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La Venere di Botticelli? Si chiamava Simonetta Cattaneo ed era genovese

Di lei, di Santa Caterina da Genova e di Maria Brignole Sale De Ferrari si parlerà oggi alla Berio nel corso di una conferenza organizzato dalla biblioteca con l’associazione “A Compagna”

La musa ispiratrice di Sandro Filipepi (detto, appunto, Botticelli) e di molti altri pittori e poeti del tempo è stata l’amante di Giuliano de’ Medici, il fratello minore di Lorenzo il Magnifico. Era considerata la donna più bella dell’epoca. Vi raccontiamo la sua storia

Simonetta cattaneo Venere di Botticelli

La Venere di Botticelli era la discendente di una famiglia genovese. Suo padre era Gaspare Cattaneo della Volta e sua madre Cattochia Spinola de Candia. Nacque nel 1453, non è ben chiaro se a Fezzano, una frazione di Portovenere (La Spezia), dove la famiglia aveva abitato in esilio nella villa ereditata dal primo marito della madre, o a Genova. Si chiamava Simonetta Cattaneo e fu data in sposa a 15 anni a Marco Vespucci, lontano cugino dell’ammiraglio. I due si sposarono nella chiesa gentilizia di Santa Maria Immacolata e San Torpete (nella foto sotto), oggi in piazza San Giorgio, alla presenza del Doge e di tutti i notabili del tempo.
San Torpete

Vespucci, probabilmente, conobbe la giovanissima Simonetta a Piombino, dove la sorella di primo letto della madre Cattocchia aveva sposato Jacopo III Appiano. Certo è che il futuo marito venne a Genova, inviato da suo padre, per studiare gli ordinamenti del Banco di San Giorgio di cui Gaspare Cattaneo era procuratore. Fatto sta che il matrimonio fu combinato. La famiglia Cattaneo non esitò un attimo, perché dopo la perdita di Costantinopoli e la perdita delle colonie orientali, la famiglia non navigava in ottime acque. Ai Cattaneo non parve vero di imparentarsi con potenti banchieri fiorentini amici dei Medici.
Con il marito, Simonetta si traferì a Firenze e lì conobbe Giuliano De’ Medici. Si dice che fu lui a volerla conoscere dopo averne visto il ritratto nella bottega del pittore. Più probabilmente, si incontrarono a una delle feste della corte medicea. La chiamavano “La bella di Firenze”. Non si sa se con il fratello del Magnifico ebbe con lei una vera e propria relazione o se fu solo un amore platonico, ma certo è che veniva considerata la coppia più ammirata di Firenze. Compaiono insieme nella “Primavera”, dove Giuliano impersona Mercurio mentre Simonetta è stata ritratta come una delle tre muse. È quella al centro, dipinta di spalle e di profilo.

Botticelli Primavera

Tanti sono i dipinti dove Simonetta compare, tanti i ritratti che diversi pittori le hanno fatto. Uno spinse Giuliano a partecipare a un torneo che si svolse in piazza Santa Croce nel 1475. In palio c’era uno dei ritratti di Simonetta che reca la scritta “La sans pareille”, la senza paragoni. Ce ne parla Agnolo Poliziano nella sia opera incompiuta in lingua volgare “Stanze per la giostra”.

Simonetta morì un anno dopo, di tisi. Aveva 23 anni. Nemmeno i medici del Magnifico riuscirono a salvarla. Si racconta che ai funerali della ragazza la bara sia stata lasciata aperta per permettere a tutti di vedere come la malattia non fosse bastata a farle perdere la bellezza.

Botticelli Simonetta

La sua bellezza le sopravvisse. La Venere fu, infatti, dipinta da Botticelli nove anni dopo la morte della ragazza, due anni dopo che Piero di Cosimo aveva dipinto una Cleopatra con le sembianze di Simonetta, con un aspide attorno al collo.
Simonetta Cattaneo

Sono moltissimi i quadri che la ritraggono, realizzati quando era in vita o anche molti anni dopo, anche dal Verrocchio, dal Ghirlandaio e da Filippo Lippi. A Simonetta furono dedicate anche poesie: il Pulci le dedicò alcuni leziosi sonetti e addirittura Lorenzo il Magnifico la celebrò nelle sue Selve d’Amore. Lorenzo scrisse anche un sonetto in cui parla della sua morte. Eccolo.

O chiara stella, che co’ raggi tuoi togli alle tue vicine stelle il lume, perché splendi assai più del tuo costume? Perché con Febo ancor contender vuoi? Forse i belli occhi, quali ha tolti a noi Morte crudel, ch’omai troppo presume, accolti hai in te: adorna del lor lume, il suo bel carro a Febo chieder puoi. O questa o nuova stella che tu sia, che di splendor novello adorni il cielo,  chiamata esaudi, o nume, e voti nostri: leva dello splendor tuo tanto via,  che agli occhi, che han d’eterno pianto zelo, sanza altra offension lieta ti mostri.

Una curiosità: il viso di Simonetta capita nelle mani di ognuno di noi ogni giorno: il viso della Venere di Botticelli è stato infatti utilizzato per realizzare la moneta italiana da dieci centesimi di euro.

10 centesimi

Oltre a Marco Vespucci, oltre a Giuliano de’ Medici, molti uomini si innamorarono di Simonetta, con i suoi capelli biondi (una circostanza assai rara in quell’epoca in Italia) e gli occhi grigi. Anche il cuore di Botticelli fremeva per lei. Chiese infatti di essere sepolto ai suoi piedi. Quando morì, molti anni dopo Simonetta (nel 1510), fu accontentato dalla famiglia Vespucci, che permise che la salma venisse tumulata nella chiesa di Ognissanti, nella sua cappella privata dove, sotto gli affreschi del Ghirlandaio. Lì, oltre al navigatore Amerigo , giace anche la donna più amata e ammirata della corte medicea.
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Oggi, dalle 16,30 alle 18,30, presso la Sala dei Chierici della Biblioteca Berio, il primo appuntamento del ciclo “Le Genovesi. Donne nella storia, nell’immaginario, nel quotidiano” dal titolo “Donne nella storia: la Venere del Botticelli, Santa Caterina Fieschi e la Duchessa di Galliera”. L’iniziativa è organizzata dalla biblioteca in collaborazione con l’associazione “A Compagna”. Letture a cura dei volontari del Servizio Civile Nazionale. Si parlerà di Simonetta Cattaneo che tutti possono ancora oggi ammirare nella celebre “Nascita di Venere” del Botticelli; di Santa Caterina da Genova, al secolo Caterina Fieschi Adorno, la più alta figura del misticismo religioso e della carità genovese ed infine di Maria Brignole Sale De Ferrari, meglio nota come la Duchessa di Galliera, conosciuta per il suo grande spirito filantropico nei confronti della nostra città.
Per l’occasione verranno esposti volumi a tema.

Relatori: Franco Bampi, padre Vittorio Casalino, Domenico Carratta

Prenotazione obbligatoria ai numeri: 0105576093/010 5576039
o scrivendo a: beriopromozione@comune.genova.it

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