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Incontrarsi e dirsi ciao, anzi… ciaone

Mi sono imbattuto anche io nel ciaone. Di cui ignoravo l’esistenza. Un po’ come il petaloso della Crusca. E, quando ho subodorato che non si trattava di un primo ciao in inglese, a cui avrebbe fatto seguito un ciaotwo e un ciaothree, ho cominciato a riavvolgere il nastro cercando di andare alle origini. Così mi sono ritrovato a guardare la clip del film “confusi e felici” di Massimiliano Bruno. La gag in cui il ciaone viene sdoganato da una coppia in crisi in cura da un perplesso Claudio Bisio, nei panni di uno psicoterapeuta. Un’ operazione esegetica che mi ha consentito di eliminare definitivamente il dubbio che l’inglese, che ormai tra hashtag, hacker e tweet, ha marginalizzato la lingua italiana, c’entri qualche cosa.
Allora dibattiamo anche sul ciaone che un deputato simpaticone di nome Ernesto Carbone, che nel Pd lavora in direzione ha inserito nella sua dissertazione sulla sconfitta del referendum antitrivellazione. E il primo a svelarmi l’acme della polemica e’ stato il consigliere regionale Pd Giovanni Lunardon con un messaggio sulla sua pagina twitter. “Ciaone detto con disprezzo a chi esercita il diritto di voto e’ uno dei momenti più bassi di questa tarda e decadente seconda repubblica. Chi l’ha detto dovrebbe vergognarsi. Per quanto mi riguarda sono andato ai seggi e ho votato. Come sempre. Ho votato no”. Insomma, questione di punti di vista. Per completezza voglio riportare anche il tweet postato a seggi ancora aperti da Ernesto Carbone. Il messaggio che ha fatto nascere la polemica. “Prima dicevano quorum. Poi il 40, poi il 35. Adesso l’importante è partecipare. Ciaone”.
Io rispetto il popolo della rete, rispetto anche le sue ondivaghe ondate di risentimento che, una volta evacuato però, almeno così mi pare, non lascia alcunché. Ne’ dal punto di vista educativo, ne’ da quello costruttivo. Si agisce in una piazza mediatica in cui. il più delle volte, si esercita una necessità fisica impellente. Espressa la quale nessuno ha il tempo di ascoltare e ragionare sulle motivazioni dell’altro. Per questo non capisco tanto clamore, anche se cerco di mettermi dalla parte delle persone che si sono sentite offese, quelle che ieri sono andate ai seggi per esercitare un loro diritto sacrosanto.
Eppero’ credo che quel Ciaone faccia parte, ormai, del clima in cui è scaduta la competizione politica affidata alla rete. A me capita, ed è capitato, di leggere messaggi molto più violenti e irridenti per questioni assolutamente di minor importanza. Anche perché ieri il motivo del contendere era abbastanza lontano da quello dichiarato dai referendari. Era chiaro che il voto costituisse una prova generale in vista di una ipotetica sfiducia al governo. Il governo, in difesa, ha reagito armando la barricata dell’astensionismo. E Renzi, nell’occasione, si è ritrovato a dover fronteggiare anche la fronda interna che, tanto per prendere le distanze ha suggerito di esercitare il diritto ma dissentendo rispetto al fronte del sì. Con il risultato di alimentare la stucchevole polemica sul diritto-dovere del voto attraverso la contrapposizione fra Giorgio Napolitano e il presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi.
Il resto secondo me, ciaone compreso fa parte, del clima creato ad arte attorno a questo confronto in cui il messaggio più frequente lanciato da Movimento 5 Stelle e Lega Nord era quello di mandare a casa il Governo. E con Renzi e i suoi accoliti logorati dal fronte di fuoco, amico e non, era logico che, una volta scampato il pericolo, ci fosse questa reazione. Scomposta quanto si vuole, ma, alla fine, plausibile. Lo scandalizzarsi fa parte – e’ solo il mio parere personale, nulla di più- dell’alone di ipocrisia in cui vegeta il nostro mondo politico. Il ciaone di Ernesto Carbone, avvocato quarantunenne di Cosenza, renziano doc, e’ l’espressione di quanto sia diventata deludente la pratica politica vissuta ormai spasmodicamente tra aula, rete, messaggi e tweet. Con incontri con l’elettorato vissuti più virtualmente, alimentando la piazza mediatica, che non nella realtà. Attraverso una lotta faziosa in cui, il più delle volte, l’avversario di giornata non merita rispetto ma quotidiano e inestinguibile disprezzo. E’ ormai un mondo ai confini della realtà votato al tifo da stadio in cui Beppe Grillo e’ l’Elevato e Matteo Renzi il Bomba da mandare a casa. Come sorprendersi, allora, per un ciaone rivolto al popolo dei referendari ma soprattutto a quei gufatori vicini di casa stanza rimasti alla finestra dopo il salto alle urne in cui hanno crociato, deferentemente, il no suggerito dai mai troppo rottamati?
Perche’ il motivo del contendere, e in questo sono d’accordo con il buon lunardongio che twitta dimostrando una sorta di ipocrito stupore, e’ tutto da ricercarsi nella decadenza di questa seconda repubblica formata da politici di lungo corso o appena arrivati, classe o casta, di cui, volente o nolente, anche lui fa parte. Perché rosicare per un Ernesto Carbone, peones di Montecitorio, che si è guadagnato qualche istante di notorietà schernendo gli avversari utilizzando il saluto che rivolge a sua figlia teen ager. In fin dei conti ha stuzzicato quelli che, a parti invertite, si sarebbero scatenati con brindisi e manifestazioni di piazza per sottolineare un insperato raggiungimento del quorum. E siamo arrivati anche alla demonizzazione del Ciaone. Incomprensibile per un ambiente che vive, forse inconsapevolmente, calato fra apparizioni e slogan mediati dal mondo dello spettacolo che poco hanno a che fare con il respiro di un’argomentazione politica, alle prese con l’imperativo di semplificare e di lasciare da parte le sfumature. E stupisce che qualcuno che frequenta quotidianamente questo mondo abbia ancora il coraggio di sorprendersi. Perche’ nel mondo dei 140 caratteri spari, colpisci e ritiri il premio. Questi sono i rischi e le regole altrimenti resti a casa ad articolare qualche frase più profonda. È il mezzo in se’ che è discutibile. Occorrerebbe invece essere consapevoli che dietro allo slogan ci sono tanti significati non esplicitamente dichiarati, di cui, magari, anche chi scrive non è a conoscenza. È quasi mai si hanno tempo evoglia di impelagarsi in un’operazione esegetica. Così, a mio parere, l’autore del messaggio, quel tal Ernesto Carbone da Cosenza, senza saperlo ha compiuto un piccolo capolavoro di ironia. Ma non è il vituperato ciaone, quanto il richiamo al titolo del film da cui il nostro deputato ha attinto per fotocopiare quel suo saluto con problemi di obesità . Lo scherno non sta nel ciaone, ma nel “confusi e felici” che è l’opera di Massimiliano Bruno. Confusi e felici rappresenta, alla fine dei conti, anzi, all’inizio dell’avventura referendaria, la definizione più azzeccata per l’armata Brancaleone partitica che ha creduto di fare la rivoluzione con l’arma della consultazione. Confusi e felici, dunque. E nemmeno sarà attribuibile a un un caso se fra i politici che hanno rimarcato il cattivo gusto di Ernesto Carbone l’unico Dem ad essersi esposto e’ stato proprio Lunardon. Lui, che, manco a farlo apposta, appartiene a quella minoranza che sta affilando i coltelli in vista del prossimo congresso. Ma spiegarlo in 140 caratteri, malafede o no, risulterebbe difficile.

Il Max Turbatore

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