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La disfida delle finestre rotte

Non arriveremo, per carità, ai toni da spernacchiamento del recente plagio di Melania Trump al discorso di Michelle Obama. Eppero’, nel caso dei due unici candidati sindaci che già autonomamente e prima di qualsiasi investitura – che non sia appunto la loro auto-investitura – si stanno dando da fare, almeno il dubbio di scopiazzatura potrebbe risultare evidente. Con Stefano Balleari, vicepresidente del consiglio regionale ed esponente di Fratelli d’Italia, nel ruolo di Michelle Obama e Simone Regazzoni, docente di filosofia, ex spin doctor di Raffaella Paita, esponente del Pd, componente renziana, nei panni della ex modella e terza moglie di Donald, Melania Trump
Senonché, parlando di loro, il caso di ipotetico plagio risulta assolutamente meno evidente, visto che entrambi, di fronte all’impalpabilità del sindaco Marco Doria, assente per i grandi progetti e le grandi opere come nelle piccole cose di ordinaria amministrazione, hanno inteso lanciare la campagna sulla sicurezza e legalità rifacendosi alla cosiddetta teoria delle finestre rotte. Elaborazione su cui negli anni Novanta baso’ la sua campagna tolleranza zero contro la microcriminalità dilagante nella sua città il sindaco di New York Rudolph Giuliani. Balleari lo aveva fatto qualche settimana fa con un post sulla sua pagina facebook, per ripetersi in questi giorni con un videomessaggio sempre sulla sua bacheca fb. Regazzoni, che da tempo, sulla campagna per la sicurezza del centro storico si è accodato e sta cercando di suscitare il dibattito nel suo partito, tradizionalmente con qualche problema di ascolto su simili argomenti, l’ha fatto ieri, con qualche giorno di ritardo, rischiando, in effetti di riprodurre la querelle Michelle-Melania.
Intanto qualche nozione storica sulla teoria delle finestre rotte. Il suo tentativo è infatti proprio quello di chiarire la genesi della criminalità nei centri urbani, identificando nel più piccolo atto illecito il seme di un’escalation che produce, come nella metafora del battito delle ali di farfalla, problematiche criminali più complesse e articolate. Esposta nel 1982 da James Wilson e George Kelling in un articolo pubblicato sulla rivista The Atlantic, la teoria espone il proprio modello di città sana proprio tramite la metafora della “finestra rotta”:
“Prendete un palazzo con poche finestre rotte. Se le finestre non vengono riparate, i vandali tenderanno a rompere anche le altre finestre. Alla fine, potrebbero anche entrare nel palazzo e, se libero, potrebbero occuparlo oppure dargli fuoco. Considerate anche un marciapiede dove si accumulano i rifiuti. In poco tempo la spazzatura aumenta. La gente comincia anche a lasciarci i sacchetti con i resti del cibo acquistato nei bar”

Il parallelismo tra la teoria e la scienza medica appare evidente. Così come una persona affetta da un virus deve essere subito guarita per non contagiare altre persone, anche il primissimo segnale di degrado va tempestivamente estinto, pena la diffusione dell’atto incivile. L’origine concettuale della teoria è rintracciabile in un esperimento del 1969, condotto dall’équipe di psicologi sociali della Standford University guidati da Philip Zimbardo. Dal punto di vista della gestione urbana, a metà degli anni ’70 il “Safe and Clean Neighborhoods Program” intendeva migliorare la qualità della vita in 28 città nello stato di New Jersey. L’idea fu quella di “sguinzagliare” i poliziotti, facendoli uscire dalle auto di servizio e portandoli a perlustrare i quartieri a piedi. L’efficacia dell’esperimento in sé fu piuttosto ridotta, ma gli studiosi rilevarono un risultato sorprendente: i cittadini dichiaravano di sentirsi più sicuri ed erano entusiasti del lavoro svolto dalla polizia. Il programma ebbe come obiettivo la riduzione della presenza di clochard, accattoni, tossico-dipendenti e di tutte quelle persone che potevano rappresentare una fonte di paura per gli abitanti locali. Tutto ciò creò una sensazione generale di sicurezza. È proprio in questi anni che va quindi formalizzandosi la correlazione tra ordine e sicurezza, quella che ispirerà il modello Broken Windows. Ma bisognerà attendere un altro decennio per far sì che la teoria delle finestre rotte si converta in ideologia. Più precisamente quando l’azienda dei trasporti di New York richiederà la consulenza di Kelling in merito al fenomeno di degrado della metropolitana. L’obiettivo era semplice: estinguere i reati più gravi combattendo le infrazioni minori, come i graffiti e l’evasione del pagamento del biglietto. Un modus operandi che si consoliderà del tutto nel periodo compreso tra il 1994 e il 2001, quando l’amministrazione del sindaco Rudolph Giuliani darà una forma politica e gestionale alla teoria. È proprio partire da questo momento che si inizierà a parlare ufficialmente di “tolleranza zero”. All’operato del primo cittadino verranno attribuiti numerosi successi, come la riduzione della presenza delle bande criminali, dei furti e degli omicidi, assieme all’aumento del rispetto di alcune regole della condotta civile, tra i quali il pagamento del biglietto dei trasporti pubblici e la gestione dei rifiuti. Alcuni dati statistici promossero New York a città virtuosa nella lotta alla criminalità. Fin qui, dunque nulla di talmente originale, da parte dei due candidati di Fdi e Pd da imporre un copyright. E proprio di lotta alla criminalità aveva parlato Balleari nel suo doppio intervento, arrivando ad attaccare il sindaco Doria per la sua assenza anche sui piccoli problemi, da una scala abbandonata e in disuso, simbolo di degrado, all’ultimo post, quello sulle toilette pubbliche chiuse o in disuso. Campagna per la quale lo stesso Balleari spiega che va bene la chiusura di strutture imbarazzanti, cosa non avvenuta, per esempio per la scala, ma per quanto riguarda invece le toilette, non essendoci stata alcuna sostituzione si e’ creato il nuovo problema con persone che orinano a cielo aperto. Insomma, questa amministrazione non ne azzecca una. Nemmeno per sbaglio. Cosi, sull’altro versante, Simone Regazzoni che aveva già posto il problema della campagna per la legalità al sindaco Doria e al suo partito senza ottenere alcuna risposta, temendo forse di perdere troppo terreno nei confronti di Balleari, e’ tornato a suonare la carica prendendo spunto da una testimonianza di Don Paolo Farinella, parroco del centro storico comparsa su “La Repubblica”. “Don Paolo Farinella ha denunciato, sulle pagine di “La Repubblica Genova”, che “Genova è in mano a pochi strafottenti, a chi disprezza monumenti e bene comune, a chi arreca danni irreparabili ed è certo di farla franca perché chi si sgola a difendere la legalità è solo un cretino”. Come dargli torto? Ma non basta solidarizzare con chi pensa giustamente che Genova, dalle periferie al Centro storico, abbia un problema di legalità e sicurezza. In tema sicurezza, a Genova, serve una rivoluzione culturale e politica. Che fino ad oggi la sinistra non è stata in grado di mettere in atto, a causa di vecchie remore ideologiche – la sicurezza sarebbe un tema di destra! –, perdendo così sempre di più il contatto con la parte migliore della città: con i cittadini perbene. Ora basta chiacchiere, dibattiti infiniti e, soprattutto, giustificazioni sociologiche verso chi minaccia la sicurezza della città. Servono parole chiare, decisioni forti e fatti. Mi rivolgo al mio partito, il Pd genovese: batti un colpo sulla sicurezza. Se sarò io il candidato Sindaco per il centro-sinistra, al primo punto del programma ci sarà: Genova città sicura, dalle periferie al centro. E’ tempo di dire una cosa nuova di sinistra: tolleranza zero verso chi delinque e difesa delle persone perbene, in particolare dei più deboli. Ma dobbiamo intervenire subito, perché ci sono zone della città, da Sampierdarena al Centro storico, in cui la vivibilità non è più garantita, anche se il Sindaco Doria non sembra rendersene conto. La tolleranza zero è di destra? No. La tolleranza zero è la difesa concreta, attraverso la legge, dei diritti dei più deboli. La tolleranza zero verso ogni forma di trasgressione della legge, intesa come intransigenza verso chi delinque, è la condizione perché si possa tornare a vivere bene e con serenità nella nostra città. La tolleranza zero è la garanzia dei diritti di chi la legge la rispetta. O qualcuno pensa che tollerare furbi, furbetti e malfattori sia una cosa di sinistra?E questo vale anche per reati considerati “minori”, come i “graffiti” sugli edifici pubblici. Don Farinella ha denunciato che dieci giorni dopo il restauro della chiesa di San Torpete (costo: 500mila euro) alcuni vandali hanno deturpato la facciata dell’edificio. Nonostante le telecamere, dopo quattro mesi non si sa ancora nulla. Questo è inaccettabile. E non si venga a dire che ci sono problemi più importanti: una città che tollera di essere deturpata è una città che favorisce il degrado della propria vita civile e la delinquenza. E’ la teoria delle finestre rotte: le persone, vedendo una finestra rotta che non viene riparata, si abituano al degrado e alla mancanza di regole che stimolano la delinquenza. Serve tolleranza zero per chi deturpa la bellezza della nostra città. I vandali che offendono il bene comune devono essere individuati (e non è così difficile) e sanzionati. Fine del giustificazionismo e del lassismo che pesano sempre sulle spalle delle persone perbene. Caro Pd, dobbiamo tornare a difendere i più deboli, il decoro, i beni comuni. In che modo? Con una proposta concreta. Quella che Sala ha fatto per Milano: riorganizzazione della polizia locale sul modello della polizia di comunità.Si tratta di un modello nato per riportare la polizia nella società, a diretto contatto con le esigenze quotidiane delle persone. La polizia di comunità è una “polizia che agisce insieme alla comunità”, in una cooperazione tra polizia e cittadini perbene, che hanno voce in capitolo nell’individuare le priorità per le attività di polizia. La stessa educazione dei residenti in merito a misure e comportamenti che possono limitare la possibilità di rimanere vittime di reati è parte dell’idea di polizia di comunità. Figura centrale della polizia di comunità è l’agente che opera nel quartiere e stabilisce un rapporto di scambio e collaborazione con i cittadini”. Ed è ancora Regazzoni a stuzzicare il suo partito, troppo incline a rifugiarsi dietro a questioni sociologiche “La tolleranza zero è di destra? No. La tolleranza zero è la difesa concreta, attraverso la legge, dei diritti dei più deboli. La tolleranza zero verso ogni forma di trasgressione della legge, intesa come intransigenza verso chi delinque, è la condizione perché si possa tornare a vivere bene e con serenità nella nostra città”. Eccolo lì’ il filosofo di sinistra che perora la svolta autoritaria. E subito sulla sua pagina facebook arriva qualche raffica della contraerea, di quelli che spostano il,problema da affrontare sempre uno’ più in là, in modo,che in definitiva non se ne farà mai niente. “Non pensi che i problemi principali del centro storico siano la speculazione, i palazzinari e l’assenza di un piano chiaro di riorganizzazione socio economica dei caruggi? Mi dirai che non è cosi, ma negli anni in cui vivevo in croce bianca e potevo osservare direttamente le vicende, mi è parso di capire che la delinquenza in se fosse un effetto”. Chiede Fabio Ferrero, intervenendo a commentare il suo post. Ma Regazzoni non si perde d’animo e risponde “problemi che poni esistono. E vanno affrontati perché sono tra le concause della crescita della criminalità. Detto questo uno degli errori che si fanno in merito al fenomeno della criminalità è quello di pensare che, poiché “ci sono cause più a monte” che la favoriscono non vada affrontata in modo diretto. Una seria politica di sicurezza lavora al livello che dici tu, ma lavora anche attraverso le forze di polizia per la prevenzione e la repressione del crimine, così da incidere anche sui tempi brevi e migliorando la vivibilità dei quartieri. Questo aspetto non può essere né dimenticato né trascurato”. Ma l’impressione di fondo è che alla fine le due posizioni, pur essendo analoghe, sviluppino nei confronti dei sostenitori due appeal differenti se non addirittura contrapposti. Balleari, che da tempo ha fatto sua la teoria della denuncia delle piccole mancanze dell’amministrazione, parla ad un elettorato che è consapevole di far parte della minoranza e critica in maniera pesante l’assenza del sindaco in carica su queste questioni. I suoi supporter, insomma su questi problemi hanno da tempo l’orecchio esercitato e colgono senza dubbi, più o meno legittimi, l’esigenza di un cambio di prospettive sul problema della microcriminalità’. Regazzoni, al contrario, è in grande difficoltà nel far prendere consapevolezza del tema all’interno del suo partito. Tanto è vero che sulle sue molteplici iniziative, a parte una assemblea recente nel centro storico, non ha ottenuto dall’establishment alcuna replica. I suoi richiami oltre a solleticare militanti della base sembrerebbero cadere nel vuoto. Unico a rispondergli qualche tempo fa e’ stato il parlamentare Mario Tullo che si è limitato a sostenere come occorresse ricominciare ad occuparsi del problema. Poi basta. Altri parlamentari genovesi del Pd si limitano ad esporre, anche territorialmente, i progetti di loro competenza, dimostrando di non avere una qualunque idea di città e delegando in questo senso ad un sindaco uscente inesistente. E intanto le elezioni si a avvicinano. Assenti nel dibattito anche i consiglieri regionali e di Tursi. Addirittura in fuga, come si diceva, il sindaco Marco Doria, taciturno dopo le ultime polemiche suscitate con la visita al prefetto e la contestazione del sindacato autonomo dei poliziotti. L’impressione è che le provocazioni di Regazzoni, rimbalzino e vengano restituite al mittente senza nemmeno provare a parlarne. Con l’irritante sensazione di amarezza dovuta alla quasi certezza che i due aspiranti candidati in grado di confrontarsi su uno dei temi più importanti per la nostra città, alla fine verranno messi nel congelatore per favorire altri nomi, più altisonanti e provenienti dalla società civile. Con il risultato che ancora una volta il problema della sicurezza nel centro storico, come nelle periferie, messo al centro del loro programma dai due sparring partner, alla fine verrà tranquillamente ignorato. Come se si trattasse di parole al vento, per scaldare il pubblico di una esibizione che deve ancora incominciare.

Il Max Turbatore

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