Ex Ilva, tende davanti alla Prefettura: «Se non arrivano risposte, restiamo qui»

Dopo il corteo da Cornigliano i lavoratori hanno allestito un presidio a oltranza in largo Lanfranco. Armando Palombo (Fiom) annuncia che potrebbero passare la notte in strada. Maurizio Landini sostiene la mobilitazione e chiede al Governo un piano per salvare la produzione di acciaio

La protesta partita dai cancelli di Cornigliano è arrivata fin sotto la Prefettura e si è trasformata in un presidio. In largo Lanfranco i lavoratori dell’ex Ilva hanno trovato l’accesso sbarrato dai blindati del Reparto mobile della polizia. Di fronte al blocco, alcuni hanno montato tende e sistemato sedie e tavoli: l’intenzione è restare finché da Roma non arriveranno novità sul futuro degli impianti. La presenza delle tende ha occupato una parte del centro e ha inciso sulla circolazione in via Roma e in piazza Corvetto.

I lavoratori hanno deciso di non entrare nella piazza e di non salire in Prefettura. «Non entriamo in piazza e per adesso non saliamo dal prefetto: abbiamo montato le tende e se non succede qualcosa di importante dormiremo qua stanotte», ha detto Armando Palombo, Fiom, coordinatore della rappresentanza sindacale unitaria di Cornigliano. La notte in strada, dunque, è un’eventualità annunciata dai manifestanti, legata all’assenza di sviluppi nelle prossime ore.
Palombo ha riferito di essere a conoscenza di contatti in corso a Roma tra il Ministero dell’Interno e i segretari nazionali dei sindacati. «Noi rimaniamo in attesa e stiamo qua», ha aggiunto, ribadendo che la richiesta dei lavoratori non è un sostegno temporaneo al reddito, ma la possibilità di continuare a lavorare. Il nodo, secondo la Rsu, è trovare sul mercato i coils necessari ad alimentare gli impianti: «Ci hanno detto che ci vogliono i soldi e il Governo li deve trovare».
Il presidio è l’ultimo passaggio di una giornata di sciopero e mobilitazione cominciata alle 7 davanti alla portineria della fabbrica, con l’assemblea dei lavoratori e i mezzi pesanti schierati all’esterno. Il corteo è partito poco dopo le 8 e ha attraversato la città diretto alla Prefettura. In mattinata, gli studenti del liceo Gobetti sono scesi in strada per salutare i manifestanti con uno striscione di sostegno; i lavoratori si sono fermati ad applaudirli. Anche i lavoratori del Klee hanno sostenuto i lavoratori.
La protesta riguarda l’annuncio di una fermata temporanea degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure entro il 15 novembre, collegata dai commissari alla sospensione delle attività dell’area a caldo di Taranto e ai vincoli giudiziari. L’amministrazione straordinaria sostiene che l’acquisto di materiale sul mercato non permetterebbe di risolvere subito il problema: approvvigionamento, consegna e verifica della qualità richiesta dai clienti richiederebbero tempo. Lavoratori e sindacati contestano questa valutazione e chiedono di avviare comunque un piano per reperire coils o bramme e mantenere operative le linee a freddo.
La vertenza genovese si inserisce nella mobilitazione nazionale di 24 ore proclamata da Fim, Fiom, Uilm e Usb. Da Roma è arrivato anche il sostegno del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha chiesto al Governo di non fermare le attività prive di vincoli giudiziari e di mantenere in Italia la produzione di acciaio. «Non siamo disponibili ad accettare di diventare un Paese che non ha più la produzione di acciaio», ha dichiarato. Landini ha indicato la decarbonizzazione di Taranto come un investimento strategico e ha avvertito che la crisi non riguarda soltanto i singoli stabilimenti, ma il futuro industriale del Paese. La Cgil ha annunciato una nuova manifestazione a Roma per sabato 17 ottobre.
Il presidio davanti alla Prefettura resta quindi legato all’attesa di un segnale dal Governo e dai commissari. I lavoratori chiedono che la comunicazione sulla fermata venga ritirata e sostituita con un piano di continuità produttiva; i sindacati sollecitano inoltre un incontro che chiarisca tempi e risorse per l’acquisto delle materie prime. Per Armando Palombo, la decisione di rimanere in largo Lanfranco è una forma di pressione, ma anche un modo per tenere alta l’attenzione su una vertenza che, senza risposte, potrebbe protrarsi oltre la giornata di sciopero.
Viabilità. Il presidio davanti alla Prefettura ha occupato via Roma e parte di piazza Corvetto, con le inevitabili conseguenze per la viabilità.
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