Il premio città di pace al ministro con l’elmetto
Che Napoli sia la città italiana regno, per antonomasia, della contraddittorietà nessuno che tenga in qualche conto l’amor di verità si sentirebbe di negarlo. Bastino le commedie di Eduardo De Filippo o le recenti vicende politiche in vista dell’elezione del nuovo sindaco, con tanto di primarie e ricorsi rigettati annessi. Basti ancora la vicenda della squalifica del Pipita Higuain che doveva restare lontano dai campi per quattro giornate, alimentando la vocazione della città al vittimismo e poi, dopo un solo turno, risorge come il Gennaro Iovine di Napoli milionaria marcato e perdonato dal brigadiere Ciappa.
Perciò non c’è da stupirsi se domani il nostro ministro della guerra, pardon della difesa, verrà insignito con un premio che parla di pace. È stata proprio Roberta Pinotti a farlo sapere ieri, affidandosi alla rete, pubblicando un cinguettio sulla sua pagina personale twitter. Messaggio che è stato ripreso poco dopo sul sito del Ministero della difesa. “Mercoledì riceverò il premio Napoli città di pace come prima donna in Italia ad assumere l’incarico di ministro della difesa. Un onore”.
Il premio ha una storia di poco più di otto anni. Nasce, infatti, nel 2007, dopo la visita di Benedetto XVI in città, con l’obiettivo radicarsi in un territorio complesso, contraddittorio e problematico come Napoli, città dalle profonde radici storiche e culturali, intrisa di valori di solidarietà e condivisione multietnica. Un riconoscimento non soltanto giornalistico al fine di segnalare l’impegno di testimoni e costruttori di speranza nei più diversi ambiti della comunicazione e del sociale con una particolare attenzione ai valori di un umanesimo integrale e di una cultura dell’incontro e del dialogo.
Premesse, con le quali- ci permettiamo di obiettare – un qualunque titolare del dicastero della difesa poco avrebbe a che vedere. E se un senso potrebbe avere la premiazione dell’altro ministro che l’ha preceduta, Andrea Riccardi che nel Governo Monti si occupava di cooperazione internazionale e integrazione, docente universitario, fino al 1971 esponente di Comunione e Liberazione e soprattutto fondatore della comunità di Sant’Egidio, per il ministro genovese, presenzialista e con l’elmetto, l’assegnazione parrebbe non riscontrare molta attinenza. Senonche’ ci viene in soccorso la menzione, che parla di “Notevoli primati nel ruolo strategico e riformatore in materia di difesa nazionale ed internazionale declinata al “femminile” in piena coerenza con un impegno al servizio della politica come forma più alta d’amore che mette sempre al centro la tutela e la dignità della vita umana”. Insomma non granché per venirne a capo. Poi ci ricordiamo che il premio è promosso dall’Arcivescovo di Napoli cardinale Crescenzio Sepe in sinergia tra Ucsi (Unione cattolica della stampa italiana) della Campania, ordine dei giornalisti della Campania e Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli. E ci viene in mente che talvolta ove mettano la mano i giornalisti occorra sgombrare qualche cortina di fumo per riuscire a capirci qualche cosa. Perciò intuiamo che le ragioni per l’ambito premio possano essere sostanzialmente due, i risultati confortanti dell’operazione Mare sicuro portata a termine grazie all’impegno del capo di stato maggiore della Marina Militare Italiana, il chiacchierato e imputato ammiraglio Giuseppe De Giorgi, e il fatto che la Pinotti sia il primo ministro donna in un dicastero tradizionalmente maschile. E non ci sembra di ricordare particolari meriti per quanto riguarda le operazioni antiIsis se non una serie di comparsate televisive ogni volta che tornava d’attualità l’allarme per il terrorismo arabo.
E allora ci viene da pensare che il premio se lo sia guadagnato soprattutto per un primato di genere, quello, appunto di essere la prima donna ministro della difesa. Un dicastero, si noti bene che alla sua origine, nel 1861, con Cavour non esisteva. C’erano al suo posto il ministero della guerra e quello della Marina. E così era stato per il regno d’Italia anche durante il ventennio. Benito Mussolini ne aveva costituito un terzo, quello dell’aeronautica e tra il 1925 e il 1929 e dal 1933 sino alla fine del regime fascista, il 25 luglio del 1943, ne aveva assunto interamente le competenze. Divenne Ministero della difesa il 4 febbraio del 1947, con il Governo De Gasperi III, quando si decise di sopprimere i ministeri della guerra, della Marina e dell’aeronautica accorpandoli in un unico dicastero.
Viste le origini, dunque un premio per la pace sembrerebbe un po’ fuori luogo, anche se oggi molto si continua a parlare di operazioni di pace demandate ai rispettivi eserciti e di difesa o operazioni di difesa con lo scopo dissuasivo di eliminare la possibilità dello scatenarsi di altre guerre. Con un’etica che, probabilmente, molto piacerebbe al generale Von Clausewitz o a Sun Tzu.
E a questo punto soccorre soltanto quel suo “Ruolo strategico e riformatore in materia di difesa nazionale e internazionale declinati al “femminile””, della menzione per il premio. Anche se, a dirla tutta, resterebbe oscuro il ruolo strategico e riformatore. Perciò gratta gratta ed erodi erodi in poche e succinte parole resta il fatto che la Pinotti abbia avuto la fortuna, o la capacita’, o l’onore, fate un po’ voi, di trovarsi al posto giusto al momento giusto. Quota rosa del governo Renzi, ex sottosegretaria alla difesa del governo Letta, prima donna assurta al dicastero della difesa. Del resto era stata lei a festeggiare la ricorrenza del secondo anno al Ministero con un tweet sul suo sito
Il 22 febbraio postava la sua immagine china su una scrivania mentre appone la firma sul registro dei ministri di fronte all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al nuovo capo dell’esecutivo. Corredata da un ricco post su fb.
“Sono passati 70 anni dalla prima volta in cui le donne hanno potuto esprimere il proprio voto in Italia, eppure abbiamo aspettato il 2014 per vedere una donna alla guida di un ministero considerato tipicamente maschile. Oggi a due anni dal mio giuramento come ministro della difesa del governo Renzi, l’emozione e’ ancora forte. Sento ogni giorno la grande responsabilità del mio ruolo è al contempo l’onore di rappresentare tutte le donne che lottano ogni giorno per se’ e per i propri cari. Mamme, nonne, professioniste, militari delle forze armate”.
In molti hanno sottolineato la trasformazione da boy scout pacifista e per giunta del Pd a competente generalessa. Ma in questo caso, fidatevi, pace e competenza c’entrano sino ad un certo punto. Quello che ritirerà domani e’ soprattutto un premio di genere.
Il Max Turbatore


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.