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L’Embriaco, eroe dimenticato che piacerebbe a Hollywood

Fosse stato inglese gli avrebbero già dedicato diversi colossal cinematografici e ancora prima, dei romanzi. Le figure di Ivanhoe piuttosto che quella di Robin Hood ma anche dello stesso Riccardo Cuor di Leone impallidiscono al suo confronto. Guglielmo Embriaco detto anche “testa di maglio” avrebbe potuto essere interpretato degnamente da Russell Crowe ma i tempi passano e la storia di un  avventuriero come Ivanohe celebrata dal romanzo di Walter Scott insieme all’epopea di Locksley fece sì che le vicende ormai remote delle crociate fossero appannaggio della letteratura anglosassone che alla fine ha monopolizzato la vicenda.

Intendiamoci, Guglielmo Embriaco, nobile, guerriero, stratega e mirabile architetto non rubava ai ricchi per donare ai poveri, conquistava le città, stracaricava le navi di tutto il bottino che potevano contenere e riportava in patria. Punto. Nessun romanticismo.

Resta pur vero che rispetto a Goffredo di Buglione e a Riccardo Cuor di Leone, figure leggendarie e romantiche, Il genovesissimo Embriaco abbia a credito un po’ di riconoscimenti che gli sono mancati. Fu protagonista nella Genova che poco dopo il mille andava riprendendo forza e vitalità con la spinta del Sacro romano Impero che aveva garantito sicurezza ai collegamenti delle vie interne e ristabilito le connessioni commerciali tra il porto e i ricchi centri della pianura, diventa uno dei principali protagonisti della conquista di Gerusalemme. Per Genova che già forniva un servizio di collegamento verso la Terra Santa per i pellegrini ancora quando non erano iniziate le persecuzioni contro i cristiani con l’avvento al potere dei turchi selgiuchidi era una formidabile occasione di ampliare la propria sfera di influenza e con la formazione di un esercito di spedizione anche la possibilità di conquiste militari.

Nel luglio del 1097 dall’insenatura del Mandraccio parte salutata da una folla la spedizione dei genovesi verso la Terra Santa.

Guglielmo con il fratello Primo, raggiunge Antiochia assediata dai cristiani e contribuisce e espugnarla. Successivamente, gli stessi cristiani devono resistere all’assedio muslmano e la storia si ammanta in questo caso di miracoli. Armate angeliche accorrono a sostenere i crociati perchè proprio all’interno delle mura della città venne trovata una delle reliquie più potenti del cristianesimo, la lancia di Longino con cui venne trafitto il petto di Cristo crocefisso. I difensori ebbero la meglio e per il prezioso aiuto portato, Antiochia divenne la prima importante parte del cospicuo bottino che l’Embriaco porterà  in dote a Genova.

Il capolavoro di strategia di Guglielmo è quello che porta alla conquista di Gerusalemme.

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I cristiani falcidiati da battaglie e epidemie stavano assediando con molti problemi la Città Santa. I genovesi decisero così di utilizzare il legno delle loro navi per costruire un’imponente torre d’assedio, più robusta e alta del solito. Quello che l’Embriaco ha in testa non è il consueto utilizzo di queste macchine d’assedio che in genere venivano accostate alle mura per permettere ai soldati all’interno sia di colpire con le balestre e gli archi sia, attraverso lunghi ponti, di “abbordare” le mura. Le difese di Gerusalemme che erano riuscite a neutralizzare questi tentativi non erano attrezzate per la mossa del condottiero che consisteva nell’abbattere la torre sui bastioni e far salire all’interno i soldati che sarebbero potuti arrivare sulle mura e quindi entrare in città al riparo dei dardi avversari. E così avvenne con un vero trionfo macchiato da una strage immane a cui parteciparono anche i genovesi. L’eco di questa vittoria è talmente vasto che Re Baldovino farà scrivere sopra la porta del Santo Sepolcro Praepotens Genuensium Praesidium.

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I genovesi capiscono a quel punto quale sia la posta in gioco in Medio Oriente, la possibilità di mettere le mani su una ricchezza inimmaginabile. Le conquiste dei crociati si susseguono con diverse campagne militari ma sarà con la conquista di Cesarea che l’Embriaco darà ancora segno del suo grande valore militare e dell’ardimento individuale che lo sosteneva.

 

Come racconta il Caffaro che oltre a essere storico e annalista fu anche un soldato valoroso, Guglielmo, in prima fila tra chi assaltava le mura, nelle concitate fasi della battaglia rimaneva solo a causa di un cedimento della scala che lo aveva portato sin lì. Urla ai suoi, attoniti nel vederlo ancora più spavaldo piuttosto che impaurito vista la situazione,  “Salite, salite e prendete in fretta la città!” mentre infilzava e uccideva tutti gli avversari che gli si paravano davanti. Un’avventura che varrà per l’Embriaco il soprannome di “Testa di maglio” ma anche ricchezze inesauribili e una antichissima reliquia tutt’oggi conservata nel tesoro della cattedrale, un piatto esagonale di pietra verde traslucida ritenuto già il sacro Graal e poi ancora che fosse stato utilizzato da Gesù nell’ultima cena, il Sacro Catino.

L’Embriaco è uno dei più chiari rappresentanti di figure militari eroiche del Medioevo e come si diceva in partenza forse a lui mancò chi seppe sostenerne la memoria adeguatamente tramandandone le gesta. Genova, in genere matrigna, onorò il suo condottiero quando venne deciso di abbassare le torri cittadine nel 1196; la torre dell’Embriaco non venne toccata per rendere omaggio alle imprese di “Testa di maglio” e ancora oggi campeggia in alto a proteggere, simbolicamente, la città.

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