Ambiente 

Sversamento di gasolio, oggi strade e scuole chiuse in zona. Schiumogeni per ridurre puzza e rischio di incendi

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di Monica Di Carlo

Un fiume nero che scorre sinistro e vischioso a valle. Alla mente tornano le immagini delle coste vicino alle quali una petroliera ha perso il suo carico, solo che è piena città, con le case che si affacciano sul rio maleodorante. In ogni stanza sembra di avere come vicino una distributore di benzina incontinente. Polizia municipale, vigili del fuoco e protezione civile fanno quello che possono, ma a volte non basta fare il possibile e nemmeno l’impossibile. Il catrame nero avanza, copre ogni cosa, la avvolge e la fa sparire, la ingoia come farebbe un immenso e fluido alieno. Blob ha preso possesso di salita Pianego, ne ha fatto il proprio quartier generale e poi ha allungato i suoi tentacoli sul Polcevera. Lì ci sono le panne disposte da agenti, pompieri e militari della Capitaneria, perché il male assoluto non trovi affaccio al mare. Nel greto le ruspe e gli uomini si muovono come formiche che tentano di arginare il gigante mentre l’aria si fa irrespirabile e sembra che debba prendere fuoco da un momento all’altro. Ovunque si muovono gli agenti della polizia municipale del Reparto Ambiente e quelli della Protezione Civile insieme alle divise verdi dei vigili del fuoco. L’antidoto è lo schiumogeno che argina la puzza e impedisce che una qualsiasi scintilla trasformi la sostanza petrolifera in un’immenso rogo. Il rimedio, però, ha la proporzione dei pannicelli caldi in una situazione di disastro ambientale, il solito disastro ambientale, quello che tocca a Genova ogni volta che qualcosa non va per il verso giusto. Perché chi ha sfruttato per decenni il suo territorio non ha rispettato il corso dei torrenti (è il caso delle alluvioni) o non ha tenuto in contro che quando le industrie devono convivere con aree fortemente antropizzate a rimetterci sono sempre e solo gli abitanti. Ieri a rovinare una tranquilla domenica di cielo “luvego” prima che si chiudessero le urne del referendum e in tv cominciassero noiosissime trasmissioni post consultazioni è arrivato il fiume nero fuoriuscito da un tubo, una tubatura di grandi dimensioni si affrettano a spiegare i tecnici, quasi a voler far capire con tre parole, “di grandi dimensioni”, la proporzione del disastro. A un tubo grande corrisponde una perdita grande, grandissima, spaventosa. Pare che l’incidente non sia doloso e questo non è che serva a sollevare chi s’è trovata la marea nera come scomodo vicino di casa. A stabilire il resto ci penserà l’ennesima inchiesta della magistratura, troppo spesso impegnata ad accertare le responsabilità di fatti come questo, che hanno a che vedere con l’utilizzo e lo sfruttamento del territorio. Pare anche che all’origine di tutto ci sia una frana, l’ennesima in questo territorio fragile e vilipeso. Il nome del proprietario del tubane incline alla fragilità è “Iplom”, una parola che per alcuni significa “lavoro” e per altri “problemi”. Questione di punti di vista. Vuole la leggenda che quando ieri sera, verso le 21,30, quando la presidente del Municipio Iole Murruni ha composto il numero dell’azienda di Busalla, dall’altro capo del telefono rispondessero voci inconsapevoli e imbarazzate. Ma deve essere andata per forza diversamente, perché altrimenti vorrebbe dire che il gasolio si è riversato nel torrente per ore prima che il “rubinetto” venisse chiuso. Pare che non tutto il fluido abbia preso la strada del torrente Fegino e che un altro rivolo abbia fatto esercizio di anarchia e abbia voluto tastare il terreno del versante che si affaccia su Trasta.
Il risultato più immediato per la gente di via Pianego sono via sbarrata e le scuole chiuse nella zona. Stamattina ci sarà chi non saprà come raggiungere il luogo di lavoro e chi dovrà fare esercizio di ricerca creativa di una baby sitter presso la quale sistemare i piccoli di casa mentre s’ingegna a calare a valle per raggiungere l’ufficio, la fabbrica, il negozio. Puzza, inquinamento e disagi su disagi. E tanta voglia da parte degli abitanti della zona di dire “basta” a una vita condotta sul filo della vivibilità.

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Le foto sono tratte dalle pagine Facebook di alcuni abitanti – Testo: tutti i diritti riservati)

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