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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo – 12 novembre 2015

discA CURA DI DIEGO CURCIO

Comincia questa settimana e per tutti i prossimi giovedì la collaborazione di GenovaQuotidiana con Disco Club, lo storico negozio di dischi di via San Vincenzo gestito da Giancarlo Balduzzi e Dario Gaggero, che a fine anno compirà 50 anni. Una vera e propria istituzione per Genova e per tutti gli appassionati di musica, soprattutto rock (ma non solo). In questa rubrica potrete trovare le recensioni dei dischi più interessanti usciti nel corso della settimana a cura dei clienti di Disco Club, alcuni brani del “Diario di Disco Club” pubblicato da Gian a puntate su Facebook e poi raccolto in pregevolissimo volume in vendita nel suo negozio e, infine, il punto sugli album più venduti e sulle novità della settimana. Buon lettura e buon ascolto a tutti. 

LE RECENSIONI

FRANCESCO DE GREGORI – De Gregori canta Bob Dylan / Amore e Furto

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La parola “traduzione” contiene la stessa radice di “tradimento”. Chi ben traduce, dunque, ben tradisce. Tanti anni fa Francesco De Gregori scrisse, in “Atlantide”, una delle sue adorabili frasi criptiche e poetiche: “Ditele che la perdono per averla tradita”. Adesso siamo noi a perdonarlo, e, forse, a volergli un po’ più bene per averci proficuamente tradito con una traduzione, o meglio, una serie di traduzioni, da Bob Dylan. “Amore e furto: Love & Theft”, che era un titolo di Dylan. E il suo. Dunque, traduzione al quadrato o al cubo. Lui, De Gregori, giura di non aver mai letto uno delle decine di saggi che cercano di “riportare a casa” la labirintica semplicità apparente dei testi dylaniani, e di agire per consonanza, per affinità elettive intuite, per semplice amore. E qui forse è la chiave, nel più dylaniano dei nostri autori: tradurre e tradire, con amore. Magari andando a riscoprire episodi dichiarati minori, che esulano dal consueto e rassicurante songbook buono per tutte le occasioni, vedi alle voci “Series Of Dreams”, “Tweedle Dee & Tweedle Dum”, “Dignity”. De Gregori non è riuscito a rileggere se stesso se non per abbozzi e mosse pasticciate, con “Vivavoce”. Perché si rilegge da solo senza dischi, ogni volta che sale su un palco. Come Dylan. Adesso il riscatto, rileggendo quell’altro se stesso che è il più gran fuoco d’innesco della canzone popular del secondo dopoguerra. Bob Dylan. Bersaglio centrato. Guido Festinese

MOGWAI – Central Belters

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Il piano era di recensire senza ascoltare. In fondo tutti i brani di questa tripla celebrazione sono editi (alcuni in polverosi cantucci di compilation, ma pur sempre editi). E invece il tempo trascorso tra l’idea di recensire e la recensione vera e propria ha dato spazio a questo viaggio a ritroso nei Mogwai. E, signori, che viaggio. Il gruppo scozzese arriva a compiere venti anni con una personalità, e un catalogo, possenti: dalle prime mosse in bilico tra distorsione e post rock, alla scoperta della canzone, alla maturazione finale con tutti gli elementi che si fondono in una convincente ipotesi di colonna sonora continua. I Mogwai (da Glasgow, Scozia) cantano poco, giocano col pieno e col vuoto, hanno saputo sopravvivere a corsi e ricorsi della moda. “Central Belters” è la meritata (auto) celebrazione di un gruppo ostinato e unico. E non costa neppure tanto. Marco Sideri

JOE JACKSON Fast Forward

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Avrebbero dovuto essere quattro Ep di quattro canzoni, incisi in quattro città diverse (New York, New Orleans, Berlin e Amsterdam) con quattro differenti formazioni. Alla fine ne è venuto fuori un disco, a più di sette anni dall’ultimo d’inediti (“Rain”), a tre dal deludente omaggio a Duke Ellington. E bene così, perché al di là dei musicisti coinvolti (Bill Frisell, Brian Blade, Graham Maby e Regina Carter nella Grande Mela con la cover di “See No Evil” dei Television; Stefan Kruger e Stefan Schmid insieme alla quattordicenne Mitchell Sink ad Amsterdam; il basso di Greg Cohen e il batterista dei Tindersticks Earl Harvin per la tappa berlinese omaggiata con la ‘Kabarett’ song “Good Bye Jonny”; due membri della funk band dei Galactic più i fiati guidati da Donald Harrison a New Orleans) e della feconda eterogeneità, il musicista inglese torna a fare la cosa che gli riesce meglio: raccontare storie in forma di canzoni. E queste di “Fast Forward” sono le tra migliori che abbia mai scritto. Danilo Di Termini

GLEN HANSARD – Didn’t He Ramble

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La fine dell’esperienza in duo con Marketa Irglova, come The Swell Season, compreso  il grande successo di “Once” il “musical per cantautori dal cuore spezzato”, ha infine portato Glen Hansard alla maturità artistica come solista, prima con il parzialmente convincente esordio di “Rhythm And Repose” del 2012, poi con il bel tributo a Jason Molina di questa primavera, “It Was Triumph We Once Proposed…”. Questo nuovo disco del cantautore irlandese conferma quanto detto prima; “Didn’t He Ramble” vive di eclettismo e passione, iniziando con un quasi gospel (“Grace Beneath The Pines”) per finire con un riuscito cocktail tra la “May You Never” di John Martyn e la “Forever Young” di Dylan (“Stay The Road”). Nel mezzo, senza nessun riempitivo, echi delle “Seeger Sessions” springsteeniane, inevitabili reminiscenze (van)morrisoniane e un piccolo, sentito omaggio alla terra natale pregna di musica tradizionale (“McCormack’s Wall”) con tanto di saltellante coda ‘irish’. Fausto Meirana

IL DIARIO

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12 novembre 2013                                                                                                                   Strano personaggio quello che si presenta all’alba, non molto in bolla, ma quello che lo rende particolare sono i capelli, tinti di un marrone acceso, tipo lucido da scarpe, il problema è che, alla maniera di Berlusca, si è fatto una bella passata di colore anche sulla cute, ma la mano non molto ferma è andata un po’ storta, così ecco colorato anche un pezzo di fronte e segnate delle basette altrimenti inesistenti. “Avete anche dischi commerciali?”, “Dipende cosa intendi, il mio negozio è un’attività commerciale e quindi i prodotti che vedi negli scaffali sono fatti per essere commercializzati, ergo questi sono dischi commerciali”, la mia argomentazione lo disorienta, mi guarda con l’occhio spento e “Cerco musica da discoteca”, “Cento metri avanti a sinistra”.

Ancora capelli al centro dell’attenzione, questa volta una signora, non molto giovane, né avvenente, “Avete l’ultimo di Ramazzotti?”, equivoca sullo sguardo che le lancio (non riguardava il suo aspetto estetico, ma il gusto musicale), si tocca i capelli e dice “Il vento mi ha spettinato tutta”.

Va un po’ meglio con la successiva signora, è ancora innamorata dei vinili e vuole che le procuri l’ultimo di Sting. Glielo ordino e lei parte con una filippica contro le case discografiche, “Come hanno fatto vent’anni fa ad eliminare i dischi non lo capisco, non c’è confronto con i cd; si sentono meglio e poi vuoi mettere il profumo, il tatto e il piacere di tenere in mano una copertina da vinile rispetto alla plastichetta dei cd? Hanno perso un’intera generazione di giovani ai quali non frega niente della musica; io ho un sacco di dischi e non ho nessuno a cui lasciarli, così ho deciso: li lascerò ad una radio che se lo meriti”.

Certo che questo argomento del “lasciare” e dell’al di là sta diventando un po’ troppo frequente in negozio. L’età avanza e siamo fragili di fronte a questi pensieri, agitati anche dalla dipartita di molti artisti, idoli della nostra giovinezza, e anche di qualche sfortunato amico cliente. Commercialmente una differenza tra le due situazioni c’è (perdonate il cinismo): se è un artista che ci lascia, le vendite salgono, se è un cliente scendono.

(Tratto dal libro di Giancarlo Balduzzi “Il Diario di Disco Club – Memorie di un dischivendolo”)

LA CLASSIFICA

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Ed ecco la classifica dei dischi più venduti questa settimana da Disco Club:

1. the BEATLES: “1+” :nuova versione dell’antologico “1”, che affianca ai 27 singoli dei Fab Four arrivati al numero uno della classifica inglese 27 videoclip certosinamente restaurati e abbinati a nuovi mix stereo e 5.1. La versione deluxe aggiunge altri 23 video e un book di 124 pagine illustrate. Disponibile in CD, DVD, Blu-Ray, CD+DVD, CD+2DVD, CD+2 Blu-ray.

2. Bob Dylan: “The best of the cutting edge 1965-66 – the bootleg series vol.12”: l’ultimo volume delle famigerate bootleg series di Dylan fotografa uno dei suoi periodi più fecondi e celebrati e presenta materiale inedito dalle sessions di “Bringing it all back home”, “Highway 61 Revisited” e “Blonde on Blonde”. Disponibile in 2CD, 3LP, 6CD box.

3. Francesco De Gregori: “De Gregori canta Dylan – Amore e Furto”: un omaggio originale e sentito ad una delle sue muse ispiratrici, con una scelta dei brani non banale e testi che evocano quelli di Dylan senza tradurli alla lettera. Disponibile in CD e 2LP.

Queste invece sono le novità più interessanti della settimana:

Neil Young  – Bluenote Cafè

Natalie Merchant  – Paradise Is There: The New Tigerlily Recordings (Cd + Dvd)

Green Day – Heart Like A Hand Grenade

Eric Clapton –  Slowhand At 70 – Live At Rah

Brad Mehldau – 10 Years Solo Live – Box 4 Cd

Baustelle – Roma Live!

Franco Battiato – Anthology: Le Nostre Anime

Kurt Cobain – Montage Of Heck: The Home Recordings

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