La ricerca: sei genovesi su dieci non vogliono rapporti coi vicini di casa
Da “parenti serpenti” a “vicini diffidenti”. Se una volta erano i famigerati congiunti ad essere evitati, oggi la frenesia della routine quotidiana (76%) e il poco tempo per socializzare (63%) hanno fatto sì che questa diffidenza si estendesse ai vicini di casa, visti con crescente fastidio e distacco da 6 genovesi su 10 (61%) che ammettono di non voler approfondire alcun rapporto coi propri dirimpettai. Dal “condominio famiglia” tipico degli anni ’50, in cui la maggior parte dei vicini di casa si conoscevano e condividevano i momenti della quotidianità, si è passati infatti ai “condomini asociali”, dove si conosce a malapena il nome dei dirimpettai, evitati o salutati a fatica sui pianerottoli. Un fenomeno più marcato nelle grandi città del Nord, come Genova: secondo gli esperti la mescolanza di etnie e provenienze regionali, unitamente ai ritmi lavorativi frenetici, hanno accentuato la diffidenza nei condomìni.
È quanto emerge da uno studio promosso da Nescafé da cui ha preso spunto l’esperimento è stato condotto con metodologia woa (web opinion analysis) su circa 500 genovesi, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog e forum per capire come sono cambiati nel tempo i rapporti nei condomìni sotto la Lanterna tra vicini di casa. Il campione è ristretto e non rappresentativo di tutta la società (esclude ad esempio gli anziani che con i social hanno poca dimestichezza), ma rende l’idea quantomeno della fascia che è stata interpellata.
La soluzione al problema, secondo gli esperti citati, da Nescafé, è ovviamente quella di organizzare feste di pianerottolo, nemmeno a dirlo a base di caffè, ma al di là di questa scontata contromusira che, gaurdacaso, invita a aumentare i consumi del prodotto commercializzato dall’azienda, emergono molti dati interessanti.
Perché la diffidenza per i vicini di casa è sempre più marcata? Secondo i genovesi il motivo principale sta nella frenesia della routine quotidiana (76%), che impedisce di approfondire qualsiasi rapporto che non riguardi il nucleo famigliare, le amicizie più strette o l’ambito lavorativo. Di conseguenza si ha a disposizione poco tempo per la socializzazione (63%), scoraggiata ancora di più dall’aumentata percezione di micro-criminalità e terrorismo attraverso i media (54%). Quasi un genovese su 2 (52%) teme di essere ignorato dal vicino, mentre il 34% dei monitorati ha paura di risultare invadente (una reazione, questa, tipicamente genovese) e il 29% sostiene di essere troppo timido.
Secondoo il dottor Marco Costa, professore del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna: <Gli impegni lavorativi possono far vivere la propria abitazione soprattutto come luogo di riposo e rifugio proprio perché l’attività sociale viene già coltivata in altri ambienti, come il luogo di lavoro ad esempio. Di conseguenza quando si è a casa, si cerca anzitutto un nido in cui vivere la privacy, la riservatezza e il riposo. In secondo luogo, nella società sta aumentando la mobilità e diminuisce il senso di attaccamento al luogo e anche al vicinato>.
Spesso però il contatto con i vicini di casa è inevitabile fuori dalla porta di casa, ma come cercano di divincolarsi i genovesi che non amano il contatto coi condòmini? Ben 8 su 10 fanno proprio finta di niente (77%), abbassando lo sguardo o facendo finta di scrivere un messaggio con lo smartphone. La seconda “via di fuga” più gettonata è la frase “Scusa ma sono di fretta” (60%), seguita da “Sono in ritardo” (55%). Il 49% addirittura evita di utilizzare l’ascensore se già occupato da altri vicini, mentre il 33% si assicura che sulle scale non ci sia nessuno quando esce di casa.
<La prossimità spaziale tra vicini di casa è una potenzialità che non porta automaticamente all’interazione e alla solidarietà – spiega il Giandomenico Amendola, professore di Sociologia Urbana nella Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze – Essa non determina una spinta all’interazione e, men che meno, alla costituzione di solidi rapporti interpersonali. A maggior ragione, in un palazzo abitato in da lavoratori, le occasioni di incontro sono inevitabilmente sporadiche ed in genere molto rapide e formali. Andando ad analizzare i fattori che agiscono sui rapporti di vicinato, i principali sono l’omogeneità sociale-culturale e il tempo di residenza”.
Ma qual è l’identikit del “coinquilino asociale” a Genova? Sono principalmente gli uomini ad essere diffidenti nei confronti dei vicini di casa (67%), contro il 55% delle donne. La fascia di età che raccoglie più persone diffidenti coi vicini di casa è quella tra i 31 e i 50 anni (71%), mentre scende al 60% tra gli over 50 e al 51% tra gli under 30. Il fenomeno, che è molto più forte tra gli abitanti dei grandi centri urbani del Centro–Nord dove Milano è in testa con il (69%), seguita proprio da Torino (68%), Venezia (66%) e Bologna (64%), al Sud si verifica con minore intensità, come a Roma (57%), Napoli (55%) e Palermo (52%). Tra le categorie più “asociali col vicinato” ci sono i manager (68%), i liberi professionisti (65%), gli avvocati (64%), i banchieri (63%) e gli impiegati (62%).



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