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I genovesi fanno meno bimbi e mancano 30 maestre. Scuole materne a rischio chiusura, ma Tursi salva le classi

L’assessore alle politiche giovanili Pino Boero: <Il sei anni l’11% di bambini tra i 3 e i 6 anni in meno. Nel 2017 saranno 12.634 contro i 14.167 del 2011>
La protesta dei genitori dell’asilo comunale “Coccinella” di Prato-Struppa che temono di perdere una classe: <Oltre mille firme per mantenerla. Domani in consiglio comunale per dire che prima di tagliare sui costi dell’educazione bisogna tagliare quelli della politica>

Scuola materna aula 1

<Il servizio delle scuole dell’infanzia dovrebbe essere sulle spalle dello Stato, non dei Comuni – ha detto Boero nel corso della commissione che si è svolta questa mattina nella Sala Rossa del consiglio comunale -, ma Genova ha una tradizione e cerca di non rinunciarvi. Senza un intervento dello Stato a cui toccano le scuole dell’infanzia è sempre più difficile per le città gestire il sistema>. L’assessore ha parlato dei provvedimenti presi, in seguito a un <lavoro capillare> dell’assessorato, per mantenere per quanto possibile la qualità, con la minima riduzione di sezioni e di organico. <La scelta è stata quella di non chiudere le strutture e di non privatizzare. La riduzione è resa necessaria non tanto da esigenze economiche, quanto, e soprattutto, dalla riduzione della richiesta> ha detto. C’è, però, un gruppo di genitori che protesta per la possibile chiusura di una sezione della scuola dell’asilo comunale “Coccinella” di Prato-Struppa. Hanno raccolto 1.115 firme per scongiurare l’eventualità di cui si sente parlare da qualche tempo. Domani saranno in consiglio comunale per chiedere rassicurazioni e per <Ribadire il fatto che prima di tagliare sulla educazione è necessario tagliare i privilegi della politica>.
In generale l’offerta di posti, rispetto al numero dei bambini residenti, è superiore al 100%. Soltanto nel territorio del Municipio Centro ovest il rapporto è inferiore, con il 94%. La Valbisagno richiede un’attenzione particolare perché i bambini residenti nei comuni dell’entroterra sono interessati a frequentare le sue scuole. In quel territorio c’è la richiesta di una sezione primavera. Nel Levante c’è il problema della scuola Chighizola, in cui a quanto pare ci sarà un incremento non previsto delle iscrizioni, perciò alcuni bambini dovranno essere iscritti alla scuola di seconda scelta.
Gli asili genovesi sono per 43,7% statali, per il 32,7% paritari comunali, per l’11,9% paritari convenzionati e, indine, per l’11,7% paritari privati. Nel corso dell’anno scolastico 2011/2012 nelle scuole materne lavoravano  452 insegnanti. Oggi sono 363, ma ce ne vorrebbero 393, cioè 30 in più. Boero ha spiegato che  il coordinamento della commissione Scuola di Anci Liguria, capitanato proprio dall’assessore genovese, ha chiesto al ministro dell’istruzione Stefania Giannini di statalizzare le materne <per consentire il recupero degli insegnanti e il mantenimento del livello di qualità> Nessuna risposta è arrivata da Roma e dal ministero confermano che alcun potenziamento è previsti anche per il prossimo anno scolastico.
Nel corso della ommissione sono intervenuti diversi consiglieri
Antonio Bruno (Fds), che invitato la giunta a violare, se necessario, il patto di stabilità, sull’esempio del Comune di Napoli: «Recentemente il sindaco Luigi De Magistris è stato assolto per l’assunzione di 350 maestre, perché il diritto allo studio prevale sul patto di stabilità».
Claudio Villa (Pd), ha ricordato i problemi delle scuole periferiche: «Senza il trasporto, senza facilitazioni sull’orario, le scuole delle alture e dell’estrema periferia sono destinate a chiudere».
Barbara Comparini (Lista Doria), ha invitato ad approfondire l’analisi, per scoprire eventuali cause d’esclusione: «Se per esempio si scoprisse che in certi territori ci sono bambini di 3 anni che non frequentano per motivi socio-economici, forse si potrebbe intervenire, anche potenziando il servizio in quei territori». Comparini ha invitato inoltre ad approfittare dell’eventuale abbondanza di personale per tornare a lavorare sul gioco, sull’educazione affettiva, sulla musica, perché «lavorare solo sui prerequisiti alla lettura, alla scrittura e al far di conto è riduttivo: nel lavoro sul gioco sulla musica sui sentimenti si acquisiscono i veri prerequisiti».
Gianpaolo Malatesta (Gruppo Misto), ha ricordato che «Mentre non ci sono più le insegnanti espressive, sull’ora di religione non sono stati fatti tagli». Riflettendo poi sull’attuale tendenza a rendere statali le scuole della fascia 3-6, Malatesta nota che «questo fatto dovrebbe rendere disponibili maggiori risorse per la fascia 0-3».
Cristina Lodi (Pd) ha ricordato infine la rigidità che deriva dalle esigenze di bilancio, che «Sulle parti correnti è calato, con questa giunta. da 34 milioni a 28 per il settore educativo. Il mantenimento dell’esperienza (e della qualità) delle scuole comunali è un’operazione complessa. Una scelta di bilancio diversa richiederebbe un minore impegno su altre partite, per esempio sulle partecipate».
Boero ha minimizzato il rischio di perdita del diritto alla frequenza per motivi di reddito; «Per alcuni iscritti il costo delle mensa è ridottissimo, nell’ordine di 1-1,50 euro». L’assessore ha anche messo in guardia da possibili atteggiamenti antagonistici rispetto alle scuole statali: pur riconoscendo la specificità dell’esperienza genovese, all’avanguardia nel Paese per lunghi anni, «Condivido in pieno lo spirito della statalizzazione delle scuole dell’infanzia e in generale della legge 0-6 – ha detto -, anche se bisognerà veder come si svilupperà il processo». Il Comune ha effettuato «un’operazione minimale che ci consente di tenere aperte le scuole – ha concluso -. Abbiamo anzi assunto, in base alla graduatoria, 28 persone».

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