7 – 8 ottobre 1970, l’alluvione che sconvolse Genova

Di Black Giac – Genova 7 e 8 ottobre 1970. Date che, si può dire a buona ragione, solcarono una ferita profonda nella coscienza collettiva della città, nello stesso immaginario che purtroppo negli anni è dovuto ritornare spesso a rapportarsi all’archetipo storico dell’evento “alluvione” che in quei giorni divenne un vocabolo centrale nella cultura genovese. Non che la città fosse nuova a questo tipo di eventi: due piuttosto importanti si erano verificati nel 1746 quando fu il Polcevera a esondare (portando via con sé decine di soldati austriaci accampati sul greto del torrente in attesa di entrare in città) e nel 1822 quando le vive parole del poeta George G.Byron raccontarono in un emozionato scambio epistolare con un’amico dell’esondazione del Bisagno.

Il 1970, però, fa storia anche perché si tratta della prima alluvione “moderna” verificatasi dopo i lavori di copertura del Bisagno e dopo che il boom economico successivo alla seconda guerra mondiale aveva lanciato il capoluogo ligure oltre la soglia dei 700 mila abitanti. E’ una Genova ricca e produttiva quella che 45 anni fa per due giorni deve sottostare a precipitazioni piovose di una straordinaria intensità, un intero sistema temporalesco stazionò sul cielo genovese per 36 ore vomitando quasi 1000 millimetri di pioggia, precisamente 948 registrati in 24 ore a Genova Bolzaneto che rappresentano tutt’ora il record italiano.

Genova, come si diceva, non è nuova a questo tipo di eventi. E’ una questione di geomorfologia ambientale che incide sul clima, la città si trova infatti in corrispondenza di una linea di convergenza di venti che tende a svilupparsi in presenza di peggioramenti che provengono dall’atlantico. L’aria calda viene richiamata da Sud, lungo il Mar Tirreno, fino al Golfo Ligure orientale. Il settore occidentale del Golfo viene invece a trovarsi sotto le più fredde correnti che scendono dall’Appennino (nel suo punto di minor altitudine) dopo aver percorso da Est a Ovest la Valpadana. Tale convergenza rappresenta l’innesco dei temporali.

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Ciò provocò la piena di tutti i principali torrenti che attraversano come un sistema nervoso il capoluogo e l’esondazione del Bisagno, del Fereggiano e del Leira.

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La fortissima mareggiata in corso inoltre impediva il defluire delle acque dei torrenti che esplodevano letteralmente dentro i loro argini. Genova fu sommersa in quelle ore dall’acqua e dal fango in un gorgo mortale dove alla fine i morti furono 44 e gli sfollati 2000. I danni incacolabili.Tutti i quartieri furono interessati da questa ondata Quezzi, Marassi Molassana S. Fruttuoso, Brignole, Sestri Ponente e Voltri in particolare la Foce e il centro che subirono il pesante colpo del torrente più importante che attraversa Genova e la divide in due: il Bisagno. Si videro in azione i ragazzi del ’68 che già erano intervenuti nel corso dell’alluvione dell’Arno a Firenze e che accorsero da tutta Italia per aiutare Genova.

Fu la prima volta che la città si interrogò sul suo sviluppo urbanistico (inutilmente, potremmo dire con il senno di poi). Eventi alluvionali dopo un periodo di calma si verificarono nel 1992 e nel 1993 quando esondò lo Sturla (due vittime) per poi intensificarsi nel 2010 a Sestri Ponente (con una vittima), nel 2011 a Genova con l’esondazione del Fereggiano che costò la vita a sei persone e nel 2014 con la nuova esondazione del Bisagno e dei diversi torrenti collegati che provocarono la morte di una persona. L’alluvione del ’70, irruppe nella modernità portando co n sé morte e distruzione ma anche indimenticabili atti di eroismo. Non insegnò nulla, purtroppo, perché negli anni successivi si continuò a costruire intorno ai fiumi non ascoltando le dure lezioni della natura e neppure quanto disse Einstein a proposito della bomba atomica: “Non ho mai visto nessun topo al mondo costruire una trappola per topi”.

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Fabrizio DE Andrè dedico a quella alluvione una bellissima canzone che riprende poeticamente il pathos e la drammaticità di quei momenti: “Dolcenera”.

Amìala ch’â l’arìa amìa cum’â l’é
amiala cum’â l’aria ch’â l’è lê ch’â l’è lê
amiala cum’â l’aria amìa amia cum’â l’è
amiala ch’â l’arìa amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê

Guardala che arriva guarda com’è com’è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com’è
guardala che arriva che è lei che è lei

nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte

nu l’è l’aegua ch’à fá baggiá
imbaggiâ imbaggiâ

Non è l’acqua che fa sbadigliare
(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestre

nera di malasorte che ammazza e passa oltre
nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c’è luna luna
nera di falde amare che passano le bare

âtru da stramûâ
â nu n’á â nu n’á

Altro da traslocare
non ne ha non ne ha

ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
ché è venuta per me
è arrivata da un’ora
e l’amore ha l’amore come solo argomento

e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte

nu l’è l’aaegua de ‘na rammâ
‘n calabà ‘n calabà

Non è l’acqua di un colpo di pioggia
(ma) un gran casino un gran casino

ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell’onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda

amiala cum’â l’aria amìa cum’â l’è cum’â l’è
amiala cum’â l’aria amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê

Guardala come arriva guarda com’è com’è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei

acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti

âtru da camallâ
â nu n’à â nu n’à

Altro da mettersi in spalla
non ne ha non ne ha

oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall’ansia di perdersi

ha avuto in un giorno la certezza di aversi
acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
bassa sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente
fredda come un dolore Dolcenera senza cuore

atru de rebellâ
â nu n’à â nu n’à

Altro da trascinare
non ne ha non ne ha

e la moglie di Anselmo sente l’acqua che scende
dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza

così fu quell’amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare

Amìala ch’â l’arìa amìa cum’â l’é
amiala cum’â l’aria ch’â l’è lê ch’â l’è lê
amiala cum’â l’aria amìa amia cum’â l’è
amiala ch’â l’arìa amia ch’â l’è lê ch’â l’è lê

Guardala che arriva guarda com’è com’è
guardala come arriva guarda che è lei che è lei
guardala come arriva guarda guarda com’è
guardala che arriva che è lei che è lei

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