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Matteo Renzi, Lella Paita, l’autogol di Cantona e la morale dell’assist

paita maxC’è un qualche cosa di perverso nella depravazione encomiastica di Raffaella Paita, renziana doc, anche se non della prima ora, e capogruppo dem in consiglio regionale fresca reduce dalla direzione nazionale dei lunghi coltelli tenutasi a Roma. Basti leggere l’introduzione della sua news letter settimanale, con la quale omaggia tutti i militanti, di cui pubblico qui di seguito un breve stralcio “Elezioni amministrative: “È un dato difficile da capire, a volte c’è un fattore novità, altre volte non c’è. Varia da chilometri a chilometri. Un dato complesso, difficile da sintetizzare: in molte realtà il nostro partito ha risultati positivi, in troppi altri non arriva dove sarebbe dovuto arrivare. Il dato simbolico era quello di Milano, la vittoria di Sala non sarebbe stata possibile senza una straordinaria mobilitazione del Pd in quella città. C’è un passaggio che mi ha colpita particolarmente, quando Renzi ha mostrato una parte del film su Cantona “Il mio amico Eric” in cui il protagonista sottolinea quanto sia importante fidarsi dei propri compagni, altrimenti tutto è finito (qui il link).
E la cosa vale anche per la nostra comunità, il Pd: “Anche questo partito per me non ha bisogno di uno che pensa tutti i giorni di fare goal, la cosa più importante è il passaggio, perché io mi fido dei miei compagni. Questa è una grande comunità, parli il linguaggio della verità. Ci si dica in faccia ciò che si pensa, ma si sappia che in questi due anni c’è chi ha lavorato per far tornare l’Italia a fare goal. Il referendum non è che il passaggio più importante”.
E pur salvando tutte le analisi della Lella Paita, e ci mancherebbe, mi sento di dissentire su quel riferimento iconico al calciatore francese e attore-regista, nonché allenatore dal burrascoso passato Eric Daniel Pierre Cantona’. Top player degli anni novanta del Manchester United, protagonista dei cinque titoli vinti in Premier League dallo squadrone di Sir Alec Ferguson, Autore e interprete di un film autobiografico, grande giocatore ma, al contempo, personaggio dalla personalità complicata, per non dire difficile.
La Paita, che evidentemente è una neofita, riguardo al mondo del calcio,,lo cita come esempio, probabilmente all’oscuro del passato costellato di violenze fuori e dentro al campo, dal Ko inflitto con un calcio volante a un tifoso del Crystal Palace al termine di una partita che gli costò due settimane di carcere poi commutate in 120 ore di servizio civile e nove mesi di squalifica e la radiazione dalla nazionale francese, alla rissa nel 2014, come allenatore del Cosmos, squadra americana, che ne determinò l’allontanamento, all’arresto per aggressione, sempre due anni fa, in un quartiere londinese. Personaggio sempre alla ribalta, come quando nel 2010 si fece portatore di una crociata contro le banche. Eppure alla solerte e puntigliosa capogruppo dem in consiglio regionale sarebbe bastato digitare il suo nome su internet per venire a conoscenza di tutte le bravate messe a segno dal suo iconico campione. Sempre su internet, per esempio, oltre alla carriera come stella del calcio e cinematografica che ha recitato anche al fianco della Bellucci nel film la deuxieme soufflée, ci sono una serie di frasi che la dicono lunga sulla personalità contraddittoria e aggressiva, anzi, un pelino violenta, del nostro Cantona’.
È vero che la colpa è tutta del suo leader carismatico, il Premier Renzi ( di chi altri se no) che, forse mal consigliato dal mirabolante staff del suo ufficio stampa, lo ha sdoganato al congresso nazionale facendo proiettare il film sulla sua vita “Il mio amico Eric”. Un lavoro in cui compare appunto la frase citata dalla Lella, sulla necessità di giocare insieme ai compagni, autore di assist anziche’ di gol. Ma forse al segretario premier sarebbe bastato far riferimento agli uomini dell’agghiacciante Antonio Conte appena usciti di scena all’europeo e lodati proprio per lo spirito di gruppo e di squadra. Ma lui, Renzi, ama essere sopra le righe. O forse sì è’ troppo identificato nello spirito leggermente ego centrico del personaggio calciatore che ormai a 50 anni parrebbe aver imboccato la strada del declino. Personaggio poliedrico, di origini italiane, con una personalità forte e da leader, trascinatore fuori e dentro al campo che amava dire “Io non sono un uomo, sono Eric Cantona’”. Oppure riflette sulla sua determinazione “Ho un modo infallibile per tirare i rigori, li metto dentro”, o ancora con l’abnegazione di una suggestione che sconfina nel congresso appena concluso “Io non gioco contro un avversario, gioco sempre e solo contro l’idea di perdere”. Fin qui tutto plausibile nonostante le dichiarazioni un po’ sopra le righe. Ma arrivano le dolenti note “Il mio momento più bello? Ho un sacco di momenti più belli, ma quello che preferisco è’ quando ho dato quel calcio all’Hooligan del Crystal Palace”. Oppure sentite questa sull’episodio di un gol di Gallas convalidato nonostante la palla fosse stata indirizzata al compagno dal calciatore francese Thierry Henry con una mano determinando l’esclusione dell’Irlanda dai campionati mondiali del 2010 “Mi ha sconvolto vedere Henry confortare un avversario a fine gara, quando,lo aveva appena fregato. Fossi stato un giocatore irlandese non sarei rimasto lì nemmeno tre secondi, lo avrei picchiato”. Rispetto e fair play, insomma.
Ma nella sua naturale irriverenza c’è di più, ecco il ricordo appena blasfemo per George Best, altro talentuoso cavallo pazzo del calcio inglese “George Best nella sua prima seduta d’allenamento in Paradiso, giocando da ala destra ha fatto girare la testa a Dio, per sua sfortuna schierato terzino sinistro. Vorrei tanto mi tenesse un posto nella sua squadra. Best, non Dio…”.
E tanto per finire c’è questa fine metafora che mi sembra almeno maschilista “Il pallone è’ come una ragazza, prima gli piace essere accarezzato e poi violentemente sbattuto”. Con tanti saluti a Renzi e al suo cerchio magico di donne che un giorno sì e uno no interviene per sferzare sulla donna trattata come oggetto e il femminicidio.
Insomma più che un assist mi sentirei di definirlo un autogol. Forse sarebbe stato meglio additare come esempio l’uomo dell’uccellino, testimonial dell’acqua Rocchetta Alex Del Piero. Campione e uomo juventino, che mai ha protestato ne’ di fronte alle panchine in cui lo ha relegato Cappello, ne’ per quelle a cui,lo obbligo’ mister Conte. Signore sino all’ultimo anche al cospetto del benservito di Andrea Agnelli. Leader bianconero e uomo spogliatoio che non voleva destabilizzare l’attività e il lavoro dei compagni.
Vabbe’ lui è’ stato una icona bianconera e i fiorentini la Juventus che acquisto’ Baggio non l’hanno mai amata. E poi ha vestito la maglia a strisce bianche e nere e non quella rossa dei red devils, probabilmente più affine si colori del suo partito. Noblesse oblige si diceva un tempo. Ma Renzi, prigioniero del proprio ego, ha preferito Cantona, che forse un po’ gli somiglia. E il conseguente autogol. Con tanti saluti all’inconsapevole Sora Lella, che di calcio, probabilmente, proprio non ne mastica. Se volesse iniziare ad impratichirsi potrebbe cominciare dal filmato qui sotto. E, se crede, farlo vedere anche al suo stimato segretario/premier.

Il Max Turbatore

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