L’Antitrust sdogana Uber e i servizi di trasporto “via app”: “Serve al più presto una legge che li regolamenti”

1436365209-uberCinque euro per andare in quasi tutta la città, una decina per i tragitti più lunghi. Era difficile, a Genova, spendere di più con Uber che era diventata la cuccagna di studenti e pensionati, dei giovani di ritorno dalla discoteca e degli anziani che diretti in ospedale per una visita medica o, la sera, in centro per assistere a uno spettacolo. Uber era diventata in fretta “l’alternativa” per tutti coloro che non si possono permettere un’auto propria nè possono pagarte le tariffe taxi o possono contare su un servizio di trasporto pubblico che vada realmente incontro alle loro esigenze.
In molti si erano convertiti a Uber e persino molti “nonni” avevano imparato a usare la app di Uber che aveva cambiato la vita a molte persone anche a Genova. Poi, le proteste dei tassisti e l’ordinanza con cui il Tribunale di Milano, bloccando l’utilizzazione dell’app sul territorio nazionale, ha sancito che l’attività in questione <non può essere svolta a discapito dell’interesse pubblico primario di tutelare la sicurezza delle persone trasportate>.
Ora, un’indicazione dell’Antitrust riapre i giochi. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato chiede l’intervento del legislatore “per garantire la concorrenza, la sicurezza stradale e l’incolumità dei passeggeri” e lo fa rispondendo ufficialmente a un quesito del ministero dell’Interno su richiesta del Consiglio di Stato. L’Antitrust, guidata da Giovanni Pitruzzella. Insomma, se serve una legge, che la si faccia e in fretta, raccomanda l’Autorità, perché la “fattispecie” degli autisti Uber non è in contrasto con legge essendo altra cosa rispetto ai tassisti e ai guidatori delle auto dei “noleggi con conducente”. Insomma, non ci sarebbe alcun esercizio abusivo e che alla giusta necessità di garantire la sicurezza ai passeggeri ci pensi il legislatore e <a massima sollecitudine> e <nel modo menoinvasivo possibile>.
Due le questioni poste dall’Autorità: la necessità di <consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore> e quella di evitare le <complesse questioni di interferenza con i servizi tradizionali che <lo sviluppo di queste nuove app e anche l’adozione di strumenti tecnologici simili da parte delle compagnie di radio-taxi stanno provocando in tutto il mondo>.
Sono in molti a sperare che il parere dell’Antitrust venga meramente tenuto in considerazione. Genova ha un’orografia particolare ed è difficile, ad esempio, per una coppia di anziani andare a teatro in centro da un quartiere collinare. Moltri bus sospendono le corse troppo presto o costringono a lunghissime attese mentre la tariffa del tragitto sui taxi non è proprio a portata di tutte le tasche perché ha poco senso spendere più di taxi che di biglietto del cinema se una sera si decide di scendere dalle colline per andare a vedere un film. In qualche modo, il servizio alternativo di trasporto, così come lo definisce l’Antitrust, potrebbe anche favorire i consumi.

Il parere del presidente dell’Antistrust al Ministero
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