I “no Durc” contro associazioni e istituzioni

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Ambulanti “No Durc” contro tutti, istituzioni e associazioni di categoria. Una ventina di camion, bandiere italiane e della pace, una trentina di operatori, in gran parte stranieri, ma tutti con licenza: gli ambulanti “no Durc” cominciano la battaglia per chiedere una nuova moratoria che sospenda l’obbligo di presentare il Documento unico di regolaritá contributiva per ottenere la concessione di suolo pubblico nei mercati. Ieri pomeriggio avevano intenzione di organizzare un corteo con i camioncini, poi hanno soprasseduto e si sono incontrati presso la sede dell’associazione “U mercou de Zena”, in via Cornigliano.
“Solo poche regioni richiedono il Durc – spiega Romolo Fieschi -, la Liguria è tra queste. Noi chiediamo che venga di nuovo sospeso, perché le aziende, in questi due anni, hanno dovuto affrontare una crisi che non accenna a terminare ed è sempre più pesante”. Secondo gli ambulanti, gli incassi sono scesi del 60 per cento e per questo non riuscirebbero a pagare i molti debiti con Equitalia e con lo Stato. Per alcuni si tratta di debiti recenti, determinati proprio dalla crisi. Per altri, però, “le pendenze” vanno indietro nel tempo anche di molti anni. Nonostante la situazione, c’è chi punta sul commercio ambulante per portare a termine una vita lavorativa come dipendente terminata prematuramente proprio a causa della crisi. Massimo, esodato con trent’anni di contributi, ha preso in affitto posti in tre mercati, si è reinventato ambulante per arrivare alla pensione: “L’ultima volta, al mercato di Dinegro, abbiamo incassato 25 euro, dai quali sottrarre le tasse, l’affitto del posto, le spese”. Ogni giornata lavorativa costa, mediamente, 10-12 euro. Chi ha un posto fisso paga anche se non può piazzare a causa delle condizioni meteo. Gli “spuntisti”, quelli che ottengono i posti quando gli assegnatari non si presentano al mercato, invece, pagano “a giornata”. I “No durc” chiedono che tutti paghino solo quando possono piazzare.
Sounni Abdelfattam, a nome degli stranieri regolari, mette in luce un’altra emergenza, vissuta dai venditori extracomunitari: il ritiro della concessione a seguito della mancata presentazione del Durc significa perdere il permesso di soggiorno.
“Nessuno dice di non pagare – prosegue Fieschi -, ma vogliamo farlo in maniera proporzionata ai nostri incassi, secondo l’Isee. C’è gente che ha pagato le rateizzazioni dei debiti per anni, ma da gennaio non ce la fa più”. L’associazione ha organizzato una manifestazione per sabato 23 maggio, alle 16, in largo Pertini. L’obiettivo è quello di chiedere al Prefetto di intercedere presso il governo centrale per ottenere la nuova moratoria e la rateizzazione a misura di reddito. Tra le richieste, questa volta alla civica amministrazione, anche quelle di riorganizzare i mercati per renderli più competitivi, l’abbattimento del plateatico per tutte le fiere e, per i mercati, in proporzione alle giornate di lavoro utile, al netto di piogge, alluvioni e allerta meteo che, in certe zone, impediscono di piazzare i banchi. L’anno scorso i mercati “saltati” sono stati 72. “I mercati rionali – dice Massimo – sono nati e ancora oggi servono a offrire merce a a prezzi calmierati. Oggi, questo è ancora più necessario, alla luce delle condizioni economiche delle famiglie, soprattutto in quartieri del ponente dove hanno chiuso le industrie”.
Gli ambulanti “no Durc” polemizzano con le associazioni di categoria che anche recentemente, a una riunione e con l’assessore alle Attivitá produttive Emanuele Piazza, hanno detto di non volere la moratoria e pur chiedendo importanti misure di sostegno per i mercati genovesi. Vittorio viene dal Levante e ribadisce: “Ci appelliamo al Prefetto”. E se gli si fa notare che se c’erano dei problemi a mettersi in regola secondo l’accordo, era il caso di illustrarli prima, aggiunge: “Ci siamo rivolti ai sindacati (le associazioni di categoria n. d. r.), ma non hanno voluto fare niente”. In realtà, da tempo le organizzazioni ripetono che la situazione è drammatica, ma non hanno mai voluto percorrere la strada della nuova moratoria, un po’ per coerenza rispetto all’impegno preso due anni fa, un po’ perché è difficile chiedere rigore nei confronti degli abusivi, quelli che vendono merce griffata nei mercati e nei luoghi turistici e, in particolar modo, quelli del mercatino delle pulci di via Turati, dovendo gestire una situazione di non regolarità contributiva all’interno. Secondo i “no Durc” il sistema si può bypassare, oppure imporlo a tutti gli imprenditori, anche quelli che non ottengono spazi in concessione o non lavorano per le amministrazioni pubbliche. Uno dei cavalli di battaglia dei “no Durc” è la convinzione che solo in certe regioni verrebbe richiesto. Dagli uffici tecnici della Regione, invece, fanno sapere che viene chiesto ovunque in base a una regola nazionale che, in un modo o nell’altro, tutte le Regioni devono applicare sul territorio, che si chiami Durc o “Certificato contributivo” o in qualsiasi altro modo. Ad ogni modo, la Regione non avrà la possibilità di concedere una moratoria in tempo utile. Le elezioni sono a fine maggio ed entro il 13 giugno (data in cui scadrà la moratoria), certamente la giunta non sarà insediata, operativa e già capace di portare provvedimenti al voto. Per questo, gli ambulanti che sanno di non poter fare fronte al pagamento dei contributi chiedono al prefetto Fiamma Spena di farsi mediatrice presso il Governo di un provvedimento nazionale. Per il prossimo 23 maggio è già prevista una grande manifestazione cittadina a una settimana dalle elezioni.

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