Movida, la rivolta di salita Pollaiuoli

Acqua e oggetti dalle finestre. Situazione esplosiva. L’appello: “Chiudete i supermarket stranieri”

Schermata 2015-07-08 alle 10.30.45Abitanti esasperati per la movida fracassona. Ieri sera, i consueti disagi sono diventati l’inferno. Da troppo tempo la gente non dorme, ormai, non più solo nei fine settimana. La “Rive gauche” del centro storico, quella che sta ad est di via San Lorenzo, è luogo di aggregazione di ragazzi sempre più giovani, spesso minorenni. I luoghi caldi sono soprattutto San Donato e Salita Pollaiuoli, dove hanno aperto molti mini market gestiti da stranieri, per lo più pakistani. Non dormire a causa del rumore è la norma. D’estate, quando le finestre vanno tenute aperte, la situazione peggiora. La movida ha sempre creato problemi, in qualche caso anche politici, perché nei vicoli centri sociali e circoli anarchici vendevano birra e vino per autofinanziarsi. Ora, questo non esiste più. Ormai la movida, soprattutto d’estate, è un via vai di minorenni alla ricerca di chupiti a un euro, anche a cinquanta centesimi se se ne chiede più di uno. A farne le spese sono sia gli abitanti sia i locali che lavorano regolarmente, rispettando le regole.

I fatti di ieri sera

Stanotte all’una un gruppo di ragazzetti si è dato convegno in salita Pollaiuoli. Le serate si svolgono sempre allo stesso modo: si compra alcol presso i supermercati degli stranieri, lo si va a bere per strada, seduti per terra, sui gradini dei portoni o dei negozi chiusi. Poi si canta, si urla, si grida. A volte si litiga. Le risse sono all’ordine del giorno. La situazione è certamente difficile anche per le forze dell’ordine. Ma tutti gli abitanti ripetono la stessa cosa: “Quando chiamiamo polizia o polizia municipale, i loro centralini si rimpallano la responsabilità dell’intervento e nel 99 per cento dei casi non viene nessuno”. Ieri, però, alla fine, due volanti sono arrivate. Perché i ragazzi hanno cominciato a battere contro le saracinesche chiuse e alle grida si è aggiunto altro rumore, fortissimo, insopportabile. Dopo l’ennesima richiesta di intervento rigettata, gli abitanti, esausti, hanno cominciato a gettare acqua e oggetti dalle finestre. I ragazzi hanno cercato, quindi, di sfondare un portone per “farsi giustizia”. E solo allora sono arrivate le divise.

La situazione

Non è difficile verificare che la gran parte dei negozi-mini market stranieri vendono alcol a fiumi, in bottiglia di vetro e lattina. A volte fornendo bicchieri di plastica, spesso anche facendo mescita di superalcolici come se fossero bar. Pochi si fanno carico di verificare che gli avventori siano maggiorenni. Risulta assai difficile agli abitanti credere che le forze dell’ordine non ravvisino gli estremi per la chiusura di questi esercizi commerciali che lavorano in spregio a qualsiasi norma nazionale e locale. Non basterà certo a fermarli un nuovo regolamento comunale perché alla base di tutto stanno i controlli. Che non esistono o, meglio, sono assai ridotti ed, evidentemente (visto che il problema continua e, anzi, peggiora) non bastano a risolvere la situazione. Gli abitanti dicono che spesso il rifiuto a intervenire da parte delle forze di polizia è giustificato con la mancanza di personale sufficiente. Affrontare un’orda di ragazzi ubriachi non è facile se si è solo in due o in quattro. Resta il fatto, però, che il problema si trascina da anni e programmare una serie di interventi nel tempo non sembra ai residenti una cosa non fattibile. Così, alla gente della zona non resta che difendersi come può. Qualche notte fa, dalle finestre è volato anche un cassetto. La movida alcolica dei negozi stranieri (mentre i locali sono sempre più vuoti, perché d’estate chi può va in riviera e chi non può non intende pagare un bicchiere di alcol di qualità come 10 chupiti “cancaroni”). Così, vico dei Biscotti diventa un orinatoio pubblico, come molti dei carruggi laterali. Col caldo, facile immaginare l’odore che arriva alle case.

Gli appelli dei residenti cadono nel vuoto

Si dice che gli agenti di polizia municipale non possano entrare nella “Rive Gauche” di notte. Pare esista un’ordine della Questura risalente al periodo della “movida politica” e mai cancellato. Certo è che questa è una questione di ordine pubblico, che – per contratto – non è compito dei “cantunè”. “La polizia, però, qui interviene molto raramente – dice una abitante della zona che ha denunciato quanto è accaduto ieri sera sulla propria pagina Facebook, ma preferisce rimanere anonima per paura di rappresaglie da parte degli stranieri – mentre qualche settimana fa, a una festa di compleanno su una una terrazza di Albaro, sono arrivati ben sei poliziotti e non era nemmeno mezzanotte”. Il fatto è noto, perché si trattava della festa di compleanno di una giornalista ed erano presenti molti colleghi che possono testimoniare quanto è accaduto. “Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” (per dirla alla De Andrè), invece, ogni appello rimane inascoltato. Che sia l’una o siano le 2, le 3 o le 4. La vivibilità di questi luoghi, completamente recuperati, è completamente compromessa, tanto che le case in vendita sono decine. Si rischia una nuova desertificazione di quella parte del centro storico che tanto si è fatto per recuperare.

Le regole

Alcuni market sono stati chiusi per un periodo con un’ordinanza del Sindaco (che deve essere obbligatoriamente richiesta dalla Questura), ma certo non è tutto facile come sembra. Esiste una legge che stabilisce automatisimi per le chiusure. Servono determinati tipi di comportamenti scorretti (ad esempio la vendita di alcol a minori o la presenza nel locale di pregiudicati). In quel caso, si sospende l’autorizzazione per una serie di giorni sempre crescente e la chiusura arriva per somma di ammonizioni. A quel punto cosa succede? Che al titolare subentra un prestanome. E il negozio riapre. Anche la delibera che il Comune sta preparando potrebbe essere completamente inutile se non saranno previsti controlli massicci. In realtà, le regole esistenti sarebbero sufficienti se qualcuno ne verificasse intensivamente il rispetto. Solo una serie di controlli continui può assicurare il ripristino della vivibilità nella zona.

L’esasperazione

Certo è che se va avanti così rischia di succedere qualcosa di veramente spiacevole. Gli abitanti hanno capito che nessuno si fa in quattro per tutelarli, si sentono abbandonati. Il caldo e l’esasperazione faranno il resto, come è già successo. Non è possibile vivere gran parte dell’anno senza dormire. In zona abitano anziani, bambini, persone che al mattino devono andare a lavorare. Gli abitanti sono disperati perché si rendono conto che nessuno li tutela e che le autorità li abbandonano in preda ai deliri alcolici di qualche centanaio di ragazzi che passano la serata a ubriacarsi, mentre i venditori di alcol stranieri si arricchiscono. Per adesso si sono limitati a lancio di oggetti dalle finestre (ma è triste pensare che sia l’unico modo che gli abitanti hanno per difendersi, visto che nessuno lo fa) e a qualche battibecco, raramente sfociato in rissa. Ma la situazione è veramente esplosiva, visto che gli appelli dei residenti cadono puntualmente nel vuoto e che sembra che a nessuno stia a cuore quello che devono affrontare ogni notte, ormai senza distinzione tra i giorni feriali e il fine settimana.

 

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