Villa Migone, dove i tedeschi firmarono la resa, diventa B&B per finanziare i restauri

Presto anche visite guidate non solo in occasione del 25 Aprile e altre iniziative turistiche
Il video con tutti i segreti dell’edificio, dalpiano di Giuseppe Verdi alle origini medioevali

di Monica Di Carlo
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Sembra di sentirli gli stivali del generale Meinhold mentre salgono le scale di marmo di Villa Migone, pesanti come non mai. Sono le 17 del 25 aprile 1945 e lui sta andando a firmare la resa, di per sé un evento non certo lieto per un militare. Per di più, Meinhold sta andando a firmarla non con un suo pari, ma con un operaio, tal “Scappini Remo”, così come il “partigiano Gianni”, presidente del Cln (Comitato di liberazione nazionale), si firma in calce all’atto, scrivendo prima il cognome e poi il nome, proprio come un uomo del popolo prestato alla politica e alla guerra per ragioni di forza maggiore. L’operaio che aveva cominciato a lavorare a soli 10 anni, prima come garzone in varie botteghe e poi, non appena compiuti 14 anni, come operaio di vetreria, che a 37 anni aveva già scontato 9 anni di carcere politico e che ha reso formalmente Genova una città libera.
Nel salone, sul tavolo della resa, incombe il ritratto del cardinal Boetto che lì si era trasferito dopo il bombardamento della curia e che possiamo agevolmente immaginare seduto sul divanetto e attorniato da militari tedeschi e notabili cittadini pronti a controfirmare la liberazione di Genova. Molti anni addietro, la sua cappella è stata divisa e trasformata in camere, bagni e cucina. Un’acquasantiera fa bella mostra di sé in una camera con un letto singolo trasformata, una cinquantina di anni fa in lavandino.

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(La stanza dove dormiva il cardinal Boetto)

Basta superare la porta e si trova la camera del porporato, oggi stanza matrimoniale del B&B Villa Migone. Già, perché il luogo dove la città si è certificata libera dai nazisti (unica nel Nord ad aver fatto da sé, in un rigurgito di orgoglio arrivato dritto dritto dai secoli in cui era Superba) oggi è un bed & breakfast dove dalla fine di luglio sono arrivati soprattutto stranieri, per lo più architetti o persone di cultura ansiosi di dormire una notte in un palazzo del Cinquecento o di risvegliarsi in un luogo dove si respira la storia. Vuoi mettere alzarti la mattina e farti il caffè dove suonava il piano Giuseppe Verdi? Sì, proprio quel Verdi, quello dell’Aida, amico degli antenati degli attuali proprietari della dimora storica. Qualcuno, forse, avrà provato anche a suonarlo quel piano che sta dall’altra parte del salone della firma della resa tedesca, lucido come una volta, ma bisognoso di accordatura e di qualche riparazione. Il nocciolo della questione è proprio questo: l’intera villa, fatta eccezione per le stanze adibite a B&B, hanno bisogno di manutenzione e restauri. Poi ci sono le tasse sulla casa da pagare, che non devono essere esattamente poca cosa. Certo, ci si potrebbe fare un museo come suggerì tempo fa Beppe Pericu, ma non basterebbe a coprire le spese e sperare in contributi pubblici in questo momento non è pensabile. La strada dell’affitto è già stata tentata, ma chi affitterebbe mai una villa intera nel popolare quartiere di San Fruttuoso, dove ora è circondata da case? I Migone speravano in un ente pubblico o una banca, ma non ci fu verso. Solo recentemente, alcune stanze erano state affittate dalla Regione. Parte della villa era stata affittata a pezzi a privati, ma l’esperienza non è stata troppo positiva per i proprietari. Ovviamente, era richiesta l’apertura al pubblico dell’edificio il 25 aprile. Nel frattempo, si è reso necessario rifare il tetto ed è stata anche recuperare la facciata. In passato, 55 anni fa, la famiglia dei proprietari ha venduto un pezzo di parco dove fu costruito un palazzo proprio a ridosso della dimora storica. All’epoca si scatenò anche la prima battaglia ambientalista della storia di Genova che, però, non bastò a fermare la vendita dello spazio verde e l’edificazione del condominio. Che fare, allora, per cercare di pagare le spese, e finanziare i restauri, per i quali non bastano certo i fondi per le dimore storiche, con l’obiettivo di aprire altre sale, mostrare altri affreschi, rifare la parte del giardino che è rimasta? La soluzione del B&B è sembrata la migliore, anche per garantire l’apertura il 25 aprile. Gian Giacomo Migone, senatore dei Ds dal 1992 al 2001, ex presidente della Commissione Esteri, docente di storia dell’America del Nord a Torino, insieme agli altri parenti proprietari dell’immobile, ha pensato alla rinnovata vocazione turistica della città. E non importa se qualcuno storcerà il naso: è sempre meglio che far andare la villa completamente in malora. L’idea è adesso quella di ampliare le attività turistiche in diverse direzioni: visite guidate legate all’intera storia della struttura che oggi ha un impianto cinquecentesco (con rivisitazioni successive), ma origini alto medioevali. Qua e là, alcuni materiali antichi sono stati utilizzati: piastrelle e pezzi di statue. Così, la villa sarebbe finalmente fruibile anche ai genovesi tutto l’anno e non solo il 25 aprile. Tante sono le iniziative ai cui i Migone stanno pensando e delle quali stanno verificando la fattibilità. E chissà se un giorno non si potrà prendere un aperitivo sulla terrazza dalla quale si affacciava Giuseppe Verdi o sposarsi proprio dove Genova ha ritrovato la libertà.

Ecco il video di 10 minuti realizzato ieri sera nella villa in cui si possono vedere i bellissimi ambienti, gli affreschi, il pianoforte di Verdi, il tavolo della resa tedesca e persino la stanza, oggi in restauro, dove il sergente Joseph Pohl, interprete di Meinhold fu trovato morto la mattina dopo la resa. Forse suicida, forse – stando a quanto raccontava la generazione dei proprietari contemporanea agli eventi – ucciso da un SS di scorta al generale.

Alla luce del gran numero di persone che ci ha chiesto un recapito di villa Migone per info e prenotazioni, aggiungiamo l’indirizzo email: villamigone@virgilio.it

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