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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo – 4 dicembre 2015

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A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

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JOANNA NEWSOM – Divers

Già se uno fa caso alla tempistica di mercato qualcosa non torna: dal precedente “Have One On Me”, triplo, sono passati cinque anni. E un lustro basta e avanza per spazzarti via dal ricordo. Joanna Newsom, che il Grande spirito della Musica  ce la conservi, delle ragioni di mercato non sa proprio che farsene. Mutate tutte le cose che sono da mutare (e sono un milione) Joanna si comporta come il Tom Waits dell’ultimo ventennio: fa quel che vuole, quando vuole, come vuole. Nel suo caso è sempre una bizzarro amalgama di Kaste Bush e “Alice oltre lo specchio”, nel reame dove si aggirano regine folli, conigli in ritardo e stregatti. Lei è principessa dei percorsi impossibili, e vola con una voce da streghetta senza orologio su tappeti d’arpa, mellotron, pianoforte, mellotron, sega da falegname suonata con l’archetto, orchestre da camera storte ed altre assortite (im)possibilità. Mai come in “Divers” Joanna Newsom ha avvicinato la forma-canzone rock e pop a qualcosa come un flusso di coscienza sghembo e magico, dove è letteralmente impossibile prevedere cosa accadrà il secondo dopo, e quando accade trovi il tutto naturale, e non sai spiegarti il perché. Si diceva, il Grande Spirito della Musica ce la conservi, perché ce n’è una sola così. Guido Festinese

 

Grateful Dead – Fare Thee Well (Live 7/5/2015)

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Quali sono alcune delle caratteristiche della musica intimamente californiana, americana, e al contempo universale dei Grateful Dead? Una certa spensieratezza, anche (o soprattutto) lisergica, vissuta in modo collettivo; un equilibrio armonico instabile, volutamente annebbiato, (potremmo dire) da raga indiano, che non sarebbe dispiaciuto al celebre secondo quintetto di Miles; un profondo senso dell’iterazione, senza inizio né fine, da flusso di coscienza, della micro variazione su tessuti melodico/armonici dal sembiante incedere ciclico, ipnotico, mantrico, sostenuti da una poliritmia diffusa e “confusa”; la fondamentale e incessante ricerca di un risultato d’assieme, di un interplay sempre in movimento, mai compiutamente trovato, in una specie di eterna simmetria/asimmetria tra le parti; la costruzione di un coagulo di suoni elettrici ed acustici sapientemente dosati e continuamente sgranati da indolenti fingerpicking, a costituire un inconfondibile sound psichedelico solo apparentemente indefinito e come d’ambiente ante litteram. Si trattava (si tratta) di popular music, anche molto semplice (in fondo era solo rock “scombiccherrato”, blues e ballate, sempre sulla stessa tonalità o quasi, anche se le più aperte e “sfilacciate” possibili), ma sul piano della ricerca, conscia o inconscia che fosse, si è trattato di molto di più. Qualcosa che riusciva ad andare d’accordo sia con le sperimentazioni in campo jazzistico che con quelle in ambito avanguardistico e contemporaneo. Tutti aspetti che non potevano che esprimersi ed esplicitarsi al meglio nella dimensione live, sempre rilassata, infinita, digressiva, in parte improvvisata (in una parola jammin’), dal gruppo ovviamente privilegiata, e costantemente documentata (ventiquattro album in studio e un numero innumerevole e imprecisato di pubblicazioni dal vivo), attraverso la formazione metodica di un vero e proprio archivio storico o della memoria costantemente in fieri, probabilmente il primo nella storia della popular music. Oggi, in celebrazione dei cinquant’anni dalla loro fondazione, e a vent’anni dal loro ultimo concerto, e quindi dalla morte dell’indimenticato leader Jerry Garcia, questo spassoso e recente concerto, tenuto presso il Soldier Field di Chicago lo scorso luglio (lo stesso teatro del lontano 1995), ne ripropone ancora una volta e nel modo migliore tutte le sfaccettate qualità. I quattro componenti originali del gruppo, Mickey Hart, Bill Kreutzmann, Phil Lesh e Bob Weir, hanno deciso di riunirsi per la storica occasione. Una rimpatriata sorprendente (commemorativa e non), capace letteralmente di resuscitare la figura di Garcia (quasi fosse la quinta fantomatica voce scaturita da una concordanza armonica), che la scorsa estate è stata prima di tutto ripresa e mandata in onda in diretta nelle sale cinematografiche di tutto il mondo per una platea di oltre 500.000 spettatori, e che oggi viene restituita anche da questo box set in tre CD, per un totale di tre ore e venti di musica (con anche una parentesi più elettronica in fondo inaspettata, negli oltre sedici minuti della ritmica “Drums”) tutta da ascoltare in meditato abbandono. Piacevolmente vivi. Marco Maiocco

 

JOHN GRANT – Grey Tickles, Black Pressure

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Dischi belli ne escono a pacchi, oramai. Come conseguenza, i dischi belli sono diventati soliti: sono capaci (quasi) tutti a pubblicare un bel disco. Più rari sono i dischi interessanti che (però) spesso belli non sono. È il caso di questo lavoro di John Grant, voce e storia tra le più interessanti dell’ultimo scorcio di musica, che arriva dopo due dischi solidi a mischiare le carte e confondere il passaggio. I due dischi citati (più uno dal vivo) avevano una personalità forte e coerente; vivevano di un’idea (sempre grossomodo cantautorale) e in conseguenza si sviluppavano. Qui, invece, John si scatena e mette insieme ballate strappalacrime e funk sintetici da Prince bianco, citazioni bibliche con elenchi in lingua di scrittori russi, comparsate di livello (Tracey Thorn) e intimismo dolente. Un meraviglioso, imperfetto, guazzabuglio. Marco Sideri

 

KURT VILE – B’Lieve I’m Goin Down…

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È la storia di molti: da inizi casuali e a bassa fedeltà si arriva, presto o tardi, a scrivere canzoni nella vena più tradizionale del canzoniere americano. Il punto è: quanti riescono a farlo con grazia? Senza perdere lo slancio degli esordi, senza prendersi troppo sul serio? Uno, a giudicare dalla strada percorsa fin qui, è Kurt Vile. A parte il nome da nemico di Batman (che comunque non fa male) KV riesce a mantenere un approccio svagato alla canzone (tipico di quello che un tempo si chiamava rock indipendente) a fianco di una scrittura che arriva, oggi, a compiersi in modo quasi definitivo. Ci sono momenti di esuberanza (Pretty Pimpin è rock sudista senza la carica conservatrice), ballate in punto di banjo, vagabondaggi visionari. C’è un solido disco americano. Che a scriverlo non è gran cosa. Ma a ascoltarlo ci si sente (molto) bene. Marco Sideri

 

IL DIARIO

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Diario del 4 dicembre 2013

Alle 8:30 apro il negozio, accendo il computer, scarico la posta: Banca Intesa mi chiede la conferma dei miei dati (non ho il conto con loro), Cartasì mi chiede il numero della mia carta (che non ho), Postepay mi dice “non potrai utilizzare la tua prepagata se non hai attivo il nuovo sistema di sicurezza web” (e l’intestazione della pagina è Poste Italiene!). Penso “Ma chi è quel belinone che può cascare in un messaggio così palesemente falso?”. La risposta dopo mezz’ora. Entra U Megu, che ci racconta del solito libro di una squadra di calcio fino a ieri per noi inesistente “L’ho vinto su ebay, tra l’altro le Poste Italiane mi hanno mandato un messaggio per confermare la mia password per motivi di sicurezza”; io e Guspe lo guardiamo allibiti: “Dirà mica sul serio?”. Quando ci riprendiamo, gli diciamo “Non glielo avrai mica dato? E’ una truffa”, “Ma cosa dite? La pagina era intestata Poste Italiane”, “Non proprio, Poste Italiene. Corri in banca a bloccare la carta”, “Ma non è successo niente, se l’avessero usata, avrei ricevuto il messaggio”, “Sì, ma quando ricevi il messaggio, ti hanno già ciucciato i soldi. Corri in banca, sciachelo (traduzione per i non genovesi: tipo ingenuo facilmente raggirabile)”. Va, dopo un’oretta mi chiama, “Hai visto avevo ragione io (fa lo spiritoso), la banca mi ha detto che era … una truffa”. Eccolo trovato il mio belinone.

(Tratto dal libro di Giancarlo Balduzzi “Il Diario di Disco Club – Memorie di un dischivendolo”)

LE NOVITA’ DELLA SETTIMANA

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ALLMAN BROTHER BAND – Idlewild South

“Idlewild South” è il secondo album dell’ALLMAN BROTHERS BAND uscito originariamente il 23 settembre 1970.  Per celebrare il 45° anniversario dell’uscita sarà pubblicata una nuova edizione dell’album il prossimo 4 dicembre 2015.   L’album originale è stato rimasterizzato e le due versioni deluxe e super deluxe aggiungono bonus track con registrazioni tratte dalle session in studio e dal vivo, con l’intero doppio album “Live At Ludlow Garage” da tempo fuori catalogo e una versione live inedita di “In Memory Of Elizabeth Reed”. La ristampa, curata dal produttore Bill Levenson, sarà disponibile in tre diverse versioni.

BRUCE SPRINGSTEEN – The Ties That Bind

The ties that bind: The River Collection (Columbia Records) è il titolo del cofanetto che raccoglie ben 52 canzoni diluite in 4 CD. Oltre ai 20 pezzi del doppio album originale anche brani inediti: The River: The single album, un disco di outtakes di studio del periodo 1979/1980. E poi 3 DVD, che conterranno ben quattro ore di video mai visti prima, risalenti al tour di prove per quelle che allora erano 10 nuove canzoni, il nuovo documentario di un’ora, The ties that bind, e un concerto, diviso in 2 DVD. Il nuovo libro conterrà invece 200 fotografie rare e molte inedite, con un saggio appositamente scritto da Mikal Gilmore. Insomma, dopo la mostra (a Londra dal 13 ottobre al 28 novembre) e il libro con le foto di Barbara Pyle  sul primo Springsteen, quello di Born to Run, ecco una nuova reliquia per il vostro altarino dedicato al Boss.

THEM – The Complete Them 1964-1967

Legacy Recordings pubblicherà il 4 Dicembre 2015 THE COMPLETE THEM 1964-1967, un’antologia in 3CD che raccoglie le prime storiche incisioni di Van Morrison. La collezione più completa mai assemblata del primo materiale da studio e live di Morrison, THE COMPLETE THEM 1964-1967 include tutte le registrazioni il materiale registrato per i primi due album dei THEM – THE ANGRY YOUNG THEM (1965) E THEM AGAIN (1966) – in aggiunta a singoli, demo, live session, versioni alternative e rarità (dal 1964-1967), molti dei quali inediti o non disponibili da molto.

COLDPLAY – A Head Full Of Dreams

“A Head Full of Dreams” è il settimo album in studio del gruppo musicale britannico Coldplay, previsto per il 4 dicembre da parte della Parlophone. Il 4 dicembre 2014 il frontman Chris Martin, durante un’intervista concessa a Zane Lowe nell’emittente radiofonica BBC Radio 1, ha rivelato i primi dettagli riguardo a “A Head Full of Dreams”, descrivendolo come “sorta di completamento del nostro percorso. È il nostro settimo disco e lo vediamo un po’ come se fosse l’ultimo libro di Harry Potter. Ciò non significa che non potrà esserci qualcos’altro dopo questo disco […] È stato grandioso passare da “Ghost Stories” allo studio di registrazione: ora stiamo facendo cose che suonano in un modo differente. Devo pensare questo album come se fosse l’ultimo lavoro che facciamo insieme, altrimenti non metteremmo tutto di noi al suo interno”.

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1) Adele – 25                                                                                                              2) Francesco De Gregori – De Gregori canta Bob Dylan. Amore e furto
3) Battiato – Anthology. Le nostre anime
4) Bob Dylan – The Cutting Edge 1965-1966: The Bootleg Series Vol.12
5) Francesco Guccini – Se io avessi previsto tutto questo
6) Roger Waters – The Wall
7) Who – Live In Hyde Park
8) Eric Clapton – Slowhand at 70 Live at Royal Albert Hall                          9) Queen – A Night At The Odeon ’75
10) Baustelle – Roma live!

 

 

 

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