Il delfino del cavalier B con la tuta del Cipputi
Quando l’ho visto con la felpa con il logo FIOM sul petto, nell’immagine postata sulla pagina personale del suo sito Twitter, ho pensato immediatamente al tiro di qualche hacker goliardo e burlone. Poi però la stessa foto e’ comparsa sui quotidiani cartacei e on line, succulenta notizia, probabilmente, dove un governatore di centrodestra indossa la stessa felpa vestita da Maurizio Landini nel corso dei suoi comizi e per la sua scalata al sindacato dopo la rottura con Matteo Renzi sull’articolo 18.
Così qualcuno ha tentato di cercare una correlazione fra questa nuova attrazione fatale del governatore ligure Giovanni Toti per le felpe con logo e quella che il segretario nazionale della lega Nord esibisce, appunto per felpe e t-shirt. Diventate, addosso a lui, veri e propri messaggi propagandistici o elettorali. In modo da trasformare l’esponente del Carroccio, ogni volta che compare sugli schermi, in una moderna rappresentazione degli uomini sandwich d’antan.
Comparazione, che nel caso di Giovanni Toti mi pare abbastanza semplicistica.
Il governatore ci ha abituati infatti a una sobria eleganza. Piu’ vicina all’ordinaria trasandatezza del travet che al look arrembante di Salvini, in grado di indossare magliette e felpe con scritte adatte a tutte le occasioni. Slogan su stoffa che oltre a dimostrare condivisione per città e categorie in difficoltà, dalle terremotate alle alluvionate, la maggior parte delle volte sciocca per la violenza del messaggio.
È per questo motivo che sarei propenso a tenere distinti i personaggi. Tanto più che, a ricordo personale, l’unica altra felpa ricevuta in regalo da Giovanni Toti e’ quella del triplete 2015 della Pro Recco che l’allora presidente della storica società di pallanuoto, Angelo Barreca, gli consegnò negli uffici della Regione.
Toti preferisce lo spezzato, giacca sportiva e pantaloni, o il completo con camicia, solitamente bianca, concedendosi, talvolta, il colletto slacciato.
E allora come nasce questo amore per la felpa? Pare che sia stata la classica folgorazione. Il governatore l’avrebbe vista addosso agli operai che nell’ottobre scorso avevano invaso l’aula consiliare in occasione di una seduta monotematica dedicata alla situazione dell’Ilva. E, secondo i bene informati, avrebbe esternato “E’ così elegante, meglio di Lapo. La voglio anch’io”. Ha atteso qualche mese, e avrebbe potuto tranquillamente acquistarla on line. La Meta Edizioni, casa editrice della FIOM-CGIL, le mette in vendita, rossa o blu, a scelta. Entrambe al prezzo di 30 euro più il costo della spedizione. Ma il nostro governatore, evidentemente, non ha perso quei vezzi tipici della categoria di provenienza. I giornalisti, non tutti, per carità, ma la maggior parte, sono inclini a raccogliere, come una sorta di trofei, oggetti di qualsiasi provenienza che ricordano un loro servizio. Ovviamente ed esclusivamente a titolo gratuito.
Così ieri si è arrivati all ‘esaudimento della gentile richiesta e un gruppo di operai della FIOM-CGIL ha raggiunto il governatore di centro destra per omaggiarlo della felpa. Con tanto di foto degli improbabili modelli felpa-vestiti che è comparsa sui giornali e sulla pagina twitter di Giovanni Toti.
Senonche’ riguardando l’immagine con il Governatore fasciato nella giacca da tuta blu con logo FIOM sul petto, e di una taglia in meno rispetto alla richiesta, si è fatta strada nella mia testa tutta l’illogicità di quello scatto. Meglio sarebbe stato, forse, consegnare ai posteri la fugacita’ di un selfie. L’autoscatto presuppone, secondo me, giusto l’emotività e l’emozione dell’attimo. Ma quella foto, tutti insieme appassionatamente, con giacchetta serial-logata indosso, mi ha suggerito il paradosso. Mi ha fatto lo stesso effetto dell’immagine del boia insieme ai condannati a morte. E mi sono chiesto per che motivo, in nome di uno scatto e di un post social, ognuno si senta invogliato a svendere la propria identità e la propria storia. È come se il delfino del cavaliere B, nel corso della sua passerella elettorale in Liguria e nell’attesa di uscire dal congelatore, si fosse travestito con la tuta operaia del Cipputi di Altan per partecipare ad una festa in maschera. Poi mi sono ricordato che simili sottigliezze, probabilmente non possiamo pretenderle, da un giornalista che piazza Novi Ligure nella nostra regione e che confonde i due maro’ incappati nella giustizia indiana con i tre porcellini alle prese con il lupo.
E comunque desta ancora maggiore stupore la captatio benevolentiae di quegli operai di segnata appartenenza all’ala più combattiva della CGIL, almeno sino all’accordo poi interrottosi fra Landini e il premier, che omaggiano della loro felpa un rappresentante, per quanto istituzionale si voglia, legato, per scelta politica, al carro degli imprenditori. Dell’imprenditore delle Olgettine e del conflitto d’interesse. E chissà che cosa ne dirà, del gesto pacificatore dei rappresentanti liguri, il leader della FIOM alle prese con questioni di bilancio in rosso e con il caso del sindacalista in distacco rimandato al suo posto di lavoro per aver espresso opinioni diverse che, secondo Landini, avrebbero minato l’unità sindacale? Non è che anche gli operai dell’Ilva ora rischiano sanzioni perché hanno donato a Toti la felpa della FIOM? Tanto più che, nemmeno il governatore si è lasciato andare, con i lavoratori, a qualsiasi tipo di promesse. Toti si è limitato a un tweet fiducioso ” La FIOM ci regala (uso inconfessabile di un plurale maiestatis da grande esponente politico ndr) la felpa. Speriamo che sia di buon auspicio per il futuro industriale della Regione”.
Hanno colto solo parzialmente il cortocircuito politico-ideologico delle due parti, Toti e gli operai, i rappresentanti del MoVimento 5 Stelle in consiglio regionale, Alice Salvatore e Marco De Ferrari, che in qualche modo, però, attaccano il governatore. E dicono sul sito Twitter della Alice: “Dietro le mascherate c’è tutta la schizofrenia e l’incoerenza di chi usa la Liguria come vetrina personale, non perdendo l’occasione per strumentalizzare la battaglia di cittadini onesti e lavoratori vessati da anni di malapolitica. Non basterà indossare una felpa dei dipendenti Ilva che dal 2009 attendono invano il rispetto dell’accordo di programma” e poi sul governatore “E’ lo stesso che per mesi e’ rimasto a guardare in silenzio l’Ilva che colava a picco limitandosi a rimpallarsi le responsabilità con Tursi e la precedente giunta Burlando”.
E nella vicenda del delfino del cavalier Berlusconi che ambisce a vestire la tuta operaia di Cipputi traspare tutta l’amnesia e la confusione che ormai si è impadronita della nostra classe politica. Sempreche’, il buon Toti, non si prepari a scendere in campo e a rilanciare il fortunato slogan che consentì a Silvio Berlusconi di diventare per la seconda volta il capo dell’esecutivo nel 2001, quando, fra lo stupore generale e fra una barzelletta e l’altra, vesti, appunto, i panni del premier operaio, sdoganando il maglioncino girocollo scuro che oggi piace tanto anche a Sergio Marchionne. A conferma che, come sempre, l’abito non fa il monaco.
Il Max Turbatore


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