Il padrone di Velázquez (II Capitolo)
di Luca Giannini
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E se cani e altri animali ne sapessero qualcosa? Di materia oscura, intendo. Dico così non per via del mio cane, che è un levriero anabattista e tende quindi a disinteressarsi delle cose del mondo. Oltretutto, non è neppure mio, anzi non l’ho ancora incontrato, ma so che esiste e un giorno arriverà.
Il sospetto mi viene da Velázquez, il cane di uno che conosco. Il fatto che sia vittima di un padrone paranoico spiega diverse cose, ma non tutto, e sarebbe materia per una striscia politically uncorrect.
Velázquez è un bastardo, il suo padrone anche. Velázquez non è un granché: un incrocio tra un pitbull e la navebus; in pratica, un parabordo che scodinzola. Ma il suo padrone è davvero brutto.
Il padrone di Velázquez si chiama “padrone di Velázquez”; è così paranoico che è convinto che il suo nome sia una finzione: sono stati i marziani a rapirlo, fargli il lavaggio del cervello e a convincerlo che ha un nome normalissimo. Uno come lui non può avere un nome così banale. Sicuramente c’è sotto qualcosa, ma della sua vita pre-alieni conserva solo vaghi ricordi. In ogni caso, è quasi certo di essere un sovrano inca pieno di lira e di figa e quegli stronzi degli alieni lo hanno precipitato in questo mondo di merda.
Quindi il padrone di Velázquez si chiama solo “il padrone di Velázquez”.
Il padrone di Velázquez è vittima di una serie infinita di complotti. Anche il fatto che il dentifricio cada con un errore di sette millimetri rispetto alla posizione dello spazzolino e si spànteghi inutilizzabile sul rubinetto del lavandino è una riprova scientifica della veridicità dei protocolli dei produttori di dentifricio. O dei produttori di rubinetti.
Il padrone di Velázquez esibisce la propria paranoia in ogni aspetto della sua vita. I vincitori del superenalotto e della lotteria Italia sono tutti al Sud, quindi lo Stato finanzia segretamente la mafia. Papi e dirigenti dei maggiori governi del mondo sono robot fabbricati nell’area 51. È tutto un complotto, dalle cose più piccole alle più grandi.
Il padrone di Velázquez ha una fidanzata, ma il padrone di Velázquez è molto più geloso di Velázquez che della sua fidanzata, anche perché è convinto di essere il più grande allevatore di bastardi bolsi del pianeta.
Il padrone di Velázquez è così geloso del suo cane che ha affittato l’appartamento di fronte per controllare come si comporta in sua assenza. Esce di casa, entra nell’appartamento di fronte e spia Velázquez con il binocolo.
Ora, qui nascono i miei sospetti. Perché Velázquez non è un cretino e se ne avvede. Di conseguenza, continua a comportarsi da cane e quando è solo (ma sa di essere controllato) fa tutto quello che fa un cane: piscia sulle piante, si tromba i cuscini e rosicchia gli angoli dei muri.
Le incazzature del padrone di Velázquez – “Quel cuscino è mio e me lo trombo solo io!” – suonano comunque come una conferma: lui è il più grande allevatore di bastardi bolsi del pianeta.
Riferisco queste cose perché il padrone di Velázquez e io ogni tanto ci beviamo un caffè; se ci si abitua alle forche caudine del “hai capito cosa intendo dire?” accompagnato dal roteare gli occhi che si affaccia puntualmente ogni tre frasi, ascoltarlo parlare è come leggere un vecchio Urania.
L’altro giorno il padrone di Velázquez mi ha invitato a casa e confidato la sua ultima, vertiginosa trovata: ha installato una webcam per controllare Velázquez, evitando così di pagare un affitto in più. La webcam però – mi accorgo – copre solo la sala.
* * *
Vi giuro che, quando Velázquez si è accorto che me n’ero accorto, mi ha sorriso. Il che mi fa supporre che la mia ricostruzione dei fatti possa avere un senso.
Il padrone di Velázquez mi ha per esempio raccontato di aver punito Velázquez (ovviamente con la sola forza del pensiero) perché si era preso un libro dalla biblioteca e se l’era smangiucchiato. Non che gliene freghi granché di quei libri: roba di un parente morto.
Guardo il libro, smangiucchiato ma pulito. Guardo gli altri libri: pieni di polvere. Guardo Velázquez, che continua a sorridermi.
Sono quasi sicuro che Velázquez, quando il padrone di Velázquez è fuori, guardi film al computer e legga libri.
È difficile, perché c’è sempre il rischio che lo si becchi; è una gara di astuzia. Velázquez sceglie un libro, lo legge e poi lo rimette a posto. Ma i volumi della biblioteca sono impolverati e il padrone si accorgerebbe che quel libro è stato toccato. Quindi lo smangiucchia e lo lascia per terra. In questo modo, si prende un paio d’insulti ma la sua vita segreta è salva.
Apro il volume incriminato. Il richiamo della foresta di London. Velázquez sorride.
Velázquez deve rispecchiare gli aspetti migliori dell’essere umano: gentilezza, intelligenza, voglia di divertirsi, curiosità, rispetto.
Il padrone di Velázquez incarna il peggio dell’umanità: paranoia, cattiveria, beceraggine, scarso interesse per gli altri, superficialità.
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