Giovanni Toti, la Liguria e a seicentu da rottamare
Oggi la Liguria ve la racconto così…ma quanto è bella?#LaMiaLiguria #PrimaverainLiguria #veniteinLiguria pic.twitter.com/OYDC1OoNDK
— Giovanni Toti (@GiovanniToti) May 4, 2016
Strana persona il nostro governatore Giovanni Toti, che vorrebbe a tutti i costi convincerci di essere ligure, se non di nascita, almeno d’adozione. E passi ancora per quella faccia un po’ così’ e quell’espressione un po’ così… con tutto quel che segue. Poi, però, incespica sui nostri confini territoriali includendo persino la piemontesissima Novi Ligure che dista dal nostro confine ben 13 chilometri ed è il centro più importante del novese e primo comune dell’oltregiogo. E facendo una simile confusione dimostra anche che non conosce la storia della regione che governa. Il che per un politico-giornalista non dovrebbe essere un encomio professionale, ma conferma quel che diceva Leo Longanesi “Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa”. E dire che il nostro Toti, come cittadino di zone di confine, d’origine e di domicilio, (Nasce a Viareggio ma si trasferisce a Massa. Poi studia alla statale di Milano. Dal 2001 vive ad Ameglia, località in provincia dilla Spezia, a pochi chilometri dalla sua Toscana) avrebbe dovuto sprecare un po’ del suo tempo per considerare che cosa abbia significato per la storia e, ancor oggi per l’economia, la zona dell’oltregiogo per Genova. O, affascinato dal suo errore, avrebbe potuto documentarsi sulle ragioni storiche di quel “Ligure”per un comune alessandrino, provocazione nel consiglio comunale per un ministro Urbano Rattazzi che nel 1863 aveva deciso di allargare i confini della sua provincia natale. Appunto Alessandria.
E a questo punto merita pure un’altra citazione, quella di Aleksander Solzhenitsyn, scrittore sovietico anticomunista, quello di Arcipelago Gulag: “La fretta e la superficialità sono la malattia cronica del nostro secolo e più di ogni altro spazio si riflettono nella stampa”.
Certo è che, visti i precedenti – l’accusa di essere stato paracadutato qui da Milano, in una regione che nonostante la residenza non conosceva affatto, e lo scivolone di cui ho parlato sopra- nel prosieguo del suo mandato ha cercato in ogni modo di consegnarci l’immagine di se’ che ne fa persona più incline a considerare la carica di governatore di questa regione, che quella di politico in transito, avviato a subentrare al suo padrone Silvio Berlusconi. Tanto più che recentemente con la vicenda Bertolaso-Marchini-Meloni parrebbe essere stato parecchio ridimensionato.
Perciò’ da mesi sulla pagina Twitter posta immagini più o meno turistiche della nostra bella regione, intervallate da selfie, annunci di comparsate a programmi televisivi e radiofonici, e dalla testimonianza di appuntamenti istituzionali a cui ha partecipato, fuori o dentro la Liguria.
E devo dire che tra un video su “Il nostro basilico, i nostri ulivi, il nostro entroterra e il nostro verde sul mare” e fra le immagini dei palazzi dei Rolli, dell’Abazia di San Fruttuoso, dei vicoli di Finalborgo e delle case della Palmaria mi aveva quasi convinto. Di più, ero quasi arrivato a classificarlo come uno di noi quando aveva pubblicizzato l’intenzione di indire una gara fra pesciolino, scazzone, tartarughina di Albenga o tarantolino di Quezzi – tutte specie che vivono tra il nostro mare e i nostri boschi – per individuare il testimonial dei parchi liguri.
Eppero’ e’ stato l’ultimo messaggio di oggi a lasciarmi un tantino interdetto. Perfetto il cinguettio “Oggi la Liguria va la racconto così, ma quanto è bella”. Incuriosito mi getto sul video. Immagini delle Cinque terre, spiagge che poco hanno da invidiare a quelle siciliane o sarde, porticcioli, pescatori e barche a vela in mare, lo sfondo della spiaggia e dell’Abazia di San Fruttuoso di Camogli. Insomma quanto possiamo offrire si meglio dal punto di vista delle attrazioni paesaggistiche. Senonche’ c’è una caduta. Di stile, forse di conoscenza del genovese. Perché le immagini in movimento velocizzato vengono commentate da una canzone anni Sessanta, quella “A seicentu” di Piero Parodi che faceva un po’ il verso in genovese a “la balilla” di Giorgio Gaber.
Con un testo che inizia così : “Aveivu acatou ‘na bella seicentu, a l’andava veloce ciu’ forte d’o ventu”. E capisco che Toti non conosce il nostro dialetto. Intanto perché una canzone del genere che nulla ha a che vedere con le nostre bellezze del paesaggio. Capisco, chesso’ Bocadase, che parla di uno scorcio panoramico, di porticcioli e case di pescatori. Non riesco a comprendere a Seicentu, se non per il fatto che anche questo sia un brano in dialetto. E, come se non bastasse, nella canzone che, racconta in pratica, come venga smembrata e fatta a pezzi la seicento nuova, il nostro governatore ha scelto proprio il passaggio in cui ne’ tedeschi, ne’ inglesi, evidentemente turisti di passaggio in città, fanno una bella figura. “Ariva i tedeschi: ” verbotte versciure”/ a me fan feua circa mezo mutore/ ciammu i ingleixi pe’ cacciali via/ se mangian tutta a caruseria”. E poi gli altri versi, ironici per quanto si vuole, che però danno l’idea più dei vicoli del nostro centro storico o di Forcella che di altre belle zone della nostra città’
“Lascia a machina davanti a ‘na porta/ me gratan subitu a reua de scorta/ a sposti ciu’ ‘n la, int’ina via larga/ a penna a giou l’euggiu me fregan a targa.
Passa ‘n figeu con doe belle figinn-e/ o me svia tutte e lampadine/ anche mae frae pe’ curase l’anginn-a/ o fa finta de ninte o se mangia a bubinn-a”.
Insomma non proprio un bel messaggio per i turisti che si preparano a venire nella nostra città usando l’automobile. Quando dovranno parcheggiarla all’esterno dei garage degli alberghi andranno a dormire con il timore di ritrovarsela a pezzi.
A questo punto suppongo che il Nostro ancora non conosca a sufficienza il nostro dialetto per incorrere in un abbinamento immagini-musica davvero senza alcun senso. Peccato più che logico. Oltrettutto, spezzino e genovese hanno qualche punto in comune ma non troppo. Tanto che vicendevolmente spezzini e genovesi si scambiano accuse di parlare una lingua imbastardita.
Ma ho, comunque, un consiglio per il nostro governatore, anche perché le sue mire di decollo, almeno al momento parrebbero aver subito qualche contraccolpo. Per evitare altri scivoloni penso che il presidente di A Compagna, professor Franco Bampi sarà ben felice di iscriverlo a un corso di zeneixe e nel frattempo di fargli da cicerone raccontandogli le vicende storiche della nostra città. Citta’ non a caso superba che per storia e tradizione e’ da sempre poco accondiscendente verso i presunti conquistatori. E ci dispiacerebbe, anche di più, che quella seicentu da rottamare finisse per diventare un cattivo presagio nei suoi confronti.
Il Max Turbatore


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