Ottantottenne smarrisce la strada di casa e gira per ore in Vespa. La Municipale lo trova e lo riconsegna ai familiari

di Monica Di Carlo
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Una storia a lieto fine che racconta con toni un pò amari di Genova, una città di anziani che vivono in un luogo che non è più a loro misura. Antonio compirà 88 anni tra pochi giorni e qualche mattina fa ha inforcato la sua vecchia Vespa, un ciclomotore Euro 0 proprio come quelle che il Comune aveva intenzione di fermare. Non c’è ragione di comperare un altro mezzo a 88 anni e quando il numero delle primavere si fa voluminoso e le ragioni per uscire sempre meno frequenti. Forse voleva prendere una boccata d’aria, forse voleva raggiungere un amico che, invece, non c’è più, oppure si era messo in testa di fare una commissione in centro. Chissà dove voleva andare Antonio, classe 1928, quando è partito da Borzoli la mattina? Non si sa nemmeno se abbia percorso la nuova strada a mare e se si sia accorto che esiste un’alternativa più spiccia a via Cornigliano. Fatto sta che, un chilometro dopo l’altro, un semaforo dopo l’altro, è arrivato in centro. Ha iniziato a vagare e ha vagato per ore, fino a quando ha deciso che era l’ora di tornare a casa, ma non ce l’ha fatta. Ha cominciando a girare in tondo, avanti e indietro sulle due corsie di via Gramsci, senza riuscire a ricordare quale strada dovesse fare per uscire da lì. Alle 18, sempre in sella al suo motociclo, ha incontrato proprio in via Gramsci una pattuglia della polizia municipale che lo ha visto provenire da piazza Caricamento. Si è fermato e ha chiesto quale fosse la strada giusta per arrivare a Sestri Ponente. Non ha avuto il coraggio di dire che non sapeva tornare a casa, che la memoria lo aveva tradito in quella città che non ha più la faccia che ricorda e che gli ha sorriso da ragazzo, accompagnandolo fino alla vecchiaia ma cambiando anima e personalità. Tanto che Antonio non la riconosce più. Forse è il nuovo assetto del waterfornt che il nonno non riconosce. Oppure è la sua mente che sfoca i ricordi, affaticata dall’averne immagazzinati tanti. Fatto sta che il percorso – seguito tante volte che le ruote del motociclo dovrebbero ricordarlo a memoria – gli è sembrato, invece, una strada sconosciuta, in cui nemmeno la direzione era certa.
I due agenti gli hanno risposto dandogli le informazioni che chiedeva e lui è ripartito. Quando, mezz’ora dopo, lo hanno visto arrivare di nuovo da Caricamento, sempre sulla Vespa, i due cantunè hanno capito che c’era qualcosa che non andava e lo hanno fermato. A quel punto, l’anziano ha capitolato. Con il groppo in gola ha confessato di essere in giro dal mattino e di non sapere come tornare a casa. Con le lacrime agli occhi ha scosso la testa e quasi in pianto ha chiesto aiuto, disperato. I due agenti lo hanno rassicurato e gli hanno detto che avrebbero contattato la famiglia, ma pare che nemmeno il numero di telefono di casa riuscisse a ricordare. Dopo alcuni accertamenti, i cantunè sono riusciti a risalire all’indirizzo e al mumero di telefono. Lo hanno composto e all’altro capo ha risposto, dopo qualche squillo, una donna anziana, la moglie. Ha detto di essere sola in casa e di essere anche lei in età molto avanzata. Non avrebbe saputo come recuperare il marito. Non ha nemmeno saputo fornire i recapiti di altri familiari che potessero andare a prendere Antonio per riportarlo a casa. Gli agenti della municipale non si sono dati per vinti e, dando ormai per scontato che dalla memoria dei due anziani non sarebbe uscito niente di utile, hanno ricominciato a cercare un familiare. Finalmente sono riusciti a trovare la nuora dell’uomo che subito è partita da Borgoratti, dove risiede, ed è arriva nella sede del distretto della polizia municipale di Portoria, dove il suocero, considerate le sue condizioni, era stato nel frattempo portato per evitargli il freddo e la permanenza in una caotica via cittadina. La donna si è presentata con la figlia ventitrenne che, preoccupata, ha abbracciato il nonno. L’anziano è stato riportato a casa dalle due donne e per questa volta ha scampato il pericolo. Chissà se i familiari gli permetteranno ancora di usare la Vespa, dopo quanto è successo? Chissà se lui vorrà ancora salire in sella della sua particolarissima macchina del tempo a due ruote per tornare nel centro della sua città? Nella Genova del secolo scorso, quella che non c’è più.


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