Ecosistema urbano 2026, Genova perde 14 posizioni: Savona e La Spezia guidano la classifica ligure

Nel rapporto di Legambiente, Ambiente Italia e “Il Sole 24 Ore” Savona è 29ª, La Spezia 30ª, Genova 54ª e Imperia 59ª. In Liguria restano criticità su qualità dell’aria, perdite idriche, raccolta differenziata, verde accessibile e mobilità

Genova arretra di 14 posizioni nella classifica ambientale dei capoluoghi italiani, mentre gli altri tre capoluoghi liguri migliorano. È il quadro che emerge da “Ecosistema urbano 2026”, il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia, realizzato in collaborazione con “Il Sole 24 Ore”, che analizza le performance ambientali di 106 città, dove vive quasi un terzo della popolazione italiana.

Savona è la prima città ligure, al 29° posto; La Spezia è 30ª, Genova 54ª e Imperia 59ª. Rispetto all’edizione precedente, Savona guadagna cinque posizioni, La Spezia tre e Imperia sei, mentre Genova scende dal 40° al 54° posto. La graduatoria nazionale è guidata da Mantova, con un indice di performance sostenibile dell’81,29%. Seguono Trento, al 76,53%, e Bolzano, al 75,47%: sono le uniche tre città sopra il 75%. Cosenza è nona con il 70,62% e risulta il primo capoluogo del Sud.


Nel quadro nazionale, il rapporto indica tra le principali criticità lo smog, il consumo di suolo e il numero di auto circolanti. Preoccupano in particolare i superamenti dell’ozono, indicato come una delle cartine di tornasole dell’inquinamento atmosferico urbano. Tra il 2019 e il 2024 il consumo di suolo è aumentato complessivamente di 4.726 ettari, una superficie paragonabile a quella di Bologna, mentre la popolazione italiana è diminuita di 322mila abitanti. Secondo il rapporto, le città medie e piccole mostrano in generale una maggiore capacità di risposta alla crisi climatica, mentre i grandi centri migliorano più lentamente e restano in affanno.
Il commento di Legambiente Liguria
«La risalita di tre capoluoghi su quattro è un dato positivo, ma restano parecchie criticità», osserva Stefano Bigliazzi, presidente di Legambiente Liguria. Savona e La Spezia, pur essendo le prime liguri, «considerando dimensioni e caratteristiche delle città avrebbero la possibilità di fare meglio». Imperia, secondo Bigliazzi, beneficia soprattutto della buona qualità dell’aria e della raccolta differenziata, ma resta indietro sullo spreco d’acqua e sull’offerta di trasporto pubblico.
La discesa di Genova, aggiunge il presidente regionale di Legambiente, si lega alla difficoltà di migliorare la qualità dell’aria e la raccolta differenziata, oltre al nuovo aumento delle perdite idriche. «Ai nostri Comuni chiediamo di essere più ambiziosi per migliorare sui punti critici», conclude.
Qualità dell’aria
I dati sulle concentrazioni medie di biossido di azoto mostrano 25,60 microgrammi per metro cubo a Genova, 15,20 alla Spezia, 11,33 a Savona e 8 a Imperia. Per il particolato PM10 i valori sono, nell’ordine, 16,57, 15,50, 13,67 e 15 microgrammi per metro cubo. Per il PM2,5 si registrano 10 a Genova, 8,75 alla Spezia, 8,67 a Savona e 8 a Imperia.
Quanto all’ozono, la centralina con il dato peggiore ha registrato 26 giorni di superamento della soglia dei 120 microgrammi per metro cubo a Genova, 4 alla Spezia, 25 a Savona e 21 a Imperia. Bigliazzi avverte che il rispetto dei limiti attualmente in vigore non è sufficiente, da solo, a garantire aria salubre: tre capoluoghi liguri su quattro superano il valore guida sanitario dell’Organizzazione mondiale della sanità per il biossido di azoto, mentre per il PM2,5 lo superano tutti. Le nuove soglie europee da raggiungere entro il 2030, afferma, rendono necessario ridurre le emissioni e l’esposizione delle persone, in particolare nelle aree urbane e nei quartieri più vulnerabili.
Rifiuti e raccolta differenziata
La Spezia supera l’80% di raccolta differenziata, attestandosi all’80,78%. Seguono Imperia con il 67,89%, Savona con il 57,28% e Genova con il 52,32%, ancora sotto la soglia del 65%. La media dei capoluoghi italiani è del 66,15%.
La produzione annua di rifiuti urbani per abitante è pari a 519,25 chili a Genova, 507,61 alla Spezia, 492,73 a Imperia e 488,19 a Savona. La media nazionale dei capoluoghi è di 525 chili. Per Federico Borromeo, direttore di Legambiente Liguria, il risultato spezzino dimostra che superare l’80% è possibile. «Preoccupa il dato di Genova, che sale ma non compie il salto necessario a superare il 65%», osserva. A Savona, dopo l’entrata in vigore del nuovo piano di raccolta nel 2025, la situazione sarebbe migliorata, ma i progressi effettivi saranno visibili nei dati del 2026.
Acqua e depurazione
Le perdite della rete idrica sono stimate al 43,40% alla Spezia, al 41% a Imperia, al 34,80% a Genova e al 26% a Savona. Tre capoluoghi su quattro superano la media nazionale del 34,7%. Il rapporto precisa che l’indicatore comprende sia le perdite fisiche sia altre differenze tra l’acqua immessa nella rete e quella contabilizzata: non corrisponde quindi necessariamente alla sola quantità d’acqua che fuoriesce dalle condotte.
I consumi idrici domestici giornalieri per abitante sono di 134,26 litri alla Spezia, 131,45 a Imperia, 116,32 a Genova e 153,72 a Savona. La media dei capoluoghi italiani è di 143 litri.
Per la prima volta il rapporto considera anche la concentrazione in uscita dagli impianti di depurazione del COD, la domanda chimica di ossigeno, un indice del carico inquinante delle acque. I valori rilevati sono 32 milligrammi per litro a Genova, 31,8 alla Spezia, 33 a Savona e 43 a Imperia. Le efficienze stimate degli impianti, comprese tra l’86,5% e il 96,5%, non eliminano, secondo il dossier, la necessità di continuare a investire nei sistemi di trattamento.
Trasporto pubblico e mobilità
Nel 2025 il trasporto pubblico ha registrato 277,88 viaggi per abitante a Genova, 119,44 alla Spezia, 58,40 a Savona e 18,08 a Imperia. L’offerta annuale di servizio, misurata in vetture-chilometro per abitante, è pari a 45,63 a Genova, 38,67 alla Spezia, 36,69 a Savona e 15,25 a Imperia. Il rapporto invita a considerare le diverse classi demografiche utilizzate per confrontare le città.
A Genova i viaggi per abitante scendono da circa 300 a 278, ma il dossier segnala che il cambiamento dipende anche da una diversa modalità di conteggio adottata dall’azienda di trasporto: non può quindi essere interpretato automaticamente come un crollo dell’utenza. Resta però marcata la differenza nell’offerta del servizio tra i capoluoghi liguri, in particolare per Imperia.
Il tasso di motorizzazione, espresso in automobili ogni 100 abitanti, è di 48,75 a Genova, 54,23 alla Spezia, 58,90 a Savona e 64,01 a Imperia. Tutti i valori sono inferiori alla media dei capoluoghi, pari a 69,85. Per i motocicli si registrano invece 28,14 mezzi ogni 100 abitanti a Genova, 22,22 alla Spezia, 30 a Savona e 32,19 a Imperia. Il dato riguarda il parco circolante rapportato ai residenti e non misura l’uso effettivo dei veicoli.
La dotazione di infrastrutture ciclabili, calcolata in metri equivalenti ogni 100 abitanti secondo la ponderazione nazionale, è pari a 7,76 a Imperia, 4,91 alla Spezia, 3,15 a Savona e 1,10 a Genova. I metri equivalenti non corrispondono ai metri fisici di piste: il calcolo considera tipologie differenti di percorsi e misure di moderazione della velocità. La quantità, inoltre, non fornisce da sola indicazioni sulla continuità, la sicurezza e l’accessibilità della rete. Per Imperia, il rapporto suggerisce di verificare con il Comune la contabilizzazione dei nuovi percorsi ciclabili.
Spazi pedonali e verde urbano
Le superfici pedonalizzate raggiungono 57,95 metri quadrati ogni 100 abitanti a Savona e 32,68 alla Spezia. Imperia si attesta a 17,23 e Genova a 8,25, a fronte di una media dei capoluoghi di 48,2. Per le zone a traffico limitato, la dotazione è di 191,19 metri quadrati ogni 100 abitanti a Savona, 148,51 a Imperia, 92,53 a Genova e 12,73 alla Spezia. Il rapporto avverte che le diverse modalità con cui i Comuni calcolano queste superfici possono rendere meno immediato il confronto.
La disponibilità di verde urbano accessibile, sulla base dei dati dell’Istituto nazionale di statistica del 2023, è di 5,90 metri quadrati per abitante a Savona, 6,64 a Imperia, 7,92 a Genova e 12,49 alla Spezia. Il dato savonese è il più basso tra i capoluoghi liguri nonostante il primo posto regionale nella classifica complessiva. La dotazione di alberi pubblici è pari a 7,48 ogni 100 abitanti a Savona, 7 a Genova, 9,59 a Imperia e 10,29 alla Spezia. Per Genova e Savona il numero degli alberi è stimato, mentre per La Spezia e Imperia deriva da un conteggio.
Il rapporto sottolinea che il numero di metri quadrati e di alberi non basta a descrivere la qualità del verde urbano: contano anche la distribuzione nei quartieri, la possibilità di raggiungerlo, l’ombra offerta e il contributo alla biodiversità e alla protezione dal caldo.
Energia e consumo di suolo
Per la potenza fotovoltaica installata sugli edifici pubblici, i dati sono di 8,63 kilowatt ogni mille abitanti a Imperia, 4,33 alla Spezia, 2,46 a Genova e 2,23 a Savona. Il rapporto chiarisce che questa misura non coincide con l’intero indicatore composito relativo all’acquisto di energia verde e alle comunità energetiche.
L’indice sintetico di uso efficiente del suolo, su una scala da zero a dieci e calcolato su dati del 2024, assegna 9 a Genova e Savona, 8 alla Spezia e 7 a Imperia. La variazione del consumo di suolo pro capite tra il 2019 e il 2024 è di più 0,53 metri quadrati per abitante a Genova, più 1,63 alla Spezia, più 2,10 a Savona e meno 2,33 a Imperia.
«Nelle città liguri occorre una netta riduzione del consumo di suolo. Solo Imperia fa registrare un miglioramento», afferma Bigliazzi. Il presidente di Legambiente Liguria cita come esempio Genova, primo Comune in Italia ad aver inserito ufficialmente la depavimentazione nel proprio Piano urbanistico comunale, e auspica che anche altre amministrazioni adottino provvedimenti simili.
Le priorità indicate da Legambiente
Secondo Bigliazzi, il rapporto dovrebbe diventare un’agenda di impegni per i Comuni: migliorare il trasporto pubblico e la mobilità attiva, ridurre le perdite idriche e il consumo di suolo, qualificare il verde e gli spazi pubblici, accelerare l’installazione di impianti da fonti rinnovabili e integrare l’adattamento climatico nella pianificazione urbana.
Legambiente indica inoltre quattro priorità al Governo: maggiori risorse per le città dopo la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza; l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, con fondi per gli interventi prioritari; l’approvazione di una legge nazionale contro il consumo di suolo; più interventi di mitigazione e adattamento basati sulle soluzioni offerte dalla natura.
La mappa interattiva con i dati delle 106 città è consultabile su https://ecosistemi.legambiente.it e su https://lab24.ilsole24ore.com/ecosistema-urbano/.
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