Spettacoli 

Teatro della Tosse,”Orfeo rave” debutta domani al Padiglione B della Fiera del Mare

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Debutta  domani alla Fiera del Mare di Genova – Pad. B in Prima nazionale “Orfeo Rave” lo spettacolo di Emanuele Conte e Michela Lucenti, produzione Teatro della Tosse e Balletto Civile. Lo spettacolo resterà in scena fino all’11 maggio, ore 21 e lunedì 9 maggio anche con replica mattutina ore 10.

Emanuele Conte e Michela Lucenti, per la prima volta firmano insieme uno spettacolo e creano un Orfeo che spazia dalla prosa, alla musica elettronica, dalla danza all’arte visiva, pensato appositamente per l’ambiente che lo ospita.
Ad affascinare gli autori è stata l’enormità di questo spazio e il suo senso di vuoto, che pur aumentando notevolmente le difficoltà di allestimento moltiplica le opportunità e le scelte artistiche.
Nei nove quadri di cui si compone lo spettacolo il movimento, la musica e le video proiezioni creano l’ambiente nel quale agiscono attori e danzatori.
Il pubblico attraverserà gli 11.000 metri quadrati del primo piano del padiglione Jean Nouvel, tra piani inclinati sospesi a mezz’aria, pareti di plastica, cancellate di ferro, ponteggi, panche di legno e lettini da obitorio, in un allestimento scenico, firmato da Emanuele Conte, che trasforma lo spazio, senza stravolgerne la natura.
Le coreografie di Michela Lucenti prendono vita in questo ambiente amalgamandosi con il pubblico, le scene e il vuoto in una serie di danze che mischiano generi e stili diversi: break, contemporaneo e classico.

La storia di Orfeo è una storia di morte e di amore perché gli uomini temono questi sentimenti in egual misura, forse perché entrambi impossibili da controllare.
Il mito di Orfeo racconta un cambiamento e una sfida.
Euridice è prigioniera nell’Ade. Orfeo si avventura nell’Oltretomba per salvarla. Ma dopo aver superato vittorioso le sfide degl’Inferi, l’innamorato soccombe all’ultima prova, quella apparentemente più semplice: voltandosi a guardarla, Orfeo perde l’amata Euridice per sempre.
Perché Orfeo si volta? La grandezza del mito sta nella complessità della risposta. Da Cocteau a Pavese, in tanti hanno cercato una risposta.
Il nostro Orfeo è un uomo. Gli uomini hanno paura tanto dell’amore quanto della morte, perché in entrambi i casi temono di perdere se stessi. Da qui la domanda che muove il nostro spettacolo: e se Orfeo non fosse sceso nell’Ade per riportare in vita Euridice, ma per ritrovare una parte di sé che non esisteva più? Forse Orfeo cercava il suo stesso dolore: quando lo ha trovato, non ha potuto fare altro che voltarsi, per lasciarlo andare, gettandosi alle spalle quella parte di sé che era morta insieme a Euridice.

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