenato che a quelle del territorio, delle categorie e dei lavoratori del settore in Liguria: un serbatoio di voti ingentissimo
Lo ha capito bene il M5S, unico partito a votare contro la normativa regionale e ora ha l’opportunità di raccogliere a piene mani consensi nel Commercio

carrello supermercato
di Monica Di Carlo

Esulta il presidente della regione Giovanni Toti: <Con la nuova legge approvata oggi dal Consiglio regionale si rimedia a decenni di scarsa concorrenza pagata con i soldi dei cittadini. Con la nuova legge il mercato ligure si apre davvero a pari opportunità per tutti: grande distribuzione e piccolo commercio, in equilibrio, contribuiranno al progresso economico della Liguria>. Le associazioni di categoria non la pensano proprio così. Non perché non apprezzino il pluralismo, ma perché per tanti anni erano riusciti a preservare (con poche eccezioni, che non sono solo i punti vendita Coop, ma anche quelli del gruppo Sogegross – ad esempio i Basko – che hanno a disposizione più superficie dei punti vendita della cooperazione di consumatori e gli ex Dì per Dì oggi in mano a Carrefour) una rete di distribuzione sul territorio dignitosa, capace di funzionare come presidio, occasione di animazione, servizio anche nei luoghi più sperduti, anche agli anziani che non possono fare “la spesa grande” in auto. Così Toti è riuscito ad imporre a colpi di maggioranza non solo una pianificazione che poggia più su basi ideologiche che tecniche (anche se attenuata rispetto alla stesura originale), ma anche a cancellare con un colpo di spugna quel che anche l’allora governatore di centro destra Sandro Biasotti aveva capito andasse preservato. Per comprenderne le conseguenze, basta chiedere a un amico di Firenze, Milano o Torino dove si trova il verduraio più vicino a casa sua. Vi risponderà, probabilmente, che per andarci deve prendere l’auto (e inquinare), fare scorte abbondanti perché non riesce ad andarci tutti i giorni (e buttare via gli scarti, quello che non si conserva) o che va al supermercato, dove la qualità media della verdura fresca non è proprio brillante, il prezzo è caro e la varietà molto ridotta. Non che la nostra rete non si sia contratta in questi anni: sostenerlo sarebbe una bugia, soprattutto se si parla dei negozi alimentari. Però stavamo meglio che altrove: la Genova mercantile aveva mantenuto almeno in parte la sua peculiarità che, di fronte alla globalizzazione che ha portato a vedere in tutto il mondo occidentale gli stessi negozi in gallerie commerciali tutte uguali da Londra a Madrid, da Parigi a New York, faceva del piccolo commercio delle botteghe “vere” a Genova anche un’attrazione di tipo turistico. Qui la nonnina poteva (e ancora può, fino ad ora) scendere sotto casa a comperare due pomodori anche se è sola e non guida. Nella nostra città, poi, c’è anche la complicanza dei quartieri collinari, con l’ulteriore handicap di un servizio di trasporto pubblico molto scomodo e raro su quelle rotte. <Il vento è cambiato>, dichiara Toti. E spira in favore di Esselunga. Se sia vero che, in questo caso specifico, rischia di essere un forte vento contrario sull’economia (a ogni posto nella grande distribuzione acquistato ne corrispondono quasi tre persi nel piccolo commercio) sulla vivibilità sarà solo il tempo a dirlo. Capiremo solo tra qualche anno se il “Governatore che viene da lontano”, proiettato sulle coste del Mar Ligure dal Forza Italia, ha lavorato per la Liguria, per far scendere gli importi degli scontrini come predica o se, piuttosto, il suo non sia stato un gran favore a certi marchi della grande distribuzione organizzata a danno della nostra città Quando capiremo quanto ci costerà in termini di lavoro e vivibilità uno sconto di qualche centesimo sulla mozzarella sarà probabilmente troppo tardi, al netto delle istanze forcaiole di chi ha visto, ideologicamente, tutta la manovra in funzione anti Coop. Per riparare a un danno (non poi così reale alla luce del fatto che la presenza di Coop sul territorio è inferiore a quella di altri gruppi) si è creato un guasto peggiore che chi procede per slogan ed è a digiuno dell’argomento specifico non è in grado di valutare. Sull’onda del plauso del qualunquismo, la Giunta ha scritto il “de profundis” al commercio genovese e alle sue funzioni di vivibilità e sostegno al territorio.
<Con la nuova legge sul commercio – spiega l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, il leghista Edoardo Rixi – diamo finalmente regole chiare, certe e trasparenti in tutta la regione a garanzia dei cittadini, a tutela del territorio, degli investimenti privati, del piccolo commercio e con criteri di accesso sul mercato equi per tutti gli operatori della grande distribuzione. Il nuovo testo, che era stato volutamente presentato come testo aperto, ha recepito proposte dei territori e delle parti coinvolte>. In realtà il testo ha dovuto fare i conti con la campagna “contro” avviata dalle categorie e dai Comuni. Certo è che per le prossime elezioni comunali, se è quelle che il centro destra vuole vincere, lo schieramento s’è fatto un nemico potente e numeroso, malgrado il calo dei numeri dovuti alla crisi. Qualcuno, tra i politici locali che il territorio e le sue figure di riferimento le conosce bene, lo ha capito e probabilmente ha cominciato a fare pressing perché le regole liberiste che Toti voleva imporre fossero addolcite da qualche correttivo. A che punto stessero le relazioni tra commercianti e Governatore si capiva chiaramente dal fatto che oggi sono state tenute fuori dal consiglio figure di spicco del mondo del commercio e addirittura un membro della giunta della Cciaa come se fosse un facinoroso Cipputi qualunque. Tra l’altro impedendo alla categoria di seguire i lavori del consiglio che, per legge, è pubblico.
Come stiano le cose lo ha capito molto bene il M5S, unico a votare contro la nuova legge. <Un no su tutta la linea riferita alla Grande distribuzione organizzata e al Testo Unico del Commercio, che della Gdo è simbolo ed emblema, e che, nonostante alcuni miglioramenti, si prepara a condannare definitivamente a morte il piccolo commercio in Liguria, degradando i quartieri, depauperando la qualità della vita e dei prodotti, annientando salute e diritti dei lavoratori>: parola di Grillini, che però sembra presa in copiaincolla dalle dichiarazioni dell’ultimo mese dei leader delle categorie.
Quel Pd che in Commissione attività produttive era uscito sdegnato al momento del voto, non solo stavolta è restato il suo posto, ma non ha nemmeno votato contro come è uso della minoranza: si è astenuto. Nel gioco di maggioranza e opposizione, l’astensione è il sì travestito della politica. Cosa è cambiato rispetto alle decisioni prese in commissione che hanno portato il Pd ad abbandonare l’aula? Nulla. Misteri del gioco dei ruoli della politica. <Siamo riusciti a costringere il centrodestra a migliorare la legge sul Commercio – si legge in una nota del Pd -. Tra i risultati che siamo riusciti a portare a casa spicca, prima di tutto, la retromarcia della Giunta sui siti in cui insediare la grande distribuzione>. E questo è vero, solo che a portare a questo ha contribuito in modo sensibile una sorte di opposizione interna alla maggioranza, quella che dal territorio ha capito che la liberalizzazione totale avrebbe avuto un costo in termini di voti. Nonostante qualcuno abbia fatto girare la voce che sia accaduto esattamente il contrario, i bene informati raccontano che lo stesso assessore Rixi abbia contribuito a irregimentate la furia liberista di Toti. Anche il sindacato, contrariamente a quanto accadeva un tempo, dati alla mano e sulla scorta dell’esperienza, non vedeva di buon occhio l’impianto del provvedimento. La segretaria di categoria Fisascat Cisl, Silvia Avanzino, lo aveva detto chiaro e tondo che non sono più i tempi in cui la grande distribuzione portava lavoro e serenità alle famiglie dei lavoratori. Anche in questo caso, la questione ha una valenza in termini di numeri e consensi: da tempo i lavoratori del commercio hanno superato nei numeri i metalmeccanici e la categoria è seconda in Liguria solo a quella dei pensionati. Anche in questo caso a capirlo è stato il M5S.
<Il mercato della grande distribuzione ormai è saturo – ha detto Marco De Ferrari, relatore di minoranza del MoVimento 5 Stelle sul testo – perché non si generano posti di lavoro, ma si precarizza ancora di più il lavoro privato, con personale dipendente trattato come un mero strumento di lavoro e non come persona. Le liberalizzazioni di Monti hanno offerto su un piatto d’argento la possibilità alla Gdo di agire sulla pelle dei lavoratori dipendenti e del piccolo commercio di vicinato>.
Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) è critico, sottolinea la retromarcia della giunta rispetto all’impianto originale della legge, che però non è una conversione a U. <Se da una parte è un fatto positivo impostare la programmazione regionale con la determinazione di criteri, piuttosto che attraverso l’individuazione dei nuovi siti per la grande distribuzione, dall’altra questo cambio di paradigma avvenuto nel giro di 20 giorni dimostra quanto meno uno stato confusionale della giunta di centrodestra – dice -. Manca purtroppo un ragionamento più generale sulle questioni del lavoro nella grande distribuzione: un tema che prima o poi la Regione dovrà affrontare. Certamente il testo approvato oggi poteva essere molto migliore, grazie ad alcune modifiche ulteriori che noi abbiamo presentato unitamente ad altri gruppi consiliari. Accogliere gli emendamenti avrebbe dato la misura di un lavoro condiviso, un segnale di grande rigore molto positivo; perché qui si tratta del modello di sviluppo che vogliamo per il nostro territorio. Invece, come al solito, ha prevalso una logica a colpi di maggioranza, che non ha permesso un confronto più ampio sul testo>. Poi, però, alla fine s’è astenuto anche lui.
Insomma, l’unico partito a capire fino infondo la portata elettorale di tutta la partita è stato il Movimento5Stelle. Sempre che la piccola Liguria e la poltrona di sindaco di Genova interessino davvero al centro destra che al consenso della categoria più forte e numerosa (in termini di imprese e addetti) ha ritenuto prioritario spalancare le porte del territorio a Esselunga.

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