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Teatro della Tosse, domani debutta “Buio a mezzogiorno” di Laura Sicignano, tra totalitarismo e rivoluzione

 

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Debutta in prima nazionale domani alle 20,30 “Buio a mezzogiorno”, la nuova produzione del Teatro della Tosse in collaborazione con Teatro Cargo.
Lo spettacolo tratto dal romanzo di Arthur Koestler con la regia di Laura Sicignano resterà in scena fino al 20 marzo. “Buio a mezzogiorno” parla dei totalitarismi, della rivoluzione, della manipolazione delle masse, della strumentalizzazione degli ideali, della guerra come strumento di liberazione, sul capro espiatorio sociale, sui meccanismi del potere. La domanda cruciale che lo spettacolo si pone è: come può un uomo arrivare a uccidere, farsi uccidere, tradire, distruggere, in nome della salvezza dell’umanità? In scena si racconta la detenzione dei nemici o presunti tali del partito guidato da Numero 1, un chiaro riferimento al partito comunista nella Russia stalinista degli anni trenta. Protagonista della vicenda è Rubasciov, importante membro del partito, che nel corso degli anni ha portato a termine diversi incarichi fuori dai confini nazionali. Accusato ingiustamente di essere oppositore della politica del regime, viene arrestato e condotto in carcere.
“Buio a mezzogiorno” inizia così, con l’incarcerazione del protagonista in una prigione russa, una piccola cella spartana in cui le guardie lo spiano costantemente per studiare ogni singolo gesto accrescendo il suo senso di disagio, e insicurezza.
La sensazione di paura aumenta durante gli interrogatori portati avanti da Gletkin, simbolo del totalitarismo di regime, che depone una cieca e acritica fiducia nel sistema. Un confronto impietoso che evidenzia tutta la frustrazione di un uomo dinnanzi al suo personale fallimento.
Laura Sicignano mette in scena uno spettacolo che riflette sulle tragedie dei totalitarismi e su come una generazione fosse convinta “di cancellare il privato, l’Io, a favore dell’Idea, del Noi. Fino alle estreme conseguenze. Questo estremismo – dice Sicignano – questa devozione all’Idea Rivoluzionaria è qualcosa che oggi, nel nostro Primo Mondo, in un tempo effimero e individualistico, in un tempo del virtuale e del relativo, mi appare di grandezza mitologica e meravigliosa, pur nella catastrofe che ne conseguì”.
Rubasciov nella sua cella avrà modo di ricordare il passato, gli episodi cruciali della sua esistenza e militanza all’interno del partito e trarre così un amarissimo e personale bilancio.
La regists genovese dirige un cast tutto al maschile composto da Aldo Ottobrino che da voce ai tormenti di Rubasciov tormentato protagonista di questa terribile vicenda. Gianmaria Martini è invece Gletkin il granitico funzionario fedelissimo di Numero 1 e simbolo della cieca dottrina del partito. Pietro Fabbri interpreta Ivanov un tempo amico di Rubasciov ma ora suo carceriere, il ruolo di Riccardo giovane dissidente anti regime è affidato a Matteo Sintucci, impegnato anche nel doppio ruolo dell’accusatore di Rubasciov, mentre Nano Loewy un tedesco a capo di un gruppo di lavoratori portuali è interpretato da Massimiliano Caretta.
La scena, una prigione russa degli anni trenta con quattro enormi cancelli di ferro battuto, che delimitano lo spazio scenico è firmata da Emanuele Conte.
Le musiche originali dello spettacolo sono state scritte dal musicista Edmondo Romano, e accompagnano le varie fasi del tormento di Rubasciov. I costumi sono di Francesca Marsella e sono stati realizzati dalla sartoria del Teatro della Tosse.

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