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Sei nuovi super e iper mercati, i commercianti insorgono

CONFESERCENTI PRONTA ALLA BATTAGLIA CONTRO QUALSIASI NUOVA APERTURA
Con l’aperturta delle maglie delle norme a cui sta pensando la Regione la fine del piccolo commercio alimentare a Genova è molto vicina


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di Monica Di Carlo

La Lega lo ha candidato a qualsiasi cosa, dall’Ambrogino d’oro alla presidenza della Repubblica. Era il 2007 quando l’allora capogruppo in consiglio comunale del Carroccio a Milano, Matteo Salvini,  fece il nome di Bernardo Caprotti per il massimo riconoscimento milanese ed è stato sempre Salvini, all’inizio del 2015, a candidare Caprotti alla presidenza della Repubblica.
Caprotti è il proprietario di Esselunga che starebbe per sbarcare, ora, a Genova nel palazzo ex Saturn. Cioè, potrebbe aprire un supermercato (con posteggi già disponibili, va detto) su via Di Col, cioè sulla rampa di entrata e uscita al casello di Genova Ovest (considerato da autostrade un “casello speciale”, disagiato, perché oberato di traffico), la strada che soprattutto (ma non solo) d’estate si blocca per imbarchi e sbarchi dai traghetti paralizzando la viabilità di mezza città e dividendo la città in due.
Caprotti ha anche due immobili a Sestri, alle spalle di Esaote, che ha acquistato da Preziosi e possiede anche la sede dell’ex autosalone di via Piave, che il gruppo da anni cerca di trasformare in supermercato, frenato da una norma regionale.
Ora, il nuovo Puc comunale autorizza il progetto che insiste sull’area Esaote (e qui si parla di Coop, che vede invece bloccate dalle eccezioni della Regione il progetto sull’area Guglielmetti) mentre Esselunga aprirebbe alla ex Cotognex in via Hermada. L’assessore regionale della Lega Edoardo Rixi ha già detto che intende cambiare la legge regionale sul commercio per frenare <gli operatori in posizione dominante> e aprire il mercato a nuovi concorrenti. C’è un “particolare” non secondario da registrare: l’Antitrust ha già sentenziato che non esistono a Genova e in Liguria operatori in posizione dominante. La posizione dominante scatta, infatti,  al 40% dei metri quadrati di superficie di vendita. Coop Liguria ne ha il 18%, contro il 16% di Sogegross (che però sta trasformando un cash & carry in un iper a Campi dopo aver avuto l’autorizzazione del Comune), il 14% di Carrefour e il 13% di Conad. Il rimanente 39% raccoglie altri marchi di vendita. Sgombrato il campo da questo dubbio e sfatata la “leggenda metropolitana” dal respiro politico che gira da qualche tempo, c’è da dire, comunque, che Coop sta mettendo in pratica il trasferimento con premio di superficie del superstore di via Merano nell’area delle ex Fonderie di Multedo.
Per tornare a Esselunga e al suo patron novantenne, i commercianti sono terrorizzati dalle dichiarazioni del leghista Rixi di voler <aprire il mercato alla concorrenza>. Il sito della Lega ligure titola: “Esselunga vince la battaglia di Albaro, approvata la proposta di delibera correttiva dell’assessore Rixi”. Presto, spiega con toni trionfalistici l’articolo sul sito dei Padani del Mar Ligure, verranno proposte in consiglio le modifiche alla legge regionale. Pare dunque che il patron di Esselunga, autore del libro anti Coop “Falce e carrello”, avrà la strada spianata per l’apertura di via Piave dalle modifiche di Rixi, guardacaso leghista proprio come chi ha candidato il grande vecchio del commercio italiano all’Ambrogino d’Oro e alla presidenza della Repubblica.
Ora, ai commercianti importa poco se ad uccidere le loro aziende saranno falce e carrello o spada (quella di Alberto da Giussano che campeggia nel simbolo della Lega) e carrello o tutte e due assieme: il problema non sono la falce o la spada, ma il carrello, indipendentemente dalle insegne che porta. Ieri, alla cerimonia del Settantennale Ascom, non erano pochi quelli che, tra i 500 negozianti pemiati per la fedeltà all’associazione ai Magazzini del Cotone, non nascondevano, parlando a titolo personale, di provare profonda meraviglia di fronte al discorso dell’assessore che ha detto di voler tutelare il ruolo delle piccole imprese e poi pensa di aprire alla concorrenza tra i gruppi della grande distribuzione. In passato sia il centro destra (giunta regionale Bisaotti) sia il centrosinistra avevano “tenuto”. Si rischia una caporetto nel giro di un tempo brevissimo. Perché c’è poco da interpretare: per ogni posto di lavoro guadagnato nella grande distribuzione se ne perdono 2,9 nel piccolo commercio e molti di quei posti corrispondo direttamente a saracinesche abbassate per sempre. Non è interpretazione, è statistica.
Tra nuovi piani urbanistici del Comune e nuove regole commerciali della Regione (Rixi dice di non voler favorire un gruppo piuttosto di un altro, ma di fatto le aperture in rampa di lancio sono tutte Esselunga, come è noto a tutti)  rischiamo di trovarci a Genova, in un battibaleno, un nuovo punto vendita di Coop (che ne sposterà e allargherà un altro), un iper Sogegross, tre nuovi super o iper mercati Esselunga tra Sestri e Albaro. Cioè sei enormi punti vendita della grande distribuzione in più distribuiti in perfetta osservanza di una sorta di “Manuale Cencelli” del carrello.
Se ne avvantaggerà la concorrenza? Probabilmente, ma quello che risparmieremo sulle mozzarelle lo pagheremo tutto (e pagheremo ben di più) in termini di vivibilità delle città, illuminazione, sicurezza, presenza parcellizzata della rete commerciale in una città che ha più anziani di qualunque altra. I “nonni” non vanno certo a fare la “spesa grossa” in auto e rischiano di non trovare più un negozio di alimentari a una distanza ragionevole da casa. E come farà chi abita in collina e non può permettersi l’auto? Non potendo fare la spesa ogni giorno sotto casa, dovremo passare le nostre domenicha a spingere un carrello tra gli scaffali? A rimanere shiacciata da questa battaglia tra gruppi della grande distribuzione saranno i negozi, ma anche la vivibilità della città. Non è un caso che oggi sia in Francia sia negli Stati Uniti, dove il massacro dei negozi di vicinato a mezzo iper è già stato perpetrato da un po’, i governi stanzino fondi per cercare di fare aprire qualche negozio nelle zone desertificate, situazione verso la quale ci stiamo avviando a scapicollo.
A criticare con fermezza ogni intenzione di aprire nuovi super e iper mercati è Patrizia De Luise, presidente provinciale e regionale e vice presidente nazionale di Confesercenti. <Bisogna ragionarci, pensarci molto bene insieme alle categorie – dice De Luise – avendo ben presenti le conseguenze>.
Ecco l’intervista.

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