Cavi in fiamme a Genova, il blackout arriva ore dopo: verifiche sui reperti e nessuna rivendicazione

Gli investigatori ricostruiscono il legame tra il rogo di salita Bersezio e i disservizi comparsi nel pomeriggio. FiberCop ha presentato denuncia. Cinque inneschi e l’accelerante sono al vaglio della polizia scientifica

L’incendio divampa al mattino, ma le conseguenze sulle reti si avvertono soltanto diverse ore più tardi. È uno dei passaggi che gli investigatori stanno cercando di chiarire nell’inchiesta sul rogo dei cavi in salita Bersezio, che ha provocato disservizi alle telecomunicazioni in parte della Liguria, con ripercussioni anche sui servizi di emergenza e sui pagamenti agli sportelli automatici.

La ricostruzione colloca l’innesco tra le 7 e le 10 di venerdì. Nel pomeriggio si sarebbero manifestati i problemi più rilevanti, compreso il blocco della rete Tim e i rallentamenti di altri servizi. Comprendere come il danno alla fibra si sia propagato e perché gli effetti non siano stati immediati è ora essenziale per definire la dinamica e il quadro delle responsabilità.
Per questo sono attesi gli approfondimenti tecnici di FiberCop, la società che gestisce l’infrastruttura colpita. I suoi responsabili sono arrivati da Roma e hanno presentato denuncia, mettendo a disposizione le informazioni necessarie a valutare il danno e il funzionamento della rete.
Resta da capire anche chi ci sia dietro l’incendio. Finora non è stata diffusa alcuna rivendicazione. Le modalità e il tipo di obiettivo hanno portato gli inquirenti a valutare la pista anarchica, ma al momento non ci sono elementi che consentano di attribuire con certezza il gesto a un gruppo o a una matrice precisa.
Gli accertamenti si concentrano soprattutto sul materiale recuperato sul luogo del rogo: cinque inneschi e un liquido accelerante. I dispositivi, secondo i primi riscontri, non avevano timer né attivazione radiocomandata. La polizia scientifica sta cercando tracce biologiche e altri dettagli che possano aiutare a ricostruire la preparazione dell’incendio.
Anche la videosorveglianza avrebbe dato finora pochi risultati. Nella zona è stata individuata una sola telecamera, ma le immagini disponibili non conterrebbero elementi utili a identificare gli autori. La Digos prosegue quindi gli accertamenti sui reperti e attende gli esiti delle verifiche tecniche.
L’inchiesta valuta l’ipotesi di danneggiamento seguito da incendio, aggravato dalla finalità di terrorismo. Saranno gli elementi raccolti nelle prossime fasi, in particolare la ricostruzione del nesso tra il rogo e le interruzioni dei servizi, a chiarire la qualificazione dei fatti.
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