Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo /11 febbraio 2016

A CURA DI DIEGO CURCIO
LE RECENSIONI
ANDY JACKSON – 73 Days At The Sea

Si accettano scommesse. Prendete un amico floydiano, ma senza maniacalità. Ditegli che dagli archivi del gruppo più amato di tutto lo space prog rock è saltato fuori un lungo inedito, diciamo una cosa intermedia tra “Wish You Were Here” e “Animals”, che i nastri sono stati ripuliti e rimasterizzati, e che questo è il grande disco mancante dei Floyd. Ci crederà. Andy Jackson, per lunghi anni a corte dei Floyd a costruire suoni, alzare ed abbassare leve, alla fine riconosce che quel suono e quel modo di comporre sono la sua croce e la delizia. “The Endless River” è praticamente opera sua. E quando scrive, scrive pezzi floydiani che sono calchi pressoché perfetti. Quando suona, suona come Gilmour. Quando canta, canta con un pitch di intonazione che è in bilico esatto tra Gilmour e Waters. Risultato: “73 Days At The Sea” è, a scelta, un grande, grandissimo disco, o un plagio che grida vendetta. A voi la scelta. Partecipano Anne-Marie Heder e il glorioso David Jackson (Van Der Graaf Generator). Guido Festinese
BILL FRISELL – When You Wish Upon A Star

Se dovessimo scegliere un solo pregio tra i tanti del chitarrista di Baltimora non avremmo dubbi nell’individuare nello stile unico, originale e riconoscibile, la peculiarità più essenziale. Spesso i pregi coincidono con i difetti e a volte i suoi dischi, complice anche una certa prolificità, risultano a tratti risaputi se non stucchevoli. In questo album, dedicato ad alcune celeberrime colonne sonore, grazie anche ad un interessante gruppo allestito per l’occasione (Eyvind Kang alla viola, Thomas Morgan al basso, Rudy Royston alla batteria e la voce di Petra Haden, la figlia di Charlie, già con il chitarrista in un disco in duo di qualche anno fa), il rischio del ‘birignao’ viene quasi sempre scongiurato: in particolare alcune reinterpretazioni sono molto riuscite, “Psycho” e “The Shadow of Your Smile” per esempio; ma ripensando alla potenza del disco del 1985 “The Big Gundown”, in cui John Zorn rileggeva l’opera di Ennio Morricone riunendo la crème dell’avanguardia di quegli anni (tra cui Frisell), si rimpiange la capacità che avuto il jazz di reinterpretare la realtà per trasformarla in maniera vitale e non consolatoria. Resta comunque un ottimo disco, uno dei migliori di sempre di Frisell. Danilo Di Termini
TRIXIE WHITLEY – Porta Bohemica

Trixie è la figlia del chitarrista e songwriter americano Chris Whitley, scomparso una decina d’anni fa. Nata in Belgio, risiede da tempo a New York e, nonostante non abbia ancora raggiunto la trentina, ha già collaborato con nomi eccellenti come Marc Ribot, Robert Plant, Marianne Faithfull, Joe Henry e molti altri. “Porta Bohemica” è il suo terzo disco, dedicato ad un treno che attraversa l’Europa Continentale, forse un omaggio al luogo di nascita, ed è il suo progetto più riuscito. I nove brani sono dominati dalla voce sensuale della Whitley, una vera soul singer che cimenta anche con chitarre, piano e batteria. Se il distributore italiano parla di una collezione di potenziali singoli, bontà sua, ma in realtà non tutti i brani possiedono questa forza; il contenuto è sempre di alto livello, specie nelle ballate come “Closer”, “Eliza’s Smile” o la conclusiva “The Visitor”, ma il brano che più di tutti svetta nella selezione, “Soft Spoken Words”, è l’unico che riesce a far alzare gli occhi dalla copertina, e non è cosa facile! Fausto Meirana
CHARLES LLOYD & THE MARVELS – I Long To See You

In ambito jazz il musicista che più di altri ha contribuito all’unione civile con il country è sicuramente Bill Frisell. Il chitarrista ha esplorato spesso il country e il bluegrass e non stupisce trovarlo al fianco del quasi ottantenne Charles Lloyd (nel cui quintetto si mise in luce un giovanissimo Keith Jarrett e che ha anche frequentato i territori del pop), per un disco che ha l’ambizione di tenere insieme folk e spiritual, Dylan e Billy Preston, oltre al repertorio dello stesso sassofonista. Un gruppo di all star (il contrabbassista Reuben Rogers, il batterista Eric Harland, il chitarrista steel Greg Leisz) accompagna due ospiti come Willie Nelson nel classico anti-militarista “Last Night I Had the Strangest Dream” e Norah Jones in una svenevole versione di “You Are So Beautiful”, episodi che non convincono così come sconcerta la rilettura di “Masters of War”; decisamente più riusciti gli episodi jazz come “Of Course, Of Course” con Lloyd al flauto (da un disco del ’64), l’ispaneggiante “La Llorona” (da “MIrror” del 2010) e lo splendido. Danilo Di Termini
IL DIARIO

Diario del 11 febbraio 2015
Abbiamo finito ieri con la limbo dance, ricominciamo oggi con la breakdance. Un tipo molleggiato, cappellino rovesciato, mi chiede, “Dov’è la musica breakdance?”, “Non ne ho”, scandalizzato “Non ne aveeteee?”, “Eeh … no”, sempre più irato “Come mai?”; non so proprio cosa rispondergli senza correre il rischio di un’ulteriore incazzatura, ma in quel momento mi salva una strombazzata (ormai faccio anche da portinaio del condominio, quando uno vuole entrare claxa, io schiaccio il telecomando e voilà la sbarra si alza), seconda impaziente strombazzata “Chi cavolo è?”, dal fondo del negozio si alza un “Viva gli sposi!” (non è il breakman, ma un altro cliente); cosa vorrà dire? Forse sa qualcosa che io non so, magari una coppia di miei clienti è venuta a farsi fotografare dopo la cerimonia nuziale davanti alla vetrina (non male come idea, potrei fare come i possessori di ville, affittare il negozio per un matrimonio rock); la spiegazione è diversa, “Quando sento suonare i claxon, come adesso o quando sono in coda, urlo sempre per atto riflesso Viva gli sposi”.
Telefono, “Discooocluuub”, “Sono Al, hai qualcosa di un certo Mike Oldfield?”, “Belin, sì”, “Ma chi è? Può piacermi?”, il grave è che quello al telefono è un giornalista.
Tre ragazzi trafelati, la ragazza mi chiede “Possiamo trovare il cd “Cattura” di Renato Zero?”, “No, è fuori catalogo”, interviene l’Uomo di Vobbia (uno dei primatisti di Disco Club in quanto a concerti visti) “Ma cos’è? Una caccia al tesoro?”.
Conclude la giornata un potenziale cliente sulla notizia, “Cerco il dvd di Dylan del trentesimo anniversario”, è un po’ in ritardo, ormai siamo arrivati al cinquantesimo anniversario, e, alla mia risposta negativa, ci lascia con “Vado a prenderlo alla Fnac”, beh, il ritardo in questo caso è minore, solo questione di mesi da quando ha chiuso.
LE PROSSIME USCITE

ACINIDEVA – FUORI DALL’ EDEN
Nato a Genova, il progetto Acinideva è cresciuto all’insegna di un ROCK dall’impronta fortemente cantautoriale e teatrale, caratterizzato da un sound che sa essere tanto caustico quanto etereo, e da testi di denuncia sociale o volti a fotografare i chiaroscuri del genere umano. Scorrendo il repertorio dei loro inediti “vi si sente l’incenso e l’orina: la bestialità si congiunge al misticismo” (Gustave Flaubert). I primi arrangiamenti erano fortemente caratterizzati da un sound elettronico, costruito dalle tastiere e dai synth di Ivan Lacatena e successivamente rivisitato dalle chitarre di Fabio Cloud.
12 febbraio
SMITH ELLIOTT – HEAVEN ADORES YOU O.S.T.
SNARKY PUPPY – FAMILY DINNER VOLUME TWO
BASIA BULAT – GOOD ADVICE
ROTTING CHRIST – RITUALS
ONO YOKO – YES, I’M A WITCH TOO
ALL THEM WITCHES – Dying surfer meets his maker
Terzo album per la band di Nashville e primo su New West Records. Un album che spazia dai primi Pink Floyd agli Allman Brothers e gli Sleep. Dying Surfer Meets His Maker rappresenta il grande salto per gli All Them Witches, il sigillo su una discografia che li ha portati nel giro di un brevissimo lasso di tempo a diventare non solo uno dei nomi più importanti della nuova scena heavy-psych americana.
MOTORPSYCHO -Here Be Monsters
“Here Be Monsters” è il nuovo album della band norvegese; il disco contiene sette canzoni scritte da Stale Storlokken e registrate dal trio composto da Bent Saether, Hans Magnus Ryan e Kenneth Kapstad presso i Nidaros Studios di Trondheim con la produzione di Thomas Henriksen. La band ha descritto i nuovi brani con queste parole: “Beati e melodici, un’intensa corsa sulle montagne russe”.
19 febbraio
BUCK OWENS – BUCK ‘EM: THE MUSIC OF BUCK OW (doppio cd)
MOVING HEARTS – LIVE IN DUBLIN (ristampa)
WHISKEY MYERS – EARLY MORING SHAKES/FIREWA
WOLFMOTHER – VICTORIOUS
POP GROUP THE – FOR HOW MUCH LONGER (ristampa)
CAVE SINGERS – BANSHEE
LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA
1 DAVID BOWIE – Blackstar
2 LUCINDA WILLIAMS – The Ghosts of Highway 20
3 STEVEN WILSON – 4 ¢
4 V/A – God Don’t Never Change: The Songs Of Blind Willie Johnson
5 TINDERSTICKS – The Waiting Room


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