Il ministro Pinotti e lo stress da presenzialismo
Non posso celare una certa apprensione. C’era chi un tempo sosteneva che non essere presente sul web era un po’ come non esistere. Poi, intendiamoci, trovo appropriato che ognuno faccia un po’ come gli pare. Figuriamoci se non capisco l’esigenza di essere e restare invisibili. Gente comune, insomma. Non rintracciabili in rete e non solo per gli ispettori delle tasse. Tanto, dopo Panama papers, ci sarà sempre una strada da percorrere per chi intenda esportare qualche capitale all’estero? O no? Ma se fai politica l’anonimato sui social proprio non te lo puoi permettere. Da una parte rischi di essere insultato senza poterti difendere attraverso la rete, dall’altra potresti apparire poco alla mano. Perche’ la gente finisce per pensare che quello è un modo come un altro per esibire il tuo snobismo. E se il tuo domani dipende dal voto della collettività meglio non indulgere in simili atteggiamenti che generano probabili antipatie.
Perciò facebook o twitter è tutto un postare e cinguettare. È vero, e ci mancherebbe, che ci sono personalità politiche che hanno abbandonato la rete il giorno dopo aver perso la carica istituzionale. Altre non hanno nemmeno mai iniziato, come neonati rimasti muti, quasi non volessero imparare a parlare. Fermi sull’idea che la rete, come una malattia contagiosa, una volta provata finisce per contaminarti.
Ma la persona per la quale ho iniziato a preoccuparmi, no. Lei è sempre stata aperta all’innovazione. Ha sempre navigato nei mari della politica passando da un capobranco all’altro. E non ha mai sbagliato un colpo. Figuriamoci se può metterla in soggezione il fatto di navigare in rete e di utilizzare social e web per imporre la sua figura. Il ministro della difesa Roberta Pinotti ha sempre dimostrato di essere un combattente vero, pronta, elmetto in testa, ad affrontare indomita tanto le raffiche di vento e di mitraglia come le cannonate. In senso metaforico. Mi pare ovvio. Ma sempre dimostrando, comunque, un culto del dovere straordinario. Usi obbedir tacendo e tacendo morir era il motto sino alla seconda guerra mondiale dei Carabinieri. Poi cambiato perché portava un po’ sfiga in nei secoli fedeli.
Perciò facebook o twitter è tutto un postare e cinguettare. È vero, e ci mancherebbe, che ci sono personalità politiche che hanno abbandonato la rete il giorno dopo aver perso la carica istituzionale. Altre non hanno nemmeno mai iniziato, come neonati rimasti muti, quasi non volessero imparare a parlare. Fermi sull’idea che la rete, come una malattia contagiosa, una volta provata finisce per contaminarti.
Ma la persona per la quale ho iniziato a preoccuparmi, no. Lei è sempre stata aperta all’innovazione. Ha sempre navigato nei mari della politica passando da un capobranco all’altro. E non ha mai sbagliato un colpo. Figuriamoci se può metterla in soggezione il fatto di navigare in rete e di utilizzare social e web per imporre la sua figura. Il ministro della difesa Roberta Pinotti ha sempre dimostrato di essere un combattente vero, pronta, elmetto in testa, ad affrontare indomita tanto le raffiche di vento e di mitraglia come le cannonate. In senso metaforico. Mi pare ovvio. Ma sempre dimostrando, comunque, un culto del dovere straordinario. Usi obbedir tacendo e tacendo morir era il motto sino alla seconda guerra mondiale dei Carabinieri. Poi cambiato perché portava un po’ sfiga in nei secoli fedeli.
Senonché’ mi ero abituato a seguire le sue evoluzioni ritmate da serie interminabili di foto in compagnia di generali, capi di stato maggiore, ministri stranieri omologhi e di altri dicasteri. Mentre ritira spadini all’Accademia militare e premia atleti disabili e non delle forze armate. Sempre con quel passo flessuoso, sempre con quel suo fiero cipiglio, mentre passa in rassegna battaglioni e reggimenti. Dai carabinieri ai marinai. Del resto chi se non un membro dell’esecutivo del governo Renzi ha il dovere di sapere quale sia l’importanza di informare i cittadini per dare un senso di trasparenza al palazzo e convincere gli elettori che possono colloquiare in qualsiasi momento con le istituzioni? Chiarisco, era una domanda retorica. Perché, per loro, quelli dell’esecutivo, la fiducia viaggia anche attraverso queste situazioni. Che per il mio lavoro sono eccezionalmente comode.
Insomma, come se seguissi una fashion blogger della politica mi ero abituato ai suoi cinguettii, sempre così documentati e precisi. Foto dopo foto, commento dopo commento. Dalla semplicità all’intimismo, dal femminismo al solidarismo, dal rigore alla fermezza. Giorno dopo giorno un cliché logico che non strabilia, ma rassicura, con le missioni di pace in territorio di guerra, con gli appelli alla vigilanza contro il terrorismo, con la presenza al fianco del capo dello Stato alla cerimonia per la commemorazione delle 355 vittime nel settantaduesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Persino con le espressioni di dolore e fierezza dopo le stragi di Bruxelles, replicate, seppure in ritardo, per le vittime di Pasqua a Lahore. Fierezza senza lacrime, come invece è accaduto a Federica Mogherini. Una virago che non a caso e’ la prima donna in grado di barcamenarsi in un dicastero che è sempre stato prerogativa dei maschietti. Ma una donna sempre capace di esibire la sua eleganza dal tailleurino allo spolverino. Tanto che sono sparite persino le sue foto in canottiera e calzoncini mentre ha i suoi momenti di running. E, al contrario, su www pour femme e’ comparsa addirittura una cavalcata lunga 40 immagini che attesta il look elegante del ministro.
Perciò il rapporto con il “pennivendolo voyuerista” non poteva che diventare intimo, almeno esclusivamente da parte mia, ancorché quotidiano. Alla ricerca di uno sprazzo, di uno spunto, di un segnale di quel carattere in bilico fra l’esigenza di mostrarsi maschio e quella di solidarizzare con le sue simili. Perciò cameratismo da commilitone ma anche l’orgoglio di essere donna e madre. Ebbene, lei così sollecita nel mostrarci il suo lato pubblico, latita da almeno due giorni.L’ultimo cinguettio degno di nota, non compare nemmeno sul suo sito, ma su quello del suo ministero. Informa che la Pinotti ha dato disposizione ai suoi legali di querelare chiunque assocerà la sua figura all’inchiesta della magistratura di Potenza che i pentestellati hanno con felice intuizione battezzato Trivellopoli.
E proprio allora ho iniziato a farmi delle domande. Strano – mi sono detto – che la Pinotti non conosca i meccanismi dei social. Minacciare querele perché cessino i bla bla bla, equivale a farli aumentare esponenzialmente. Ma forse quello era proprio il fine che la Pinotti si riproponeva. Perché immediatamente il suo nome unito a quello del capo di stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, inquisito dai magistrati, ha incominciato a galoppare in rete e soprattutto fra i cinguettii di Beppe Grillo come fra quelli dei suoi sostenitori.
Senonche’ lunedì 4 aprile, e’ l’ultimo giorno in cui ha postato il suo intervento alla direzione nazionale del Pd. Cinque minuti in cui ha riparlato della strategia di querelare iniziata da Matteo Renzi e proseguita proprio per mano sua. E il ministro si è giustificato dicendo che in politica non si dovrebbe replicare con le querele. Però poi ha preso in esame l’atteggiamento della controparte, iniziando da lontano, dal rifiuto dei rappresentanti dei cinque stelle di stringere la mano offerta da Rosy Bindi il giorno del loro battesimo in parlamento. Dimostrando, con quel gesto – ha osservato- un atteggiamento fondamentalista. “Tanto è vero – ha ricordato ancora il ministro – che un loro parlamentare, Di Battista, qualche tempo fa ha sostenuto persino con i terroristi occorra parlare per capire anche il senso delle loro ragioni”. Per rilanciare attraverso queste immagini l’ esempio lampante di un imbarbarimento dei rapporti politici causati dalla Lega Nord e dai Cinque stelle. Un atteggiamento basato sul mancato rispetto dell’essere umano”. E concludere ribadendo gli interessi generali e non particolari del decreto Sblocca Italia e il bel segnale delle primarie del Pd savonese in cui è stata eletta candidato sindaco Cristina Battaglia, una donna e ricercatrice dell’Iit. e del Cnr, nonché ex dirigente della Regione. Insomma sino a due giorni or sono la solita Pinotti. Una delle quote rosa più in vista e intraprendenti di questo governo Renzi. Sempre a suo agio, accanto a generali, come a produttori di armi.
Eppero’ ieri sera accade quello che non t’aspetti. Perché prima dell’ultimo take di una pallottola nel cuore, su Rai Uno appare un sorridente Bruno Vespa che annuncia tronfio l’intervista con Maria Elena Boschi, ospite di Porta a Porta appena qualche ora dopo l’interrogatorio, come persona informata dei fatti, con i magistrati di Potenza. E dopo mezz’ora compare la Boschi che, per essere carina e’ carina, con quel bel visino e quei capelli biondi da Venere botticelliana, sciolti su un vestito nero da studentessa e le gambe accavallate a modo. Più come una collegiale minorenne che come una mangiauomini. Perche al di là dell’aspetto da educanda pare che di intrecci amorosi lei ne abbia avuti eccome. Senza badare alle storie fra lei e Matteo Renzi, qualcuno vociferava di un cestita serbo. Mentre a quanto riferiva D’Agospia, nell’estate scorsa avrebbe fatto battere il cuore di Mattia Mor. Trentacinquenne genovese, con laurea alla Bocconi, produttore di capi d’abbigliamento ed ex concorrente del “Grande Fratello” tronista di “Uomini e donne”. Mattia Mor nonostante i precedenti come personaggio di Mediaset ha litigato con la Santanche’ a Piazza pulita e spernacchiato Berlusconi. Il ragazzo e il figlio primogenito di Luigi Mor, ingegnere, ex consigliere comunale della Dc, manager di Fincantieri in pensione, ad di nuovi Cantieri Apuani e, meno di tre anni fa, approdato a Invitalia. Mattia, è stato uno dei frequentatori della prima ora della Leopolda.
Ma a parte la divagazione tutta genovese, dicevo che la Boschi si dimostra bravissima nel recitare la storia, mandata a memoria, dello SbloccaItalia. Composta, efficiente, dice che l’incontro con i magistrati e’ durato una decina di minuti e sottolinea che l’emendamento oggetto delle indagini e’ stato discusso e approvato a suo tempo da tutto il parlamento. Sino a che Vespa si avventura a chiedere della vicenda di Banca Etruria, in cui è stato indagato il padre. E lei, il ministro, anzi la ministra, fa capire che nessuno può pagare per le colpe dei padri e vuole essere giudicata nel bene e nel male per quello che attualmente lei sta facendo nel governo.
Senonche’ parrebbe che proprio la Boschi, con quel suo bel visino da Venere del Botticelli e con la sua folgorante presenza televisiva, acquisita magari grazie agli insegnamenti un protagonista di Gf, di uomini e donne, e così fan tutte, buchi il teleschermo più e meglio della sua collega Pinotti. Bando alle ciance che dicono che è o è stata la fidanzata di Renzi e come tale avrebbe maggior appeal rispetto alle altre. Lei in televisione, dopo l’interpretazione di ieri, sembrerebbe essere di casa. E al di là degli amorazzi estivi e di quel suo confidare, da vergine afflitta, che non ha un compagno, come del resto Formigoni fece voto di castità , ormai parrebbe aver soppiantato definitivamente la nostra ministra.
Insomma, come se seguissi una fashion blogger della politica mi ero abituato ai suoi cinguettii, sempre così documentati e precisi. Foto dopo foto, commento dopo commento. Dalla semplicità all’intimismo, dal femminismo al solidarismo, dal rigore alla fermezza. Giorno dopo giorno un cliché logico che non strabilia, ma rassicura, con le missioni di pace in territorio di guerra, con gli appelli alla vigilanza contro il terrorismo, con la presenza al fianco del capo dello Stato alla cerimonia per la commemorazione delle 355 vittime nel settantaduesimo anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine. Persino con le espressioni di dolore e fierezza dopo le stragi di Bruxelles, replicate, seppure in ritardo, per le vittime di Pasqua a Lahore. Fierezza senza lacrime, come invece è accaduto a Federica Mogherini. Una virago che non a caso e’ la prima donna in grado di barcamenarsi in un dicastero che è sempre stato prerogativa dei maschietti. Ma una donna sempre capace di esibire la sua eleganza dal tailleurino allo spolverino. Tanto che sono sparite persino le sue foto in canottiera e calzoncini mentre ha i suoi momenti di running. E, al contrario, su www pour femme e’ comparsa addirittura una cavalcata lunga 40 immagini che attesta il look elegante del ministro.
Perciò il rapporto con il “pennivendolo voyuerista” non poteva che diventare intimo, almeno esclusivamente da parte mia, ancorché quotidiano. Alla ricerca di uno sprazzo, di uno spunto, di un segnale di quel carattere in bilico fra l’esigenza di mostrarsi maschio e quella di solidarizzare con le sue simili. Perciò cameratismo da commilitone ma anche l’orgoglio di essere donna e madre. Ebbene, lei così sollecita nel mostrarci il suo lato pubblico, latita da almeno due giorni.L’ultimo cinguettio degno di nota, non compare nemmeno sul suo sito, ma su quello del suo ministero. Informa che la Pinotti ha dato disposizione ai suoi legali di querelare chiunque assocerà la sua figura all’inchiesta della magistratura di Potenza che i pentestellati hanno con felice intuizione battezzato Trivellopoli.
E proprio allora ho iniziato a farmi delle domande. Strano – mi sono detto – che la Pinotti non conosca i meccanismi dei social. Minacciare querele perché cessino i bla bla bla, equivale a farli aumentare esponenzialmente. Ma forse quello era proprio il fine che la Pinotti si riproponeva. Perché immediatamente il suo nome unito a quello del capo di stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi, inquisito dai magistrati, ha incominciato a galoppare in rete e soprattutto fra i cinguettii di Beppe Grillo come fra quelli dei suoi sostenitori.
Senonche’ lunedì 4 aprile, e’ l’ultimo giorno in cui ha postato il suo intervento alla direzione nazionale del Pd. Cinque minuti in cui ha riparlato della strategia di querelare iniziata da Matteo Renzi e proseguita proprio per mano sua. E il ministro si è giustificato dicendo che in politica non si dovrebbe replicare con le querele. Però poi ha preso in esame l’atteggiamento della controparte, iniziando da lontano, dal rifiuto dei rappresentanti dei cinque stelle di stringere la mano offerta da Rosy Bindi il giorno del loro battesimo in parlamento. Dimostrando, con quel gesto – ha osservato- un atteggiamento fondamentalista. “Tanto è vero – ha ricordato ancora il ministro – che un loro parlamentare, Di Battista, qualche tempo fa ha sostenuto persino con i terroristi occorra parlare per capire anche il senso delle loro ragioni”. Per rilanciare attraverso queste immagini l’ esempio lampante di un imbarbarimento dei rapporti politici causati dalla Lega Nord e dai Cinque stelle. Un atteggiamento basato sul mancato rispetto dell’essere umano”. E concludere ribadendo gli interessi generali e non particolari del decreto Sblocca Italia e il bel segnale delle primarie del Pd savonese in cui è stata eletta candidato sindaco Cristina Battaglia, una donna e ricercatrice dell’Iit. e del Cnr, nonché ex dirigente della Regione. Insomma sino a due giorni or sono la solita Pinotti. Una delle quote rosa più in vista e intraprendenti di questo governo Renzi. Sempre a suo agio, accanto a generali, come a produttori di armi.
Eppero’ ieri sera accade quello che non t’aspetti. Perché prima dell’ultimo take di una pallottola nel cuore, su Rai Uno appare un sorridente Bruno Vespa che annuncia tronfio l’intervista con Maria Elena Boschi, ospite di Porta a Porta appena qualche ora dopo l’interrogatorio, come persona informata dei fatti, con i magistrati di Potenza. E dopo mezz’ora compare la Boschi che, per essere carina e’ carina, con quel bel visino e quei capelli biondi da Venere botticelliana, sciolti su un vestito nero da studentessa e le gambe accavallate a modo. Più come una collegiale minorenne che come una mangiauomini. Perche al di là dell’aspetto da educanda pare che di intrecci amorosi lei ne abbia avuti eccome. Senza badare alle storie fra lei e Matteo Renzi, qualcuno vociferava di un cestita serbo. Mentre a quanto riferiva D’Agospia, nell’estate scorsa avrebbe fatto battere il cuore di Mattia Mor. Trentacinquenne genovese, con laurea alla Bocconi, produttore di capi d’abbigliamento ed ex concorrente del “Grande Fratello” tronista di “Uomini e donne”. Mattia Mor nonostante i precedenti come personaggio di Mediaset ha litigato con la Santanche’ a Piazza pulita e spernacchiato Berlusconi. Il ragazzo e il figlio primogenito di Luigi Mor, ingegnere, ex consigliere comunale della Dc, manager di Fincantieri in pensione, ad di nuovi Cantieri Apuani e, meno di tre anni fa, approdato a Invitalia. Mattia, è stato uno dei frequentatori della prima ora della Leopolda.
Ma a parte la divagazione tutta genovese, dicevo che la Boschi si dimostra bravissima nel recitare la storia, mandata a memoria, dello SbloccaItalia. Composta, efficiente, dice che l’incontro con i magistrati e’ durato una decina di minuti e sottolinea che l’emendamento oggetto delle indagini e’ stato discusso e approvato a suo tempo da tutto il parlamento. Sino a che Vespa si avventura a chiedere della vicenda di Banca Etruria, in cui è stato indagato il padre. E lei, il ministro, anzi la ministra, fa capire che nessuno può pagare per le colpe dei padri e vuole essere giudicata nel bene e nel male per quello che attualmente lei sta facendo nel governo.
Senonche’ parrebbe che proprio la Boschi, con quel suo bel visino da Venere del Botticelli e con la sua folgorante presenza televisiva, acquisita magari grazie agli insegnamenti un protagonista di Gf, di uomini e donne, e così fan tutte, buchi il teleschermo più e meglio della sua collega Pinotti. Bando alle ciance che dicono che è o è stata la fidanzata di Renzi e come tale avrebbe maggior appeal rispetto alle altre. Lei in televisione, dopo l’interpretazione di ieri, sembrerebbe essere di casa. E al di là degli amorazzi estivi e di quel suo confidare, da vergine afflitta, che non ha un compagno, come del resto Formigoni fece voto di castità , ormai parrebbe aver soppiantato definitivamente la nostra ministra.
Ed è per questo che sono preoccupato per Roberta Pinotti, alle prese con qualche ruga di troppo, dovuta, probabilmente, più alla stanchezza di chi non si dà mai per vinta che all’incalzare dell’età.
Con quante foto sul suo sito – mi sono domandato – bisognerà rimediare ad una mancata comparsata da Vespa? E, a mio parere, non è tanto l’inchiesta di Potenza, o il dover giustificare la sua ammirazione per il capo di stato maggiore della Marina militare italiana Giuseppe De Giorgi, a preoccuparla. A metterla veramente in ansia, invece, potrebbe essere il calo di notorietà personale a favore delle quote rosa più giovani.
Ma la vita gira, come una giostra. Perciò mai prendersela troppo. Senatrice Roberta, se ci sei, batti un colpo. Ancora uno.
Ps. Mi basterebbe anche la presenza di un cinguettio con sua foto o anche selfie. Con Renzi.
Con quante foto sul suo sito – mi sono domandato – bisognerà rimediare ad una mancata comparsata da Vespa? E, a mio parere, non è tanto l’inchiesta di Potenza, o il dover giustificare la sua ammirazione per il capo di stato maggiore della Marina militare italiana Giuseppe De Giorgi, a preoccuparla. A metterla veramente in ansia, invece, potrebbe essere il calo di notorietà personale a favore delle quote rosa più giovani.
Ma la vita gira, come una giostra. Perciò mai prendersela troppo. Senatrice Roberta, se ci sei, batti un colpo. Ancora uno.
Ps. Mi basterebbe anche la presenza di un cinguettio con sua foto o anche selfie. Con Renzi.
Il Max Turbatore


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.