C’è sempre un Rolex dietro alle gaffe del governo Renzi

Per Renzi e soci e’ diventato sinonimo di scivolone, di inciampo, di intoppo, di topica, di gaffe se non addirittura di possibili imminenti dimissioni. Sto parlando del Rolex,  principe degli orologi o orologio principe. A seconda della pubblicità reve d’or (sogno d’oro), orologio lusso senza tempo, o il regalo che procura soddisfazione costante. Fra i suoi testimonial addirittura il tennista svizzero, come la maison che produce l’orologio, Roger Federer. Eppure rischia di diventare un cattivo presagio per i pregiati gioielli della Renzi e soci. Una vera e propria buccia di banana per un premier che ha fatto dello stile fashion uno dei suoi punti di forza.
Amuleto, talismano, addirittura feticcio. Ma al contrario, insomma. Tutto è iniziato nel marzo dell’anno scorso. Scandalo grandi opere, in cui viene a galla il legame di amicizia, non solo fraterna,  fra l’imprenditore Stefano Perotti, Franco Cavallo, Ettore Incalza supermaneger del ministero dei trasporti e l’allora ministro alle infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi. Lui riceve in dono abiti sartoriali, il figlio Luca, ingegnere, un Rolex da 10.350 euro per la laurea, oltre ad un posto di lavoro presso lo studio Mor di Genova, proprietà della famiglia belga della moglie di Stefano Perotti. Il parlamentare di Ncd si dimette qualche giorno dopo incalzato dalle opposizioni. Il premier stesso assume il suo incarico che un mese più tardi mette nelle mani di Del Rio. Rolex, molto attenta ai problemi di immagine, minaccia un’ azione legale, con acclusa richiesta di risarcimento, nei confronti di Lupi che avrebbe causato alla maison una pubblicità negativa.
Il secondo episodio, una gaffe che coinvolge addirittura il premier e il ministro dell’interno Angelino Alfano, si verifica il giorno della cerimonia di inaugurazione dell’expo 2016. Appena due mesi dopo. E causa quasi un incidente “diplomatico”. Un gruppo di facinorosi con tute nere e cappuccio in testa, alla moda dei black bloc devasta a colpi di spranga le vetrine del centro di Milano. Il premier commenta “Agli amici del Pd di Milano dico grazie. Mentre quelli con il Rolex andavano a distruggere le vetrine si sono messi a ripulirle. Quattro teppistelli non la vinceranno, siamo più forti noi”. E Alfano ribadisce “In piazza ho visto farabutti con il cappuccio e figli di papà con il Rolex”. La polemica decolla con la pubblicazione sui quotidiani della fotografia di un incappucciato, con tanto di spranga e presunto Rolex al polso, intento a fracassare una vetrina. Così  l’amministratore delegato di Rolex Italia Gianpaolo Marini, temendo una pubblicità negativa per la maison svizzera, acquista una pagina sul Corriere della Sera per vedere pubblicata una sua lettera in cui bacchetta sia il premier che il suo ministro dopo aver comunque messo in discussione che si trattasse di un Rolex e non di uno dei tanti “taroccamenti” made in Cina venduti da un esercito di vu’ cumpra sulle nostre spiagge e non solo. L’ A.d. della maison si rammarica “Purtroppo l’eco delle vostre parole e’ stato straordinariamente vasto e ha prodotto l’inaccettabile affiancamento dell’immagine di Rolex alla devastazione di Milano e all’universo della violenza eversiva”. E Alfano liquida Marini con un po’ di stizza “Protestano e ne approfittano per farsi pubblicità”. Potere di un marchio.
Un crescendo di sfiga, insomma, in cui interagisce anche la superficialità dei nostri politici nell’utilizzare immagini banali, come quella dei figli di papà, rivoluzionari da strapazzo, in piazza con le loro contraddizioni e i simboli-simulacri della società consumistica contro cui stanno lottando.
Ma l’episodio che accade appena dopo le feste natalizie e’ quello di cui probabilmente ci sarebbe da vergognarsi di più. La delegazione italiana di palazzo Chigi va in missione in Arabia Saudita e a Riyad viene omaggiata di una serie di orologi dal valore differente, alcuni cronografi del valore di 3/4 mila euro e alcuni Rolex del valore di dieci mila euro. Fra i membri della delegazione scoppia una vera e propria rissa per accaparrarsi il modello più costoso. Tanto che deve intervenire la scorta, sottraendo e confiscando i gioielli che vengono messi a disposizione del premier. La figuraccia riportata sulle pagine dei nostri quotidiani e’ internazionale.
L’ultima vicenda e’ quella legata ai presunti doni, un Rolex e alcuni gioielli per le figlie, di cui, secondo Dagospia, sarebbe stata omaggiata il nostro ministro della difesa Roberta Pinotti dopo l’accordo tra il Kuwait e Finmeccanica, oggi Leonardo, per la vendita di 28 caccia Eurofighter, per un valore di 8 miliardi di euro. La Pinotti ha prima smentito dicendo che la notizia era priva di fondamento. Poi ha abbozzato dicendo che il Rolex, di valore comunque molto inferiore a quanto era stato scritto, era a disposizione degli uffici preposti. Infine nel corso di un’intervista televisiva, dopo aver annunciato di aver dato mandato ai suoi legali di querelare Dagospia, ha spiegato che i gioielli sarebbero stati venduti e il ricavato destinato alla beneficenza delle donne yazide incontrate in un campo profughi. Insomma un cortocircuito che ha consentito ai giornali querelati di cercare di rivoltare la frittata. Fatto sta che la cosa ha parecchio innervosito il premier Matteo Renzi, tanto che da una quindicina di giorni circolano, sempre con maggiore frequenza rumors su un possibile avvicendamento della Pinotti. Lei rientrerebbe in senato e il suo dicastero potrebbe essere destinato al capogruppo a palazzo Madama Anna Finocchiaro o a Vasco Errani. Pare che in particolare non siano piaciuti a Renzi i tentennamenti e le spiegazioni a singhiozzo maturate dal suo ministro. Un sito parla infatti di una Pinotti traballante e, ironia della sorte, proprio sopra al titolo c’e’ la pubblicità si un’asta di orologi da polso.
E forse è proprio per per queste voci che si rincorrono che da qualche giorno la pagina social del ministro e’ meno incalzante. Lei, così prorompente in materia di ego, si è limitata nell’ultimo week end a dare attestazione del suo impegno per il sì al referendum costituzionale andando a firmare a Pra’.
Il conto alla rovescia, insomma potrebbe essere cominciato. Ma non è dato sapere se su un ambito cronografo Rolex, la maison svizzera che produce il principe degli orologi, diventata una vera e propria iattura per il nostro governo. Basti all’uopo, uno stringato bilancio. Un ministro dimesso, uno traballante, una rissa fra funzionari dello stato. E due topiche storiche da parte del premier e del suo ministro dell’interno. Con tanto di reprimenda su una pagina del Corriere della Sera. Per chi crede ai segnali, prima di un referendum, in cui si gioca il futuro del nostro esecutivo, non c’è’ altro da dire. Se non toccare ferro. Anzi acciaio.
Il Max Turbatore.

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