Cronaca Senza categoria 

Addio Francesca, inno alla vita e figlia di tutti

Di Michela Serra –È stato un fiume in piena il lungo addio a Francesca. Un fiume di canzoni, ricordi, lacrime. La testimonianza di quanto Francesca, nella sua breve vita, ha lasciato. Il coraggio di mamma Anna, che ha avuto un pensiero per le altre famiglie colpite dalla tragedia in cui sua figlia è morta. La commozione del fidanzato Federico che con la voce rotta dal pianto ha ricordato i tanti momenti di tenerezza e allegria. Un addio in cui dolore e tristezza non sono stati che una pallida presenza, di fronte a tanto amore. Il volto sorridente di Francesca campeggiava su uno schermo che per tutta la durata della cerimonia non ha mai smesso di regalare emozioni. Un fiume in piena com’era Francesca, insieme a mille altre cose.

<Eri un inno alla vita>. La voce del padre gesuita Francesco Cavallini risuona potente tra le mura della chiesa del Gesù. Sconvolge la domanda che pone all’inizio dell’omelia, quasi un’ imprecazione: <Porca miseria – dice – perché eri su quel pullman>. Ma la risposta arriva un attimo dopo. Francesca era fatta così: doveva vivere, fare tutte le esperienze che le andava di fare. E non si tira indietro neppure alla domanda più difficile, quella che forse non ci si aspetta da un sacerdote: <Perché proprio Francesca, quando ci sono i malvagi? Quando ci sono quelli che buttano via la loro vita?> Come rispondere a questa domanda, come spiegarlo a una madre, un padre e una sorella che oggi sono distrutti dal dolore. <Non se ne esce> -. dice padre Cavallini. Allora esorta i genitori a non trasformare la stanza vuota di Francesca in un santuario. Mettere in circolo tutto l’amore provato per lei, rivolgerlo a tutti coloro che ne hanno bisogno. Ricorda a Marta che sarà per sempre sua sorella. Invita Federico a custodire quell’amore.

Intanto i canti vanno avanti, i ricordi degli amici, di quel fiume di ragazzi che si sono stretti in un unico abbraccio caldissimo. Lacrime, si. Tante lacrime. Un migliaio di persone assiepate dentro la chiesa, un altro centinaio fuori per rendere omaggio a una figlia di Genova morta troppo presto e per un fatale incidente, mentre stava vivendo un’ esperienza importantissima per il futuro. In chiesa un altare fatto dei suoi simboli: il camice, perché lei voleva essere medico. La statua di una giraffa, riportata da un viaggio in Africa. La cartina che testimonia tutti i viaggi fatti anche con il fidanzato. Il fazzoletto degli scout di cui faceva parte. Il gruppo Genova 5.

Abbraccio fidanzatoTra quel fiume di ricordi, vacillando di emozione davanti al microfono, è stato il turno del fidanzato Federico. Con la voce rotta dal dolore ha parlato del loro amore <costruito mattone dopo mattone>. E così, tra le lacrime Federico parla del loro amore: <L’ultima volta che ti ho visto eravamo sul pianerottolo del tuo appartamento a Barcellona. Volevi farti abbracciare e piangendo mi hai detto che non ce la potevi fare senza di me. Ma tu ce l’hai sempre fatta, eri forte. Ora sono io che vorrei essere abbracciato da te>. Il fiume dei ricordi non accenna a frenare la sua corsa: <Mi hai coccolato, poco perchè dicevi che era da femminucce. Ma quando accadeva era la cosa più bella del mondo. Mi preparavi piatti da “Masterchef”, ai quali io puntialmente trovavo sempre un difetto>. Poi Federico ha citato Sant’Agostino, parole di consolazione secondo le quali <La morte non è nulla>.

Ancora canti e mani che applaudono, l’ultima benedizione di padre Cavallini. Il saluto discreto delle istituzioni regionali e cittadine. La benedizione del cardinale Angelo Bagnasco. Il feretro coperto di fiori bianchi esce dalla chiesa in un silenzio composto e rispettoso. Un brusio appena accennato spezza appena quell’atmosfera irreale che l’abbraccio di una città ha creato. Il portellone si chiude e Francesca Bonello parte per il suo ultimo viaggio. E’ arrivato davvero il momento di salutarla per sempre.

Feretro

Related posts