Ex Ilva, dal corteo un fronte politico trasversale: «Cornigliano deve continuare a produrre»

Dopo la mobilitazione dei lavoratori, partiti e rappresentanti istituzionali chiedono di evitare lo stop degli impianti del Nord. Al centro delle proposte l’acquisto di coils e bramme sul mercato. Le posizioni divergono sulle responsabilità e sulle soluzioni per l’intero gruppo

La richiesta di scongiurare la fermata degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure mette d’accordo forze politiche diverse, intervenute dopo il corteo dei lavoratori dell’ex Ilva. Il fermo è annunciato per il 15 novembre e, secondo i rappresentanti dei lavoratori e numerosi esponenti politici, gli impianti del Nord potrebbero proseguire le attività se venissero riforniti di materie prime acquistate sul mercato.

Il Pd (Partito Democratico), il gruppo consiliare in Regione e quello in Comune, insieme ai parlamentari liguri del partito, giudicano grave che i commissari non abbiano predisposto per tempo un’alternativa in caso di interruzione delle attività a Taranto. La richiesta è di reperire subito le risorse per acquistare i materiali necessari alle lavorazioni e di non lasciare che la cassa integrazione diventi l’unica risposta alla crisi. Il PD chiede inoltre alla Regione di valutare tutti gli strumenti disponibili, compreso il coinvolgimento di FILSE, la finanziaria regionale, per sostenere gli approvvigionamenti.
I deputati Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino chiedono al Governo e ai commissari di individuare rapidamente le forniture di coils e bramme e di sospendere la procedura di fermata. Per i tre parlamentari, la mobilitazione riguarda non soltanto i dipendenti dello stabilimento, ma anche l’indotto e le prospettive industriali del territorio.
Una posizione simile sulla necessità di mantenere attivi gli impianti arriva da Italia Viva. La senatrice Annamaria Furlan definisce ingiustificato lo stop a Genova e Novi Ligure e sollecita il Governo ad assumersi le proprie responsabilità. Secondo Furlan, l’acciaio prodotto in Italia è necessario per settori come automotive, infrastrutture, cantieristica ed elettrodomestici; fermare gli stabilimenti avrebbe quindi conseguenze non solo per i lavoratori, ma per l’intero sistema produttivo.
Anche la Lega sostiene la possibilità di acquistare coils e bramme, italiani o esteri, per alimentare gli impianti. L’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessio Piana e i consiglieri regionali Sara Foscolo, Sandro Garibaldi e Armando Biasi definiscono insensato interrompere lavorazioni che riguardano prodotti richiesti dal mercato e che oggi, sostengono, l’Italia è costretta a importare.
Il Movimento 5 Stelle (M5S) chiede garanzie immediate e un piano concreto per la continuità produttiva. Il senatore Luca Pirondini, presente alla mobilitazione, critica il rischio che centinaia di lavoratori finiscano in cassa integrazione e sostiene la richiesta di sospendere le comunicazioni dei commissari sullo stop. Il Movimento annuncia che porterà le rivendicazioni dei lavoratori in Parlamento e al Governo.
Per Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), le lavorazioni a freddo potrebbero continuare acquistando rotoli a caldo sul mercato. La capogruppo regionale Selena Candia e il consigliere Jan Casella affiancano alla richiesta di continuità produttiva quella di un progetto che tenga insieme occupazione, sicurezza sul lavoro e tutela ambientale.
La deputata di Noi Moderati Ilaria Cavo invita a non confondere la situazione di Taranto con quella dei siti del Nord, sottoposti a condizioni diverse. Secondo Cavo, Genova e Novi Ligure possono proseguire le attività con forniture alternative, mentre per i lavoratori di Taranto resta da definire un percorso legato anche agli sviluppi giudiziari e alla procedura di vendita. La parlamentare sollecita un piano mirato per gli impianti di Cornigliano e invita le forze politiche a evitare divisioni sulla vertenza.
Più strutturale la proposta di Rifondazione Comunista, che chiede una prospettiva occupazionale per tutti gli stabilimenti del gruppo, senza lasciare indietro nessun lavoratore, e rilancia la nazionalizzazione come soluzione per garantire la continuità produttiva e affrontare il tema della salute nei territori coinvolti.
Azione Genova, con la segretaria provinciale Chiara Lastrico, sostiene i lavoratori in presidio davanti alla Prefettura e chiede al Governo di garantire subito i coils necessari a mantenere attivo lo stabilimento di Cornigliano. In vista della visita del ministro Matteo Piantedosi, il partito sollecita un confronto con lavoratori e territorio e un piano industriale che accompagni la transizione ecologica senza disperdere posti di lavoro e competenze.
Anche Futuro Nazionale, con Gianmarco Medusei e Francesco Maresca, si schiera a sostegno dei dipendenti e delle loro famiglie, chiedendo al Governo decisioni concrete e un piano industriale capace di tutelare produzione e occupazione.
Le diverse forze politiche convergono dunque sulla necessità di evitare che Cornigliano si fermi e di trovare materie prime per proseguire le lavorazioni. Restano distanti, invece, le valutazioni sulle cause della crisi e sulle strategie di lungo periodo: dalla richiesta di interventi finanziari regionali al rilancio della presenza pubblica, fino alla necessità di conciliare produzione, lavoro e risanamento ambientale.
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