Antonio Conte, la lezione per chi crede nelle favole
Parto da lontano, da una fiaba che con la sconfitta degli azzurri sembrerebbe non azzeccarci molto. E in effetti fa parte di un lungo post in cui l’autore, Andrea Campanini, chiede all’europarlamentare pd Renata Briano un bilancio sulla UE e di riflettere sugli errori di Juncker e se li conosce. Questione a cui la Briano risponde “Penso di sì ma non dipende mai nulla da una persona. È il sistema che non va!!”. E allora spazio alla favola, che, per la morale, ricorda tanto Esopo, o George Orwell, alias Eric Arthur Blair e il suo 1984 la fattoria degli animali.
Quindi la fiaba racconta ” Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Leoni, zebre, elefanti, rinoceronti, gazzelle e tanti altri animali cercarono rifugio nelle acque del grande fiume, ma ormai l’incendio stava per arrivare anche lì. Mentre tutti discutevano animatamente sul da farsi, un piccolissimo colibrì si tuffò nelle acque del fiume e, dopo aver preso nel becco una goccia d’acqua, incurante del gran caldo, la lasciò cadere sopra la foresta invasa dal fumo. Il fuoco non se ne accorse neppure e proseguì la sua corsa sospinto dal vento. Il colibrì, però, non si perse d’animo e continuò a tuffarsi per raccogliere ogni volta una piccola goccia d’acqua che lasciava cadere sulle fiamme. La cosa non passò inosservata e ad un certo punto il leone lo chiamò e gli chiese: “Cosa stai facendo?”. L’uccellino gli rispose: “Cerco di spegnere l’incendio!” Il leone si mise a ridere: “Tu così piccolo pretendi di fermare le fiamme?” e assieme a tutti gli altri animali incominciò a prenderlo in giro. Ma l’uccellino, incurante delle risate e delle critiche, si gettò nuovamente nel fiume per raccogliere un’altra goccia d’acqua. A quella vista un elefantino, che fino a quel momento era rimasto al riparo tra le zampe della madre, immerse la sua proboscide nel fiume e, dopo aver aspirato quanta più acqua possibile, la spruzzò su un cespuglio che stava ormai per essere divorato dal fuoco. Anche un giovane pellicano, lasciati i suoi genitori al centro del fiume, si riempì il grande becco d’acqua e, preso il volo, la lasciò cadere come una cascata su di un albero minacciato dalle fiamme. Contagiati da quegli esempi, tutti i cuccioli d’animale si prodigarono insieme per spegnere l’incendio che ormai aveva raggiunto le rive del fiume. Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell’antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell’aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per fermare la corsa del fuoco. A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l’arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l’incendio poteva dirsi ormai domato. Sporchi e stanchi, ma salvi, tutti gli animali si radunarono per festeggiare insieme la vittoria sul fuoco. Il leone chiamò il piccolo colibrì e gli disse: “Oggi abbiamo imparato che la cosa più importante non è essere grandi e forti ma pieni di coraggio e di generosità. Oggi tu ci hai insegnato che anche una goccia d’acqua può essere importante e che «insieme si può» spegnere un grande incendio. D’ora in poi tu diventerai il simbolo del nostro impegno a costruire un mondo migliore, dove ci sia posto per tutti, la violenza sia bandita, la parola guerra cancellata, la morte per fame solo un brutto ricordo”.
Se non credi in una goccia d’acqua…..non ha senso “.
Se avete avuto la pazienza di arrivare sino in fondo, penso che la morale di questa favola si addica molto alla situazione italiana e non solo, e agli insegnamenti che mister Antonio Conte, al di là della possibile antipatia caratteriale, di cui gode nel nostro paese, ci ha voluto trasmettere prima di fare le valigie per andare a fare il suo lavoro nell’Inghilterra che, con la Brexit, ha tradito gli ideali europeistici. Conte potrebbe essere quell’uccellino, quel piccolo colibrì, che con abnegazione e solitario ha segnato il solco, il percorso. Solo contro tutti, con quella sensazione di personaggio scomodo per aver messo in crisi il sistema.
Già, lo stesso sistema inamovibile a cui, con una sensazione di impotenza, fa riferimento la stessa Briano. Una donna, la Briano, che in politica, per i trascorsi, ne deve aver viste tante, sino a convivere, forse, con un senso amaro di assuefazione. Il ct azzurro se ne è andato, dopo aver dimostrato a tutti che con il lavoro serio si possono colmare gap impensabili. Deluso per non essere stato difeso, messo al bando da quel sistema che aveva cercato di scardinare. Rifiutato dagli interessi delle società che amministrano business milionari. Ragioni economiche talmente importanti da suggerire di mettere in secondo piano anche l’orgoglio nazionale e la collettività che dovrebbe superare le ragioni dei singoli e di campanile.
E c’è un però. Perché l’istinto si sopravvivenza delle bestie, di fronte al pericolo di estinzione, riesce a comprendere l’insegnamento della generazione dei piccoli animali e a seguirne l’esempio. “Dimenticando vecchi rancori e divisioni millenarie, il cucciolo del leone e dell’antilope, quello della scimmia e del leopardo, quello dell’aquila dal collo bianco e della lepre lottarono fianco a fianco per fermare la corsa del fuoco. A quella vista gli adulti smisero di deriderli e, pieni di vergogna, incominciarono a dar manforte ai loro figli. Con l’arrivo di forze fresche, bene organizzate dal re leone, quando le ombre della sera calarono sulla savana, l’incendio poteva dirsi ormai domato”.
E, dal generale al particolare, credo che la morale sarebbe da prendere attentamente in considerazione anche dal Pd locale, timoroso dopo le ultime batoste elettorali dei ballottaggi. Nel nostro Pd in attesa di regolare i conti, fra il nuovo e il vecchio, chi cerca di indicare una nuova strada e’ guardato con sospetto perché, forse, ammonisce e mette in crisi la coazione a ripetere che si basa sull’esperienza ed il potere di vecchi politicanti mai usciti di scena. Dove purtroppo molti giovani, ma solo generazionalmente giovani, come la Briano pensano che è il sistema che non va, ma non hanno ali per volare oltre ai vecchi metodi decrepiti e ancronistivi. Alla ricerca di soluzioni e logiche nuove che garantiscano di non estinguersi. Perciò ci si continua ad arrovellare, con metodi ormai vetusti e incancreniti sulle primarie, difendendo un sindaco onesto ma dotato di scarsa empatia, pronto comunque a ricattarli con il fantasma di una lista personale che li porterà, inevitabilmente, ad una probabile dispersione di voti. Allontanando i bilanci dei partiti che lo, sostengono che in maniera inequivocabile lo avrebbero messo all’angolo. Alessandro Terrile, il segretario provinciale dem, e altri suoi pari, giovani per generazione ma prigionieri di vecchi metodi, si barcamenano in attesa del responso, salvifico o, al contrario, pericoloso, del referendum sulla riforma della costituzione del premier Matteo Renzi. Manovrati da vecchi politici che con le promesse di ruoli subalterni, ma redditizi, puntano a garantire soltanto se stessi. Nella giungla, il pericolo del fuoco, delle fiamme, riesce quasi miracolosamente a far coesistere le generazioni e ad indirizzare i loro sforzi verso un fine comune in cui ognuno, senza badare ai personalismi, decide di mettersi al servizio del piccolo e saggio colibrì che, con il suo esempio, indica la soluzione al problema. Antonio Conte, sconfitto ha deciso di abbandonare, conscio che il sistema è troppo forte per essere scardinato. Se ne va da vincente ma se ne va in un altro paese, quello della Brexit, forse consapevole che dovrà vedersela, nel suo intimo, con altre contraddizioni personali. Scomodo e antipatico l’ex ct degli azzurri, orgoglioso per i risultati ottenuti con una squadra operaia, dove ha insegnato ai suoi giocatori a rinunciare ai loro voli pindarici per mettersi a disposizione dei compagni di squadra. Trasmettendo i valori dell’umiltà e della predisposizione al lavoro. Un esempio nei confronti del quale Mario Tullo, qualche giorno fa in un post, aveva confidato personale antipatia, corroborata dal fatto di non aver convocato fra i 23 il centravanti rossoblu Pavoletti. Lo stesso Tullo aveva confessato che obtorto collo, se gli azzurri avessero battuto la Spagna -per un’antipatia forse superiore nei confronti dei tedeschi – avrebbe dovuto iniziare a tifare per la squadra nazionale. Per poi, salire, magari, in caso di nuovo successo, sul carro del vincitore, perpetrando un’usanza tanto in voga fra moltissimi politici nostrani. Gli è andata male. Per questo qualche giorno fa avevo omaggiato il filosofo dem Silvano Regazzoni, che ci aveva messo la faccia, del titolo di scardinatore. Sentiva puzza di bruciato. Ma il calcio e le fiabe sono un’altra cosa. E il sistema a cui allude la Briano, che non dovrebbe, ma favorisce i personalismi, e dispone di potentissimi anticorpi, e’ ancora parecchio duro da scardinare. Con tanti ringraziamenti ad Andrea Campanini, fotografo visionario, che spero di aver interpretato fedelmente.
Il Max Turbatore


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