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Scommessa nella movida in bilico tra morte e rilancio. Piazza delle Erbe, il decano dei gestori non lascia, raddoppia

Pietro Avvenente, titolare con la sua società dello storico Bar Berto, apre un secondo locale nella piazza: <Quando sono arrivato, nel 1998, qui agiva la vera criminalità: droga, prostituzione, sigarette di contrabbando. Nella prima stagione ho assistito a tre sparatorie. Ora questa zona ha una vocazione turistica che non possiamo sprecare, pena la morte>

bar berto beer sport

Nonostante le polemiche sulla movida, nonostante le nuove ordinanze annunciate dal Comune che chiuderanno i locali all’una nel corso della settimana e alle due il venerdì e il sabato, il decano dei gestori del locali delle Erbe non lascia, raddoppia. Pietro Avvenente, nella piazza dal  giugno del 1998, ha aperto con i suoi soci di fronte allo storico “Bar Berto” (quello tappezzato di piastrelle Art Decò, quello frequentato da Fabrizio De Andrè) il “Bar Berto Beer Sport”, con tanto di calciobalilla, proprio come i “bar sport” di una volta.
È Avvenente a raccontare perché crede ancora nella movida. Lui ci crede perché l’ha vista nascere, in alternativa al degrado e al progressivo abbandono della zona da parte delle attività del commercio tradizionale. <È probabile che la movida si sia trasformata in questi anni. Il popolo studentesco che si aggirava nel centro storico non ci sono più. La movida che vogliamo per la città è fatta di turisti che si aggirano nel centro storico – dice -. Non me la sento di dire “Ai miei tempi era meglio”. Quando sono arrivato c’era molto degrado, ma non come lo intendevamo adesso, legato a una vendita per fortuna oggi regolamentata, ma fino a ieri libera. Era un degrado di droga, di criminalità, di prostituzione, di vendita di sigarette di contrabbando. La prima stagione che ho passato alle Erbe ho assistito a tre sparatorie>.

Nell’intervista, Avvenente parla del degrado che c’è ancora nel centro storico, della criminalità che è passata dalle mani dei clan napoletani a quelle dei gruppi stranieri.
<Il bar che abbiamo aperto – conclude il gestore – lo consideriamo un’ottima opportunità commerciale in una zona che ha ancora la sua vivacità commerciale e che ha la vocazione per sviluppare quel turismo che Genova obbligatoriamente deve attirare, pena la morte>.

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