Mamme d’Italia tranquille scende in campo la Pinotti
Per la verità da lei mi sarei aspettato maggior sollecitudine. Anzi me l’immaginavo gia’ scendere in campo con falcate solenni, elmetto in testa, brandendo lo spadino dei cadetti dell’Accademia militare di Modena, ricevuto come cadetto ad honorem dopo aver presenziato alla cerimonia del giuramento del 197mo corso. Ero in attesa da alcuni giorni, perché di lei mi ricordavo fosse solita praticare la solidarietà fra donne. Qualcuno, addentro alle segrete cose del Pci-Ds-Pds-Pd, potrà obiettare che con Marta Vincenzi non ne abbia mai dimostrata troppa. Ma in questo caso calza il proverbio un po’ maschilista dei troppi galli in un pollaio. Senza contare quello dell’allievo che supera il maestro che, riveduto e corretto, potrebbe parlare della professoressa che supera la preside. Già, le due a un certo punto hanno cessato di amarsi e incominciato a detestarsi cordialmente. Questione di ambizioni personali, di intralci nella carriera che ognuna delle due avrebbe preteso di portare avanti. Fino alle ultime primarie per il Comune, quando il professor Doria, spuntato dal nulla le mise in fila alle sue spalle e venne eletto sindaco di Genova. Supermarta lasciò la politica attiva e la Pinotti, dotata da sempre di un gran fiuto per i riposizionamenti in corsa – del resto è una runner che, ove possa, si allena ogni giorno ai Fori Imperiali – continuo’ la sua carriera parlamentare, culminata negli incarichi di viceministro e poi ministro, rispettivamente dei governi Letta e Renzi, sempre alla Difesa.
La sua carriera romana era cominciata nel 2001 quando con la carica di segretario provinciale e simpatizzante dell’area dell’allora segretario nazionale Valter Veltroni, venne preferita, o si fece preferire, proprio a Marta Vincenzi come candidata alle politiche. E dicono che la loro amicizia, che nel frattempo si era un po’ sfaldata, proprio da quel momento si trasformò in una proverbiale inimicizia. Se ho un ricordo di quelle elezioni, e’ la sua foto dietro alla scrivania del suo ufficio in Federazione con un abito premaman di color bluette. E qualche mese dopo la sua immagine nel letto dell’ospedale con la piccola Marta in braccio e il marito medico, Gianni Orengo al suo fianco. Perciò mi chiedevo che cosa stesse aspettando proprio lei, ex scout, comunista cattolica, donna e orgogliosamente primo ministro donna del dicastero della difesa, a schierarsi al fianco della sua collega Giorgia Meloni dopo l’offesa subita da Bertolaso e il tentativo di metterci una pezza del duo Bb, Berlusconi-Bertolaso, che in fin dei conti ha determinato guai ancora peggiori. Poi ho capito che Roberta Pinotti, a forza di stare a contatto con generali di corpo d’armata ha sviluppato un acume tattico-strategico degno di loro. E lo sfoga anche utilizzando i mezzi mass-mediatici. Così ha lasciato che si consumasse la solita sfida maschi contro femmine, perché da ministro, per giunta in un dicastero dalla forte immagine maschile, era il caso che restasse al di sopra delle parti. Sfumato il clamore della battaglia, una volta ridotte al silenzio le oche del Campidoglio, e’ scesa in campo al fianco della Meloni rievocando la sua personale esperienza. E godendo del favore dei riflettori.
Ed è stata lei stessa a raccontare cinguettando su twitter la sua personale esperienza. “Ma come fai a candidarti? Sei incinta. Tanti mi dicevano così nel 2001 quando ho deciso di correre per le elezioni politiche. Eppure sono andata avanti e ho girato con il camper sino all’ultimo giorno per fare campagna elettorale. Caviglioni enormi e un po’ di mal di schiena, ma tutto si può fare. Si è votato il 13 maggio e ho passato la notte ad aspettare i risultati. Quella dopo, il 14, sono cominciate le doglie. Il 15, all’1,30 del mattino e’ nata Marta, la mia seconda figlia. Sono entrata in parlamento dopo mesi faticosi, ma con un orgoglio e una determinazione che mi accompagnano ancora oggi”. E a questo punto dal racconto si passa alla citazione di principio “Sono tanti, troppi quelli che pensano che fare politica non sia un mestiere per mamme o per donne. A loro rispondo che non conta la quantità di ore passate alla scrivania o al telefono, ma la qualità del tempo dedicato ad ogni singola attività. E alle donne che devono faticare per conciliare famiglia e lavoro e per sconfiggere ogni pregiudizio sulla maternità dico si può fare”. Nel frattempo Giorgia Meloni, pur in trepidante attesa del viatico della Pinotti, parrebbe decisa ad andare avanti. Mi piacerebbe a questo punto potervi annoiare ancora con un paio di considerazioni. La prima, frutto dell’esperienza dei tempi passati, attiene alla maggior facilità delle donne nel dare solidarietà a simili che però non ingombrino il proprio cammino. Perché solitamente nell’un caso debordano in solidarietà e nell’altro eccellono scadendo nel pettegolezzo.
La seconda osservazione attiene al disastroso stato in cui versa la nostra politica, dalle primarie alla recente vicenda dei candidati alla poltrona di sindaco nella capitale. il centrodestra ancora una volta ha voluto mostrare il suo volto machista, con Berlusconi e Bertolaso sugli scudi. Come se il telecavaliere, come per incanto fosse uscito dalla malattia di Ruby e delle Olgettine.
Infine vorrei offrire un punto di vista diverso tanto per stimolare la discussione. È’ uno fra i tanti tweet che ha ricevuto in risposta la Pinotti. Tra gli applausi e gli entusiasmi, guarda caso ho scelto questo, che è scritto da un uomo. E penso che per la proclamata parità di genere anche lui possa avere voce in capitolo. Dice in sintesi ” Tutto si può fare e nel suo racconto lo specifica molto bene, ma a volte bisogna domandarsi se alcune scelte debbano in alcuni momenti diventare quasi l’unica ragione di vita e non si possano, invece, rimandare a momenti più favorevoli. Magari alla tornata elettorale successiva”. Ma, come si dice a Napoli, in politica ogni lasciata è persa. Sia che si voglia offrire un servizio alla comunità che per ragioni di ambizioni personali. Del resto la stessa Pinotti, in molte occasioni ha svelato di aver avuto al fianco un marito medico e mammo molto presente. E poi lasciar perdere avrebbe voluto dire molto probabilmente dar via libera alla Vincenzi. E le due, anche se donne, non si amavano abbastanza.
Il Max Turbatore


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