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Depositi chimici, il Comune replica ai sindacati: «Terrile era il rappresentante competente della Giunta»

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil avevano lamentato l’assenza della sindaca Salis. Il vicesindaco ha incontrato le organizzazioni dei lavoratori di Carmagnani e Superba. Palazzo Tursi chiede risorse per la delocalizzazione, vuole liberare Multedo dai depositi e garantire sicurezza e occupazione

Il Comune di Genova rivendica il proprio impegno sul futuro dei depositi chimici di Carmagnani e Superba e respinge le critiche dei sindacati sull’incontro tenuto questa mattina con il vicesindaco Alessandro Terrile. Il confronto era stato convocato per aggiornare le rappresentanze dei lavoratori sul percorso di trasferimento degli impianti dal quartiere di Multedo, dopo il tramonto dell’ipotesi di Ponte Somalia sostenuta dalla precedente amministrazione.

Le segreterie di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil avevano espresso delusione per l’assenza della sindaca e degli assessori competenti. Una posizione che l’amministrazione giudica però infondata. Secondo il Comune, la presenza di Alessandro Terrile avrebbe garantito un livello politico adeguato, anche perché il vicesindaco dispone delle deleghe allo Sviluppo economico e ai rapporti tra porto e città, direttamente collegate alla vertenza.

Palazzo Tursi considera quindi strumentale l’interpretazione dell’incontro come un segnale di disattenzione. La Giunta sostiene di attribuire la massima importanza sia alla tutela dei residenti sia alla continuità occupazionale dei lavoratori impiegati nei depositi.

Il Comune sta lavorando con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale per individuare una o più aree compatibili con la delocalizzazione dei depositi costieri all’interno dell’ambito portuale. Il confronto si inserisce anche nel percorso di elaborazione del nuovo Piano regolatore portuale, attualmente al centro dell’interlocuzione tra gli enti.

L’amministrazione invita però alla prudenza, richiamando una vicenda che si trascina da oltre quarant’anni. Secondo il Comune, gli annunci e le soluzioni formulate senza adeguati approfondimenti non hanno prodotto risultati. Per arrivare a una decisione servirebbero verifiche normative, condivisione con il territorio e un accordo tra Comune, Autorità portuale, imprese e organizzazioni sindacali.

Un nodo centrale riguarda le risorse economiche. Il Comune ricorda che per l’ipotesi di trasferimento a Ponte Somalia erano stati previsti finanziamenti e sostiene che gli stessi fondi debbano essere messi a disposizione anche per le nuove soluzioni. Senza risorse certe, secondo l’amministrazione, non sarebbe possibile definire tempi, aree e condizioni operative del trasferimento.

Gli obiettivi indicati dalla Giunta restano tre: liberare definitivamente il quartiere di Multedo dalla presenza dei depositi chimici, aumentare la sicurezza dei residenti e salvaguardare i posti di lavoro e il tessuto produttivo collegato alle attività.

Il Comune assicura infine che il confronto proseguirà con il territorio, le imprese e i sindacati, puntando su un percorso definito «trasparente e pragmatico». L’amministrazione auspica che il dibattito abbandoni le contrapposizioni e si concentri sulla costruzione di una soluzione concreta per una vertenza che attende da decenni di essere risolta.


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