Enti Pubblici e Politica Sindacale 

Landini a Genova chiama la piazza del 17 ottobre: «La gente non arriva a fine mese» – VIDEO

Il segretario generale della Cgil incontra i lavoratori Ericsson e rilancia la mobilitazione nazionale di Roma. Salari, fisco, sanità, scuola e precarietà al centro dell’appello. Sullo sfondo, le vertenze industriali e la vicenda della Daneo

La piazza del 17 ottobre a Roma, le buste paga che non tengono il passo con il costo della vita, i licenziamenti annunciati a Genova e una scuola che, secondo lui, deve accogliere tutti. È il quadro tracciato da Maurizio Landini, segretario generale della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil), arrivato in città venerdì 2 ottobre per partecipare all’assemblea delle delegate e dei delegati della Camera del Lavoro Metropolitana e incontrare una delegazione dei lavoratori Ericsson. Da Genova ha rilanciato l’appello a partecipare alla manifestazione nazionale convocata a Roma il 17 ottobre, promossa insieme a circa cento associazioni laiche e cattoliche, reti di volontariato, studenti e altre realtà sociali.

Nel suo intervento Landini ha indicato cinque priorità: redditi e salari, una riforma fiscale più equa, investimenti nella sanità pubblica e nella scuola, contrasto alla precarietà che colpisce le nuove generazioni. Per il segretario della Cgil, sono questioni legate tra loro. Il caro vita, i rincari dei carburanti, gli affitti, i mutui, le spese per curarsi e quelle per mandare i figli a scuola si sommano fino a rendere sempre più difficile arrivare alla fine del mese. L’appello è rivolto a lavoratrici e lavoratori, pensionati, studenti e cittadini: organizzarsi e scendere in piazza, ha detto, serve a chiedere risposte concrete prima che il Governo definisca la prossima legge di bilancio.

La vertenza Ericsson e il rischio per Genova

Tra le ragioni dell’iniziativa nazionale, Landini ha portato subito le crisi industriali. A Genova ha incontrato i dipendenti Ericsson, coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo per 131 persone. Secondo il segretario, la questione non riguarda soltanto i posti di lavoro messi direttamente a rischio: senza un piano industriale che chiarisca le prospettive del sito e delle attività di ricerca, è in discussione anche il futuro della presenza dell’azienda in città.

Landini ha contestato la scelta di procedere con i licenziamenti mentre l’impresa, a suo giudizio, non è in crisi e continua a realizzare utili. Ha assicurato che il sindacato farà il possibile per fermare la procedura, valutando anche di impugnarla qualora emergessero irregolarità o violazioni delle norme. Ha richiamato l’incontro previsto al ministero e chiesto di costruire un percorso che tuteli l’occupazione e dia garanzie sul destino delle attività genovesi. La protesta dei lavoratori era già arrivata davanti al Salone Nautico, con uno sciopero e un presidio contro la chiusura dell’unità Ottica e la perdita di 131 posti.

Il segretario ha accostato la vertenza genovese ad altri casi nazionali, citando Electrolux e l’ex Ilva. Per l’acciaieria, ha ribadito che non basta affidare le decisioni al mercato: serve un piano industriale e, secondo la proposta sindacale, una presenza pubblica capace di sostenere gli investimenti necessari alla riconversione. Tra questi ha indicato la decarbonizzazione, l’impiego del preridotto e la realizzazione di forni elettrici. Il rischio, nella sua lettura, è che l’Italia smetta di produrre acciaio e perda un altro pezzo della propria industria.

La transizione, ha avvertito, deve però accompagnarsi a misure immediate per chi oggi vive con gli ammortizzatori sociali e vede ridursi il proprio reddito. Landini chiede che si definisca come sostenere i lavoratori durante questa fase e che si scelga una direzione industriale capace di garantire continuità produttiva e occupazione. L’intervento pubblico, nella sua impostazione, non dovrebbe sostituire ogni iniziativa privata, ma rendere possibili investimenti che il solo mercato potrebbe non realizzare.

Salari, fisco e il nodo del drenaggio fiscale

La prima emergenza indicata da Landini è quella dei redditi. L’aumento dei prezzi e dei costi quotidiani, ha sostenuto, sta erodendo il potere d’acquisto di salari e pensioni. La richiesta è di intervenire nella legge di bilancio con misure che arrivino direttamente alle persone, non con annunci che producano un vantaggio da una parte e maggiori prelievi dall’altra.

Il segretario ha insistito in particolare sul cosiddetto drenaggio fiscale. Quando gli stipendi lordi aumentano, anche per adeguarsi all’inflazione, può succedere che il reddito finisca in scaglioni più alti senza che il lavoratore abbia guadagnato davvero potere d’acquisto. Per correggere questo effetto, Landini ha chiesto di aggiornare detrazioni e scaglioni. Ha citato l’esempio di una persona con 30 mila euro lordi annui che, senza un intervento, potrebbe versare circa mille euro di imposte in più nell’anno: una stima presentata nel suo intervento per spiegare la necessità di agire subito.

Alla riforma fiscale ha legato anche il contrasto all’evasione. Secondo Landini, lavoratori dipendenti e pensionati sostengono una quota elevata del prelievo, mentre profitti e rendite finanziarie e immobiliari dovrebbero contribuire maggiormente, secondo criteri progressivi. Recuperare risorse dall’evasione e riequilibrare il carico fiscale, ha sostenuto, permetterebbe di finanziare servizi pubblici e interventi sociali. Senza un sistema più equo, ha avvertito, rischiano di prevalere misure temporanee che danno un beneficio limitato e lasciano irrisolti i problemi strutturali.

Sanità e scuola, servizi che pesano sui bilanci familiari

Landini ha inserito la sanità pubblica tra le priorità della mobilitazione. Se le liste d’attesa costringono le persone a rivolgersi al privato e a pagare di tasca propria, la spesa per curarsi diventa un altro fattore che mette in difficoltà i bilanci familiari. Lo stesso vale, ha osservato, per i costi legati alla scuola, per gli affitti e per i mutui: voci diverse, ma che incidono tutte sulla possibilità di arrivare a fine mese.

Sul tema della scuola il suo intervento si è intrecciato con la protesta genovese della Daneo. Landini ha criticato il decreto del Governo che introduce nuove regole per la composizione delle classi e ha sostenuto che la scuola debba accogliere tutte le persone. L’apprendimento della lingua e l’integrazione, nella sua lettura, passano proprio dalla convivenza e dalla conoscenza reciproca; rinunciare a questa funzione rischia di indebolire la coesione sociale e democratica.

Il riferimento è anche alla rimozione dello striscione multilingue «Qui nessun* è stranier*» dalla cancellata della scuola, episodio che ha dato origine a una mobilitazione di genitori, insegnanti, associazioni e cittadini. Landini ha auspicato che iniziative e messaggi di solidarietà aumentino, leggendo quelle proteste come un modo per difendere il ruolo inclusivo dell’istruzione pubblica.

Precarietà e Costituzione: il significato della manifestazione

Il filo che Landini ha indicato tra salari, lavoro, servizi e scuola è la difesa dei principi costituzionali. La manifestazione del 17 ottobre, nella sua prospettiva, vuole chiedere che quei principi trovino applicazione concreta: nel diritto al lavoro, nella tutela dei redditi, nell’accesso alla sanità e all’istruzione, nella possibilità per le nuove generazioni di costruirsi una vita senza essere esposte a condizioni di precarietà permanenti.

Landini ha criticato i provvedimenti del Governo che, a suo giudizio, mettono in discussione l’impianto costituzionale, citando le misure sulla scuola e il confronto sulla legge elettorale. Ha ricordato che una precedente riforma costituzionale non ottenne il consenso della maggioranza degli elettori e ha sostenuto che la democrazia vada difesa anche attraverso la partecipazione. Da qui la scelta di convocare la piazza prima della legge di bilancio, per portare le richieste sindacali e sociali nel confronto politico.

Interpellato sulle proteste in Francia e sulla possibilità che quel modello si ripeta in Italia, Landini non ha indicato una singola forma di lotta da imitare. La questione decisiva, ha risposto, è quali risultati si riescano a ottenere. Per la Cgil la mobilitazione è necessaria, ma deve mantenersi democratica e non violenta. Lo sciopero e la manifestazione sono strumenti per esercitare pressione e cambiare le decisioni, ha spiegato, non per rinunciare al confronto democratico.

Da Genova, dunque, l’appello di Maurizio Landini tiene insieme vertenze locali e questioni nazionali: i 131 posti Ericsson, la prospettiva dell’ex Ilva, il potere d’acquisto, le tasse, la sanità e la scuola. Il 17 ottobre, a Roma, l’obiettivo sarà portare questi temi in piazza e chiedere che entrino nelle scelte del Governo. Per il segretario della Cgil, l’urgenza non è soltanto protestare: è invertire una tendenza che lascia troppe persone senza risposte sul lavoro e sulla vita quotidiana.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook. E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts