Revisione del Codice della strada, «Meno sicurezza sulle strade»: Robotti chiede una revisione

L’assessore genovese alla Mobilità si unisce ai colleghi di altre 7 città metropolitane: contestati i vincoli sulle Zone 30 e sulle zone a traffico limitato e l’accentramento delle decisioni. Il testo è ancora all’esame delle istituzioni


Genova aderisce alla richiesta di rivedere il nuovo Codice della strada. L’assessore alla Mobilità Emilio Robotti ha sottoscritto con i colleghi di altre grandi città una nota critica sul testo approvato dal Consiglio dei ministri, che conta 293 articoli e deve ancora ricevere i pareri parlamentari e della Conferenza Unificata. La proposta, dunque, non è ancora in vigore.

Al centro delle preoccupazioni c’è la possibilità che le amministrazioni locali dispongano di minori strumenti per intervenire sulla circolazione urbana. Gli assessori contestano il ridimensionamento della sicurezza stradale tra le finalità del Codice, il trasferimento di poteri verso il ministero e le restrizioni previste per misure come le Zone 30 e le zone a traffico limitato. Secondo la nota, ne risulterebbe indebolita la capacità dei Comuni di proteggere pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili.

Per Genova il tema è particolarmente concreto: il Comune ha annunciato l’intenzione di istituire una Zona 30 in ciascun Municipio e di sviluppare strade scolastiche e interventi per rendere più sicuri gli attraversamenti. Il piano risponde anche ai dati sugli incidenti: nel 2025 in città si sono registrate 19 vittime della strada, dieci delle quali pedoni, secondo quanto riferito da Robotti.
La nota, firmata dagli assessori alla mobilità (con genova anche quelli di Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Roma e Torino) e dal delegato alla mobilità dell’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani, critica anche il metodo seguito per la stesura. Gli enti locali e le polizie locali, sostengono i firmatari, non sarebbero stati coinvolti in modo adeguato prima della definizione di una riscrittura complessiva del Codice.
Da qui la richiesta di aprire subito un confronto istituzionale e modificare in modo sostanziale il testo, affinché i Comuni possano continuare a utilizzare strumenti efficaci per ridurre la velocità e migliorare la sicurezza sulle strade. Per l’amministrazione genovese, il nodo riguarda direttamente la possibilità di portare avanti le misure già programmate nei quartieri.
«A mio avviso, si va in una direzione opposta rispetto ai principi individuati dalla comunità internazionale, dalle Nazioni Unite e dalle normative più avanzate in materia di sicurezza stradale – commenta Robotti -. Si fa finta di ignorare che gli incidenti stradali rappresentano ancora oggi la principale causa di morte tra adolescenti e giovani adulti in Italia e in Europa. Si dimentica che quasi la metà degli infortuni sul lavoro è legata agli spostamenti casa-lavoro e lavoro-casa, così come, per i più giovani, agli spostamenti casa-scuola e scuola-casa».
«Con queste nuove disposizioni – prosegue l’assessore -, così come con quelle già entrate in vigore, si rende ancora più difficile realizzare Zone 30 e introdurre misure efficaci di moderazione della velocità. Si riducono le sanzioni collegate ai comportamenti più pericolosi e si introducono principi che, di fatto, scaricano una maggiore responsabilità sugli utenti più vulnerabili della strada, a partire dai pedoni, anziché su chi conduce veicoli potenzialmente molto più pericolosi, come automobili e mezzi pesanti. Si facilitano inoltre i ricorsi contro le sanzioni, soprattutto nei confronti dei grandi Comuni, che spesso devono gestire volumi elevati di notifiche e che, con la riduzione dei tempi previsti dalla legge, rischiano di trovarsi ulteriormente in difficoltà. Viene poi reso più complesso l’accertamento delle infrazioni legate alla velocità. Penso, ad esempio, alla Strada Aldo Moro, la sopraelevata di Genova, dove siamo stati costretti, come in altri tratti, a disattivare il sistema Tutor. Un sistema che, dal momento della sua introduzione, aveva contribuito in modo determinante a prevenire incidenti mortali. Oggi si torna a privilegiare la rilevazione istantanea della velocità, rendendo inoltre più difficile rilevare e sanzionare l’infrazione, che non offre le stesse garanzie di efficacia. I conducenti possono rallentare in prossimità del controllo per poi tornare a superare i limiti subito dopo. Questo comportamento genera continue accelerazioni e frenate che, a loro volta, possono aumentare il rischio di incidenti. Proprio per questo, a Genova stiamo lavorando in un senso diametralmente opposto rispetto a questo orientamento. Lo stiamo facendo con determinazione, attraverso la progressiva realizzazione delle Zone 30, l’introduzione delle strade scolastiche e l’approvazione, da parte dell’Amministrazione comunale, delle linee di indirizzo che definiscono un percorso chiaro verso una città più sicura, più vivibile e più attenta agli utenti più vulnerabili della strada. Si tratta di una scelta fondata sui dati, sulle migliori pratiche internazionali e sull’obiettivo di ridurre incidenti, feriti e vittime, in particolare nei quartieri, nei pressi delle scuole e nelle aree a maggiore presenza pedonale».
«Questo dimostra – conclude Emilio Robotti – che quando si parla di sicurezza stradale, riduzione degli incidenti e salvaguardia della vita umana, non dovrebbero esistere appartenenze ideologiche, ma soltanto scelte fondate sulle evidenze scientifiche, sui dati e sull’interesse pubblico. Perché ogni vita salvata sulla strada rappresenta un risultato che dovrebbe unire tutti, al di là delle appartenenze politiche».
In copertina: immagine di Ai
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