Siccità e incendi, ma la caccia parte lo stesso: chiesto il rinvio in Liguria

Il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista hanno scritto a Marco Bucci chiedendo di posticipare l’apertura della stagione venatoria prevista per domenica 20 settembre

La stagione della caccia in Liguria dovrebbe aprire domenica 20 settembre, ma le condizioni ambientali spingono le associazioni animaliste a chiedere uno stop. Il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista hanno inviato due posta elettronica certificata alla Regione Liguria e al presidente della Giunta regionale Marco Bucci, sollecitando il rinvio dell’apertura di almeno tre settimane.

La richiesta, spiegano le due organizzazioni, dovrebbe restare valida fino a quando gli enti tecnici competenti, compresi l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e le università, non avranno verificato il ritorno di condizioni sufficienti a garantire la tutela della fauna selvatica.
Al centro della contestazione ci sono la siccità prolungata, la scarsità di acqua e cibo e gli incendi che hanno interessato il territorio. Una situazione che, secondo le associazioni, sta mettendo sotto pressione non soltanto la vegetazione e gli animali selvatici, ma anche le coltivazioni e gli allevamenti. Le difficoltà segnalate da agricoltori e allevatori per garantire le risorse necessarie a bovini, ovini e caprini, sostengono il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista, riguarderebbero inevitabilmente anche la fauna selvatica.
Le due associazioni richiamano l’articolo 19 della legge 157 del 1992, che consente alle Regioni di vietare o ridurre la caccia in presenza di particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche, oltre che in caso di malattie o altre calamità.
Da qui la domanda rivolta alla Regione: se la siccità ha reso necessari interventi di sostegno per il comparto agricolo, perché non è stato valutato anche un rinvio dell’apertura venatoria? Secondo le organizzazioni animaliste, l’amministrazione regionale avrebbe dovuto intervenire autonomamente, senza attendere la loro sollecitazione.
La protesta riguarda anche la recente autorizzazione alla caccia in deroga allo storno in otto comuni dello Spezzino. Il provvedimento, affermano le associazioni, permetterebbe l’abbattimento di 58 esemplari per ciascun cacciatore, fino a un massimo complessivo di 6.000 animali in Liguria.
«Mentre il territorio soffre, la risposta della Regione sembra essere ancora una volta quella di autorizzare abbattimenti», sostengono il Partito Animalista Italiano e l’Osservatorio Savonese Animalista, che chiedono alla Giunta di rivedere le proprie decisioni e di mettere la tutela della fauna selvatica al centro delle scelte ambientali.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.