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Regazzoni, lo scardinatore

Ho a lungo pensato come targare Il filosofo professor Simone Regazzoni, dato che dopo la sua ultima impresa mi sembrava riduttivo calcare ancora la mano su quel biofilosofo legato ad un cartoccio di patatine fritte con spruzzo di maionese.
In seguito avevo virato persino sul biliofilosofo, all’indomani di una sua garbata, ancorché accidiosa, sua (di lui) presa per le terga (hainoi, le mie). Eppero’, dicevo, il gesto, per quello che è, a questo punto, mi sembra di grande spessore e coraggio.
E allora kamikaze, che forse evidenzierebbe la missione suicida, oppure rottamatore? Troppo banale, viste le sue simpatie renziane, e inoltre nemmeno troppo calzante, visto che il Nostro se ha qualche cosa da spedire ai robivecchi, non sono altro che le vecchie logiche di certa politica. Quelle tattiche da segreteria di partito, o da Palio di Siena per cui, solitamente, vince chi si candida per ultimo e arriva con i cavalli stanchi ai canapi e con la rincorsa.
E ancora, lo scassinatore, troppo malavitoso, lo sfondatore, lo sgangheratore, il demolitore. No, troppa forza bruta. Perché Regazzoni, anche in questa fase, ha dimostrato di essere un filosofo, uno con il cervello fine. Che non demolisce, non sganghera, non sfonda. Lui cerca di ricostruire destabilizzando, lui scardina. Con il ragionamento.
Questo il mio processo interiore, di cui, lo capisco, fregherà anche poco.
I fatti sono che, in vista delle primarie, attendendo che il marchesino Doria si pronunci su una sua eventuale candidatura, che comunque verrebbe bocciata dal Pd alle primarie – quella sì, una missione suicida – mentre tutti gli altri, correnti, capicorrente, capibastone, eccetera… eccetera… nel Pd osservano una sorta di pace armata, chiamando a raccolta e disponendo le truppe e osservando i movimenti dagli avamposti. Ecco in mezzo a tutto questo bailamme silenzioso, qualcuno ha avuto la temerarietà di rompere gli indugi.
E si è proposto come l’agnello sacrificale che toglie i peccati dal mondo, ma credo che in fondo in fondo abbia ben calcolato rischi e vantaggi.
Ma partiamo dall’inizio. Cioè dalle prime voci, che altro non sono che post su facebook che risale a ieri. L’autore e lo stesso Regazzoni, indicato come uno dei possibili papabili in mezzo a tanti politici della vecchia guardia dem. Quelli che a volte ritornano. Dal parlamentare Mario Tullo, che, dopo due mandati, dovrà decidere che fare quando tornerà a Genova con il suo vitalizio, al consigliere regionale ed ex assessore della giunta Burlando, Pippo Rossetti, anche lui in corsa per un nuovo incarico dopo due legislature in via Fieschi. E poi sempre per il cartello usato sicuro, il vicesindaco Stefano Bernini ed Emanuele Piazza, assessore di Doria per il quale, si dice, si sia spesa addirittura il ministro con l’elmetto Roberta Pinotti. Ricco, a tal proposito, il carnet dell’unico ministro genovese del governo di Matteo Renzi che vedrebbe bene anche il direttore dell’Iit Roberto Cingolani, o, per motivi generazionali, addirittura il suo segretario a Roma, il consigliere comunale Alberto Pandolfo. E poi, ancora Ariel dello Strologo, alle prese con il peccato originale di essere stato nominato come ad per Porto Antico e Fiera, grattacapo mica da ridere. Infine Luca Borzani, presidente del consiglio direttivo della fondazione di Palazzo Ducale, che, per ovvie ragioni di lealtà, subordinerebbe, almeno al momento, una eventuale candidatura alle primarie, ad un possibile abbandono del sindaco Marco Doria.
Con questo bullesume, parlavo di un primo post di Regazzoni, che ieri, mentre si celebrava la Conferenza programmatica Pd del Centro Est, che comprende il centro storico, di fronte ai rumors ha deciso di sciogliere gli indugi, rispondendo sulla sua pagina fb ad un articolo nel quale veniva indicato così “Nella parte più a destra del Pd Simone Regazzoni continua la sua battaglia “contro il Novecento” rappresentato dal segretario Terrile (anagraficamente più giovane, fra l’altro) e sembra intenzionato ad andare fino in fondo. Come dire, se primarie saranno, difficilmente ne vorrà restare fuori”. E il docente all’Università di Pavia ha risposto così: “Leggo il mio nome accanto ad altri nell’arena delle primarie per il Sindaco di Genova. I politici navigati di solito smentiscono dicendo “non è vero”! Ma io non sono un politico navigato e più precisamente non sono un politico, a differenza degli altri nomi in circolazione: Bernini-Piazza-Rossetti. Inoltre le tipiche smentite dei politici, i giochi dietro le quinte, non sono il mio genere. Quindi: si vedrà, nulla è escluso a priori. Mai.”.
E poi, di fronte all’articolo di oggi sul Secolo XIX, che lo vedeva come possibile primo candidato alle primarie decideva per una ulteriore spallata, uscendo definitivamente allo scoperto “Confermo l’articolo sul “Secolo XIX” di oggi. Sono disponibile a candidarmi. E lo dico con chiarezza. Per una questione etica: non amo i balletti della vecchia politica, i caminetti inconcludenti. Mi piace metterci la faccia sulle battaglie. Chi è disposto a farlo qui a Genova?
Non amo nemmeno quelli che criticano restando a bordo campo. Troppo facile. Troppo comodo. Se necessario, se utile alla collettività, io in campo ci so stare. La nostra città non può aspettare i comodi del Principe Doria che ha fatto poco per Genova e ad oggi non ci ha ancora detto se si ricandiderà o meno mettendo il nostro partito in una condizione politica di subalternità. Faccia quello che vuole, non farà la differenza. La nostra città non può nemmeno aspettare le lungaggini della vecchia politica o la retorica del “prima coalizioni e programmi… poi poi i candidati”. La differenza la fanno le persone. La volontà di cambiamento. Il coraggio di innovare. La voglia di parlare ai cittadini. Genova non può più aspettare. Dobbiamo dire chiaramente caro Alessandro Terrile cosa vuole fare questo partito per la nostra città dopo Doria. È tempo di svegliarsi, prima che lo facciano altri”. Da notare fra l’altro l’uso del termine “caminetti” al posto di quello più utilizzato “salotti”. Ad indicare che la politica nella nostra città langue nei discorsi di lobby ormai vetuste, incrostazioni sempre più anacronistiche che continuiamo a portarci appresso sperando in un rinnovamento che di fatto non avviene, prigioniero delle vecchie logiche , delle vecchie correnti e dei vecchi personaggi della casta che governano nell’ombra o dai seggi romani.
E perciò, ecco fatto il sasso della sfida è lanciato, come il balilla che fece scattare l’insurrezione. Perché, almeno a giudicare dalle onde nel quieto e stagnante laghetto dem la sua autocandidatura ha suscitato tutt’altro che ammirazione. Michela Fasce, segretario della sezione centro storico, per esempio, parte da lontano, dalla contrapposizione fra programmi e candidati, come se l’elezione diretta per le amministrative fosse argomento di dibattito tipo “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Lungo e un po’ ambiguo il suo post che ha un unico imperativo “Hasta la victoria. Sempre!”. Dopo aver letto un articolo di giornale e alcuni post di fb mi viene solo da dire “Ma se io avessi previsto tutto questo….”, si perchè continuare con le guerre interne al PD senza contenuti ma solo con l’arroganza di dire io sono migliore, la mia corrente è migliore e non capire che si fa il gioco della altre forze politiche (che fortunatamente non stanno benissimo neanche loro!!!) mi sembra di vedere Tafazi!!!! Mi chiedo a chi giova portarci a sbattere contro un muro, se si perde l’anno prossimo perde il partito intero non solo la corrente avversa. Ieri abbiamo fatto la conferenza programmatica del Pd del Municipio Centro Est e quello che esce oggi è solo l’ennesima candidatura di un maschietto ( e lo sottolineo che ormai sono solo uomini quelli che stanno facendo quest’operazione) senza prendere in considerazione i punti del programma. Eppure sono mesi che diciamo: facciamo i programmi e non occupiamoci dei nomi!!! Mah… continuo con “…..se io avessi previsto tutto questo…..”. A cui risponderei d’acchito “un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate”
E poi, più facilmente traducibili, altri post con risposta più o meno ironica. Da quello di Cristina Lodi, vicina all’assessore Rossetti, esponente renziano che probabilmente, mai e poi mai, avrebbe pensato di dover fare i conti, sempre che, questo punto intenda ancora farli, con una serpe in seno. La Lodi eccepisce con una motivazione che fa tanto segretria di partito d’antan ” La corrente non è informata dei fatti 🙂 🙂 :)”. A cui lo stesso Regazzoni ha buon gioco a ribattere scherzoso “Accidenti, mi ero dimenticato della corrente!!!”. Con tanto di tris di esclamativi facilmente interpretabili. E il dibattito impazza. Michela Dalle Luche “Da levante a ponente in balia di capetti o di aspiranti tali …”. E Laura Cevasco “Ognuno ha diritto al suo momento di gloria…e il PD non lo ha mai negato a nessuno!!! :(“. Mentre Michela Fasce riporta tutti con i piedi per terra della vituperata sindrome del Tafazzi che si autoflagellava le parti intime, sindrome ormai congenita in casa Pd “Vana gloria se perdiamo”. È già quel vana gloria, invece che gloria vana, attribuibile al Regazzoni che passa, forse, per personaggio narciso e vanaglorioso in questo delicato lungo momento pre elettorale e con tanto di ballottaggi alle porte.
E poi, e poi… magari nemmeno sarà piaciuto quel primo riferimento in un eventuale programma del professore filosofo al problema sicurezza nel centro storico, un tema che sino ad oggi era stato esclusivo patrimonio del centro destra, postato appena dopo l’assemblea di ieri.
“Bene la proposta del Pd per il rilancio del centro storico Michela Fasce. Ma bisogna avere il coraggio di fare un passo in più. Chiunque si candidi a Sindaco di Genova credo dovrebbe dire con grande chiarezza una cosa: c’è un grosso problema Sicurezza nel Centro Storico (e nelle periferie). E questo problema va affrontato con responsabilità, chiarezza e coraggio. Ce lo chiedono i cittadini. Penso che la Sicurezza dei cittadini dovrebbe essere il primo punto di un programma innovativo per il rilancio di Genova. Abbiamo sempre paura del fatto che la Sicurezza sia di destra. Non è così: il problema è che l’abbiamo lasciata per troppo tempo in mano alla destra. Riprendiamocela se vogliamo tornare in contatto con la vita vera delle persone. La Sicurezza è la difesa dei diritti, in particolare dei diritti dei più deboli, è la garanzia di una buona qualità della vita, è la condizione per la vivibilità di una città. Rompiamo un tabù: il diritto alla sicurezza è di sinistra. Noi dobbiamo dire che oggi c’è un diritto alla sicurezza da non strumentalizzare ma che occorre riconoscere e garantire, per tutelare i bisogni concreti delle persone. Il diritto alla Sicurezza è un diritto di libertà, perché ogni nostra libertà, se non è tutelata nel suo esercizio quotidiano, e non è goduta, è una parola vuota. Questa è anche la migliore e più efficace risposta alle politiche della paura della destra.”
Un messaggio su cui, quasi immediatamente ha risposto proprio l’onorevole Mario Tullo, ricordando un piano di venti anni fa che evidentemente non ha sortito gli effetti sperati, vista la situazione attuale. “Il PD forse è timido o in ritardo, se lo trovo pubblico il decalogo fatto oltre 20 anni fa dal PDS e DS dopo il fenomeno delle ronde che si manifestarono a Genova prima che a Torino, per molti anni abbiamo tenuto una posizione ferma e una costante iniziativa di dialogo e coordinamento con i vari soggetti interessati, associazioni, cittadini, forze di Polizia, quelle iniziativa va ripresa, purtroppo con un soggetto molto debole e meno organizzato rispetto ad allora: il Partito; ma dobbiamo ripartire e ricostruire quel percorso consapevoli dei mutamenti sociali,culturali,economici che nel frattempo sono intervenuti”. Parole che suonano come una disfatta della vecchia classe politica. In venti anni a Genova si sono succedute almeno 5 amministrazioni, tutte di sinistra. Con sindaci che rappresentavano la società civile (Adriano Sansa), società civile e politica ((Beppe Pericu), la politica (Marta Vincenzi) e un outsider (appunto il marchese Marco Doria). E se i risultati sono questi occorre cominciare a confrontarsi, magari saltando le barricate e scardinando i giochi vetusti della politica d’antan. Se Regazzoni, in questo panorama, sia davvero un candidato alle primarie attendibile o solo l’agnello da sacrificare ai giochini della vecchia casta politica e’ ancora presto per dirlo.

Il Max Turbatore

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