Hikikomori, Genova prepara una mappa del ritiro sociale giovanile: la mozione passa all’unanimità

Il Consiglio comunale chiede di coinvolgere scuole, servizi, famiglie e associazioni per conoscere meglio il fenomeno e costruire percorsi di prevenzione e sostegno. Prevista una prima restituzione entro dodici mesi

Capire quanto sia diffuso il ritiro sociale tra ragazze e ragazzi a Genova, riconoscerne i segnali e aiutare le famiglie a trovare sostegno. Sono gli obiettivi della mozione n. 76/2026 approvata all’unanimità dal Consiglio comunale il 6 ottobre. L’atto, presentato dal gruppo consiliare del Partito Democratico, riguarda il fenomeno noto come hikikomori e impegna sindaca e Giunta a promuovere un lavoro coordinato tra istituzioni, scuola, servizi e associazioni.

Le prime firme sono quelle dei consiglieri Enrico Vassallo, Paola Maccagno e Mario Caraffini. La mozione chiede innanzitutto una ricognizione sulla situazione cittadina, da realizzare con il contributo delle associazioni Hikikomori Italia e Hikikomori Italia Genitori, dei servizi sociali e sanitari, dell’Università di Genova, dell’Ufficio Scolastico Regionale, del Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, delle scuole e del Terzo settore. Una prima restituzione dei risultati dovrà arrivare in Commissione consiliare entro dodici mesi.
Il termine hikikomori viene utilizzato per descrivere forme gravi e prolungate di isolamento, nelle quali una persona si allontana progressivamente dalla scuola, dalle amicizie e dalla vita sociale, fino a trascorrere quasi tutto il tempo in casa e, nei casi più intensi, nella propria stanza. Il ritiro può incidere sul percorso scolastico, sulle relazioni e sulla possibilità di costruire autonomia. Le conseguenze coinvolgono anche i familiari, che possono trovarsi a gestire una situazione difficile senza sapere a chi rivolgersi.
Il fenomeno è stato studiato inizialmente in Giappone, ma riguarda anche l’Italia. La mozione richiama uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche pubblicato nel 2023, secondo il quale tra gli studenti di 15-19 anni circa 44mila si troverebbero in condizioni riconducibili a un ritiro sociale grave e altri 67mila sarebbero a forte rischio. Sono stime riferite alla popolazione studentesca e non un conteggio completo: la difficoltà di intercettare chi è isolato o ha già abbandonato la scuola rende infatti complesso stabilire la reale dimensione del fenomeno.
«Il ritiro sociale di un figlio cambia la vita di tutta la famiglia, tra fatica, sensi di colpa e difficoltà nel trovare aiuto», ha spiegato Enrico Vassallo, raccontando di aver conosciuto più da vicino il tema durante un incontro promosso dal Municipio V. Secondo il consigliere, le istituzioni devono rendere più riconoscibili i servizi disponibili e offrire ai genitori la possibilità di chiedere aiuto anche per sé, senza timore di essere giudicati.
La scuola è uno dei luoghi in cui i primi segnali possono diventare visibili: assenze frequenti, distacco dai compagni e partecipazione sempre più ridotta possono indicare una condizione di disagio. Mario Caraffini ha sottolineato la necessità di formare insegnanti e operatori e di rafforzare il collegamento con i servizi. L’obiettivo è intervenire tempestivamente e prevedere forme di accompagnamento anche per i ragazzi e le ragazze che hanno già interrotto la frequenza scolastica.
Per Paola Maccagno, la risposta deve tenere insieme dimensione educativa, sociale e sanitaria. Oltre a informazione e formazione, la mozione richiama il sostegno alla genitorialità e la possibilità di attivare gruppi di auto mutuo aiuto, in cui i familiari possano condividere esperienze e orientarsi tra le opportunità disponibili. Il confronto richiesto dall’atto dovrebbe coinvolgere anche le famiglie, accanto alle istituzioni e ai professionisti.
La prevenzione, secondo la mozione, passa anche dalla capacità di riconoscere il disagio prima che l’isolamento si consolidi. Per questo l’atto promuove iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte a genitori, insegnanti, educatori e operatori sportivi, valorizzando la scuola come presidio per individuare segnali di sofferenza, assenteismo e progressivo distacco dalla vita di relazione.
Accanto alla formazione, il documento indica la necessità di creare occasioni di socialità e inclusione nei quartieri e nelle vallate. Associazionismo, sport non competitivo, cultura, educazione ambientale e volontariato sono proposti come possibili contesti di incontro. I percorsi dovranno essere graduali e rispettare tempi e disponibilità dei ragazzi e delle ragazze, evitando che la partecipazione diventi un’ulteriore pressione.
La mozione chiede inoltre un momento di approfondimento dedicato in sede consiliare e forme stabili di confronto e coordinamento tra enti, servizi, scuole e famiglie. L’unanimità del voto dà avvio al percorso; la ricognizione cittadina e la prima relazione in Commissione dovranno contribuire a chiarire quali strumenti siano già presenti, quali bisogni restino scoperti e come rendere più semplice l’accesso al sostegno.
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