Pedopornografia online, scoperti oltre 56 mila video e immagini. Dei 17 arrestati uno abita a Genova

L’operazione “Fly Trap” ha smantellato una rete transnazionale attiva su Telegram. Sequestrati dalla polizia di Stato circa 283 gigabyte di materiale illecito e 200 dispositivi informatici

Diciassette persone sono state arrestate nell’ambito dell’operazione “Fly Trap”, un’indagine sulla diffusione online di materiale pedopornografico che ha portato alla luce una rete organizzata attiva su Telegram. L’attività è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma e condotta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica.

L’inchiesta, avviata nel 2024, ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari, di un fermo di indiziato di delitto e all’arresto in flagranza di dieci persone. I provvedimenti sono arrivati dopo 23 perquisizioni locali, personali e informatiche eseguite nei confronti di amministratori e partecipanti a un’associazione per delinquere finalizzata alla detenzione, alla vendita, alla diffusione e alla pubblicizzazione di ingenti quantità di materiale pedopornografico.
L’indagine è partita da informazioni condivise nell’ambito della cooperazione internazionale dall’agenzia statunitense Homeland Security Investigations, che aveva individuato su Telegram un gruppo privato denominato “New Saga”. La comunità, secondo gli investigatori, era dedicata alla raccolta e alla diffusione di contenuti illeciti con immagini e video di minori.
L’analisi delle transazioni in criptovaluta utilizzate per accedere al gruppo ha consentito di individuare uno degli amministratori e di avviare una complessa attività sotto copertura. Gli investigatori del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online sono riusciti nel tempo a conquistare la fiducia degli organizzatori, fino a ottenere un ruolo di co-amministratori all’interno dei gruppi.
La rete cambiava frequentemente nome e struttura per tentare di sottrarsi ai controlli. Dopo la chiusura di una comunità, ne venivano create altre con denominazioni simili, tra cui “New Saga-La Zanzara 2”, seguita da ulteriori versioni. Per limitare il rischio di essere individuati, gli amministratori utilizzavano canali privati destinati alle comunicazioni interne, tra i quali figurava “La Sala dei Re”.
Le indagini hanno ricostruito un’organizzazione articolata, nella quale ogni componente avrebbe avuto compiti specifici. Alcuni si occupavano della gestione e della promozione dei gruppi, altri della moderazione dei contenuti, della protezione dei dati e della predisposizione di sistemi destinati a mantenere l’anonimato degli utenti.
La rete si serviva anche di archivi online, server virtuali e programmi automatizzati in grado di gestire un numero elevato di utenti. Questi strumenti consentivano di conservare e proteggere i contenuti, anche attraverso sistemi di cifratura, e di mantenere attiva la comunità nel caso di chiusura dei gruppi o perdita degli account.
Secondo quanto accertato, la comunità privata contava più di 1.009 partecipanti. L’accesso avveniva attraverso collegamenti diffusi per reclutare nuovi utenti e richiedeva il pagamento di somme in criptovaluta, indicate come donazioni, oppure la condivisione di nuovo materiale illecito. Gli organizzatori fornivano inoltre assistenza tecnica e risorse informatiche per garantire l’anonimato e la conservazione degli archivi.
Nel corso dell’attività sotto copertura gli investigatori hanno acquisito circa 282,9 gigabyte di materiale pedopornografico, comprendente oltre 22 mila video e 34 mila immagini. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche circa 200 dispositivi informatici, tra smartphone, tablet, computer e supporti di memoria.
Le indagini, mediante l’utilizzo di elevate ed innovative tecniche di de-anonimizzazione, hanno permesso di identificare i soggetti coinvolti ed acquisire elementi indiziari a fondamento della richiesta della Procura di Roma delle 6 Ordinanze di Custodia Cautelare in carcere emesse dal GIP di Roma, di cui una sostituita con quella degli arresti domiciliari per lo stato di salute dell’indagato, eseguite il giorno 15 settembre nei confronti di 3 amministratori italiani, residenti nella provincia di Napoli, Barletta e Verona e di un cittadino svizzero, come organizzatori/promotori e nei confronti di 2 soggetti, residenti nella provincia di Messina e di Genova, come partecipi, per aver condiviso e detenuto in un archivio informatico una ingente quantità di materiale pedopornografico.
Le operazioni si sono concluse in dieci casi con l’arresto in flagranza, dopo il ritrovamento di ingenti quantità di materiale illecito, spesso nascosto in cartelle protette e cifrate per impedirne l’individuazione. Nella notte del 16 settembre, inoltre, un ulteriore indagato è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto dopo una perquisizione eseguita nel Cremonese.
L’intervento ha coinvolto più di 100 operatori specializzati della polizia postale e per la sicurezza cibernetica, appartenenti ai centri operativi e alle sezioni operative di numerose città italiane, con la collaborazione dei Gabinetti interregionali di polizia scientifica. Alle attività hanno assistito anche operatori di Homeland Security Investigations.
L’indagine ha consentito di individuare inoltre 996 utenze riconducibili a Paesi esteri. Le informazioni raccolte sono state trasmesse alle autorità competenti attraverso i canali di cooperazione internazionale, con il supporto di Europol e Interpol, per favorire l’identificazione e la messa in sicurezza delle possibili vittime.
La comunità “New Saga” risulta attualmente non più attiva. Le autorità di diversi Paesi hanno già attivato i propri canali di cooperazione con gli investigatori italiani e hanno eseguito ulteriori arresti nei confronti di persone ritenute coinvolte nella rete.
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