Robot, esoscheletri e realtà virtuale: al San Martino apre la palestra per la riabilitazione del futuro

La struttura, realizzata con un investimento di 600mila euro, ospita 11 studi clinici del progetto Fit4MedRob. Le tecnologie saranno utilizzate per valutare nuovi percorsi riabilitativi e misurare i progressi, affiancando il lavoro dei professionisti

Al Policlinico San Martino è operativa una nuova palestra robotica dedicata alla riabilitazione. La struttura è stata presentata il 22 settembre nell’ambito di Fit for Medical Robotics (Fit4MedRob), progetto nazionale di ricerca finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) con risorse del Piano nazionale complementare (PNC) al Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Per la realizzazione della palestra sono stati investiti 600mila euro; al San Martino sono stati assegnati complessivamente 1,3 milioni per le attività di ricerca e le infrastrutture necessarie.

La palestra riunisce strumenti per diverse fasi del recupero: un sistema robotico che aiuta a verticalizzare il paziente e a mobilizzare gli arti inferiori, esoscheletri per l’allenamento del cammino e dell’arto superiore, applicazioni di realtà virtuale e sistemi interattivi per esercizi personalizzati. Tappeti sensorizzati e altre apparecchiature consentono inoltre di rilevare i parametri del passo e seguire nel tempo i cambiamenti della mobilità.

L’obiettivo degli studi è capire quale contributo queste tecnologie possano offrire nei percorsi riabilitativi per malattie neuromuscolari, cerebrovascolari e cardiovascolari, oltre che per patologie ortopediche. Fino al 30 novembre la palestra sarà riservata alle attività di clinici e ricercatori coinvolti nel progetto, che al San Martino comprende 11 studi clinici.
«La tecnologia può accompagnare diverse fasi del recupero e fornire informazioni più dettagliate sulla mobilità», ha spiegato Angelo Schenone, direttore scientifico facente funzione dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) San Martino e referente scientifico del progetto per l’ospedale. L’uso dei dispositivi, ha precisato, punta a sostenere il trattamento e a misurarne gli effetti, non a sostituire il lavoro di medici e fisioterapisti.
Tra gli studi avviati c’è quello sulla riabilitazione dopo l’ictus, promosso dalla Fondazione Don Carlo Gnocchi e coordinato da Irene Aprile. Il trial coinvolge 12 centri italiani e prevede l’arruolamento di 596 pazienti: saranno confrontati un programma riabilitativo multimodale, che integra robotica e tecnologie avanzate, e il percorso tradizionale. La ricerca valuterà sia i risultati sul recupero dell’autonomia sia la possibilità di applicare le nuove soluzioni nella pratica clinica.
Un altro filone riguarda l’equilibrio nelle neuropatie periferiche. Lo studio NEUROSTAB coinvolge 100 persone: 40 pazienti, in particolare con malattia di Charcot-Marie-Tooth, e 60 persone sane. Una pedana stabilometrica permette di misurare la capacità di mantenere o recuperare l’equilibrio, anche in risposta a stimoli controllati. I dati verranno confrontati con le valutazioni cliniche tradizionali e potranno essere utilizzati per orientare gli esercizi riabilitativi.
Il progetto esplora anche un possibile impiego della robotica nell’assistenza agli anziani ricoverati. La Clinica geriatrica del San Martino sta valutando se il robot umanoide Pepper, programmato per interagire con i pazienti, possa contribuire a prevenire il delirium, una condizione che può comportare alterazioni dell’attenzione, confusione e agitazione. Dopo una prima fase di configurazione, lo studio è entrato nella fase randomizzata: i pazienti vengono assegnati a un ricovero standard oppure a un percorso con il supporto del robot, per confrontare l’eventuale comparsa del delirium e altri parametri clinici.
Alla ricerca collaborano Alessio Nencioni, direttore della Clinica geriatrica, Fiammetta Monacelli, Stefania Peruzzo e Silvia Ottaviani, insieme a Antonio Sgorbissa e Lucrezia Grassi del Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi dell’Università di Genova. Per lo studio post-ictus il riferimento clinico è Carlo Trompetto, direttore della Clinica di Neuroriabilitazione.
Fit4MedRob è coordinato dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) e riunisce 25 partner tra centri di ricerca, strutture cliniche e imprese. L’Azienda ospedaliera metropolitana (AOM) Liguria partecipa come sede clinica e di ricerca, mettendo a disposizione personale specializzato, pazienti e spazi per le sperimentazioni.
«La tecnologia deve affiancare, non sostituire, il lavoro dei professionisti», ha sottolineato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò, indicando come obiettivo il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica clinica. Per la direttrice generale dell’AOM Liguria Monica Calamai, il progetto ha permesso di investire in ricerca e infrastrutture e di consolidare le competenze del personale: un passaggio necessario perché le nuove apparecchiature possano tradursi in percorsi di cura misurabili e personalizzati.
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