Pensioni, sindacati in piazza per cambiare la legge Fornero
Di Michela Serra — <Mi mancano solo quattro mesi per arrivare alla pensione, ma l’Inps non paga la cassa integrazione da settembre e, se non mi vengono versati i contributi, rischio che slitti tutto>. La storia che ci racconta Pasquale Pronesti all’ombra della Prefettura di Genova è quella della vita da “quasi pensionato”. Operaio in una ditta edile, Pasquale rischia di vedersi sfuggire dalle dita la tanto attesa pensione. Anni di duro lavoro che rischiano di aumentare ancora. Un lavoro usurante e decenni di fatica alle spalle sembrano non contare nulla o quasi. Ecco perché questa mattina Pasquale era in piazza insieme a altri quattrocento, ecco perché i sindacati unitariamente chiedono che la riforma Fornero sulle pensioni venga modificata.
<Ci sono molti giovani che cercano lavoro e che trovano un tappo nella riforma Fornero – dice Luca Maestripieri, segretario generale Cisl Genova – noi abbiamo il sistema pensionistico più rigido d’Europa e un tasso di disoccupazione giovanile che è il più alto. La Liguria è messa male>. E allora bisogna passare all’azione e intervenire sulla riforma per fare in modo che dia certezze e che restituisca una parte delle risorse risparmiate. Un intervento urgente anche per sbloccare il mercato del lavoro. <Poi bisogna anche dare delle risposte a chi in pensione c’è già – prosegue Maestripieri – rivalutare l’assegno pensionistico che non è un privilegio, ma un meccanismo necessario per consentire che il potere d’acquisto non venga perso negli anni. Non dimentichiamo che i pensionati in questi anni hanno rappresentato l’unico vero ammortizzatore sociale per i giovani>. Insomma, secondo i sindacati se le cose restano come sono, giovani e anziani saranno sempre divisi, cosa che non accadrebbe se arrivasse un intervento strutturale. <Oggi siamo in tutte le piazze italiane uniti – spiega Ivano Bosco, segretario generale della Camera del Lavoro Cgil – i lavoratori ci hanno rimproverato di non aver contrastato abbastanza la riforma Fornero, ecco perché oggi siamo in campo con delle proposte>. E i giovani? La domanda che in tanti si pongono è se ci arriveranno mai alla pensione. <Il lavoro saltuario e precario che investe la fascia giovanile della popolazione non consente di maturare un contributo sufficiente per accedere alla pensione – prosegue Bosco – dobbiamo anche capire come riempire i periodi di decontribuzione dovuti al lavoro sempre più precario>. Oltre a tutto questo, c’è il grande tema della diversificazione del lavoro. Non tutti sono uguali. Alcuni lavori sono meno usuranti rispetto a altri e non possono avere lo stesso trattamento, soprattutto in termini di tempo. <Bisognerebbe sedersi intorno a un tavolo e capire quali sono le esigenze di questo Paese – dice Emanuele Guastavino, segretario confederale della Uil – con queste riforme abbiamo creato confusione, ma soprattutto tanta miseria. Le pensioni medie sono davvero basse e quelli che stanno meglio prendono appena 1300 euro al mese. La partita è difficile, ma noi ci siamo e ci proviamo>. Poi c’è l’esercito degli esodati: coloro che con la riforma Fornero sono rimasti senza lavoro e senza pensione. <Questo è l’esempio di un mostro partorito grazie alla mancanza di dialogo tra sindacato e Governo – conclude Maestripieri. Intanto il signor Pasquale continua a stare con il fiato sospeso: è troppo forte il timore di non raggiungere quel traguardo. <Ho fatto sempre l’escavatorista, sono stato operato di ernia cervicale e ne ho altre tre lombari. Ho appena compiuto sessant’anni e ho lavorati più di 42. Veda lei – dice con un sorriso un po’ amaro – secondo me ho dato>. E come dargli torto?


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